giugno 14, 2016

Due minuti e tre vecchine

La sua curiosità guizza lungo tutta la calle, su su fin dov'io col cane sto giungendo, trascinandomi appresso il metallo di un pesante attrezzo. Non le sfugge movimento che sia, ed io son felice d'esser captato. Dell'occhietto destro che mi studia non ho che il sospetto, ma noto la piccola mano con cui lei lo protegge dal sole.
Tutto questo, assieme a cinque batuffoli di capelli bianchissimi, s'affaccia appena dallo stipite del garage, da sempre fresco ricovero per lei e le altre vecchine che m'abitano attorno. Più sotto, noto il piede spingersi per un istante oltre lo stipite stesso: racchiuso tra fasce di una ciabatta antica, tradisce lo sforzo che sta facendo per tenersi in sul pizzo della sua poltroncina di vimini e, sporgendosi, poter inquadrare il grosso figuro che s'avvicina con merce a carico.
A dieci, forse quindici metri di distanza, in un solo attimo i batuffoli, la mano e il piede spariscono dentro il garage. Mi ha riconosciuto. Alché lascio il ferro all'uscio mio e avanzo fino a quel parcheggio senz'auto adibito a grotta con serranda automatica.

M'affaccio a salutare e son tre le signore, la vecchina che m'avea inquadrato, la sua cugina sorda e la Maria, che vive giù dalla via accanto ma che nei pomeriggi più caldi risale a filo d'ombra per rivedere le amiche e attestare ciascuna all'altra un giorno in più. "Che carino", dicono sorridendo al canetto che ne scopre gli anni scovolando col naso tra le gonne nere. "Come andiamo?" dich'io appoggiando il peso sul piede sinistro, come a dir più di quanto avìa, e lei a rispondermi e poi quell'altra e poi insieme a spiegare alla terza cos'avrei detto io e cos'han detto loro. Il suo sorriso però è diretto a me, è quello di chi non ha mai voluto più di quanto ha avuto, e che ha quindi vissuto felice, e mi stampa addosso tutto questo con tre denti ancora suoi e l'accenno di un gesto.
Capisco che così, in un minuto anzi due, m'ha insegnato tutto, e lo sa, sicché mi congeda perch'io avia ormai compreso quel che lei non avea detto, alché sposto il peso sulla destra, ricambio come posso quel saluto e torno alla mia porta. Il mio pesante attrezzo adesso sembra più leggero e il cane, anche il cane, scodinzola felice.

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