luglio 09, 2016

Il marciapiede di via Barrili

Senza quel neon acceso là sotto in piena notte non avrei mai saputo di un seminterrato abitato proprio qui. Ci sono passato mille volte ma solo ora l'ho notato. Mi fermo: nella finestrella che ingoia il marciapiede si muovono lente cinque dita, scorrono le mattonelle azzurre di una nicchia, che è tutto ciò che si vede da quassù. Dietro quella rete metallica, quel vetro sporco e quei ghirigori di polvere inzuppata dai cani mi ritrovo a spiare mio malgrado un gesto privato.

Non riesco a distogliere lo sguardo mentre quelle dita cercano a memoria un oggetto che però non c'è. Se ne accorgono quasi subito, accelerano, tradiscono un'urgenza improvvisa, quella mano sottile si scompone, si proietta inutilmente in ogni angolo come un ragno in trappola. Poi rapida si ritrae.

Nei miei occhi sul marciapiede ora solo le piastrelle azzurre.

Poi il neon viene spento. Nella notte quella finestra è di nuovo un buco nero appoggiato sull'asfalto.

Rimango a fissarlo qualche istante, poi riprendo il mio cammino. E subito dopo alle mie spalle, là in basso, all'altezza del marciapiede, quella finestra nel buio viene aperta. Esito un attimo, vorrei tornare sui miei passi, magari dare un volto a quelle dita sotterranee, ma viene a piovere e presto sarà mattina. Lancio uno sguardo verso il buco, tiro su il cappuccio della felpa e proseguo nella notte. C'è solo l'eco dei miei passi sul marciapiede di via Barrili.

2 commenti:

  1. Tutto il senso dello stare al mondo in così poche righe...grazie Paolo.

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