aprile 23, 2019

Umbo, i’vorrei che tu Gervasio ed io

Ti ricordi Umbo, i nostri anni a Venessia, con quel mona di Gervasio, quando si affogavano pantegane, si sputava sui turisti, si rubava al minimarket? Ti ricordi quei giorni prima che ti votassero alla Regione, prima che ti facessero Ministro? Non ti ho più visto qui a Venessia, dove te ne vai oggi a sassare vecchiette? E di Gervasio hai notizie? Qui a calle del megio son rimasti solo i piccioni. Facciamo una gara a chi schitta più lontano? Tutti ne saremmo felici.

gennaio 29, 2019

Se solo questo sole così bianco non fosse se sole memorie fossero anziché alberi scolpiti dal gelo, nella nebbia m'assopirei sul tuo corpicino vuoto insieme tu io e noi.
Se solo espresso il pensiero già me stesso fosse allora giaceremmo nella tana del cinghiale finché vuoto fossi anch'io e di memorie ghiacciate e soli bianchi solo ricordo, saremmo presto sassi tu e io, qui altrove e in ogni luogo.
Se ancora fossimo noi saresti tra le mie braccia a guardarci a prendersi a dirsi baci senza fine. Se fossi innocente te sarei, se tu mi perdonassi ancora sarei noi, se stanotte non m'avessi soccorso cosa sarei adesso, non noi di certo ma io soltanto, perso.

Sempre sarai sempre e per sempre sarai con me sempre.
Addio mio maestro mio compagno addio.

gennaio 27, 2019

Anime a zonzo

M'ha sgangherato l'uscio ieri l'altro sicché la porta ora m'oscilla per refolo soffio o brezza, occhieggia a ciascun di fuori che passi curioso di dentro.
Strizzo nelle mani ad ogni busso il cardine sudato e gli occhi pure serro stretti, ché lo sbieco basculante ha dato casa ad anime a zonzo. Senza riparo in balìa del vento io felice nemmeno guardo. Sento.

novembre 30, 2018

All'alba speliamo erba

All'alba già spelano l'erba del pratone con suole grosse. Filano veloci scavando cavità nella bruma più fredda dell'anno, raggiungono il marciapiede dalla fanghiglia quasi ghiacciata, mi sfiorano avvolti da giacconi di tessuto tecnico, cappotti di lana verdescuro e nuvole di fiati, sfiati e idrocarburi in sospensione. S'affrettano per raggiungersi a vicenda in uffici, studi e scuole prima che sia troppo tardi.
Un'unica andatura incerta traccia curve sul marciapiede a lato, le sue sciarpe marroni trasudano vecchiezza, notti senza fine e zaffate di sigaro umido che mi si appuntano in viso ad ogni passo.
Un cane sbadiglia saggezza dalla vetrina riscaldata di un grande caffé voltandosi nella sua comoda cuccia. Dalla fermata lo fissiamo tutti. Un attimo dopo l'autobus arriva e ci traduce via.

settembre 28, 2018

Nemmeno buio vedere

Svegliare allungare mano sotto lenzuolo non trovare pisello angoscia di luigi quel giorno accadde uno spazio vuoto di carne integra senza frastagli né fessure non essere più ed essere incubo di mani cervello cuore e gambe senza potere mediano senza uscita sfiorarsi senza successo da ora uomo-senza piangere torre che fu confusa meringa che fu lumaca bavosa che fu gioia di caterina che fu e scodinzola in mostra che fu bambino
aprire occhi non vedere che tutto meno quello che per luigi è come non vedere nemmeno buio risucchiato in terrore di pelle liscia senza carattere fino a destarsi da un incubo infine e trovarsi quella identità tra mani impaurite e poi infinite risate endorfine e fiumi a seguire per controprova.

maggio 01, 2018

Le cose che sono

Famario vecchio qui a Grezze avea una moglie e due figli grandi, e una casa con un garage piccino e un ettaro nei pressi, a Magunzano, dove teneva l'orto, gli olivi e le frutte, e v'andava a guernare polli, piccioni, quaglie, conigli, maiali e'l suo canetto anziano, bello e sdentato.
Le sue serate erano tre sedie in strada di qua e di là del passo, e chiacchiere coi vicini o con chi colà capitasse. E quel giorno non si fece tutti che parlare di carciofi, ché a Grezze di piantine non se ne vedeva l'ombra e l'unica a venderne qualche decina era la fioraia, la quale però le metteva un tantroppo l'una, prezzi così alti che molte sopracciglia vi si erano aggrottate.

Luigino disse che l'aveva viste anche su al vivaio ferentino, ma Dorando c"era passato poi e quelle poche, confermò quella sera, erano andate. Per Gincino non c'era storia: quell'anno di carciofi non se ne sarebbero visti e Manuele, zitto sempre, annuì gravemente. Fu con la penuria di carciofi in testa che Famario tentò di dormire quella notte, sognando ricordi di carciofi capati cucinati e serviti dalla moglie, destandosi poi al mattino nell'idea che alla fioraia avrebbe pagato per quell'anno soltanto, a condizione che le sue famose piantine fossero davvero belle e fresche.
Ma come scese coi soldi in mano e aprì il portonetto, si trovò sull'uscio un'intera dozzina di vasetti con dentro foglie piccole, piante di carciofo senza dubbio. E che bel colore avevano. Le prese su a esaminarle, e intanto a vedere se d'intorno vi fosse chi l'aveva lasciate, perché a chi si dovesse tanta grazia proprio non avrebbe saputo dire.

Famario passò la mattina al campo, a zappare e sistemare, due piantine le piazzò all'orto e le altre più giù, dove teneva la vigna, che c'era una fila di terra già pronta, e sul viso avea il sorriso incerto di chi gode d'un regalo imprevisto che non sa come ricambiare. E ne parlò col confinante, l'Angelino, che lo guardò zappare con un pizzico d'invidia per i bei carciofi che ne sarebbero venuti, e ne parlò con l'Armando, che andava col trattorino a far l'ultima legna, e coll'Antonio, che l'ascoltava cesoia in mano abbarbicato su una scala poggiata ad un ulivo. Tante ipotesi si fecero sull'autore del gesto e giunta la sera, seduto sulla sedia in strada, Famario ancora chiedeva a tutti; c'era chi indicava Leopoldo, che negò assolutamente, chi sospettava il Brune, che però disse no e che anzi quell'anno non teneva piantine né per sé né per altri.

Il mistero fu la chiacchiera della sera finquando tutti pianpiano si ritirarono, che la campagna stanca e l'indomani era già l'oggi. Famario anche si coricò, con la moglie tra le braccia e in testa enormi portate di carciofi fumanti, e chiuse gli occhi proprio mentre una luna tarda s'infilava bianca tra i listelli delle persiane.
E che bel sonno fu.

febbraio 21, 2018

Co sta pioggia e co sto vento

Nella nebbiua e nel geluo, sulla bianca bruina
saltellano merlui menefreghisti,
coppiette di luielei che sul fredduo e sulle aiuole
allegri d'inverno scagazzuano.