"Riesci davvero a immaginare che io... e quella... sapendo di noi...?"
"E allora perché dice una cosa del genere?"
"Genandro è un tipo strano, mica è la prima volta".
"Cioè?"
"Ha anche detto nell'agorà che Amedene e Afrippe se la intendono, se capisci cosa intendo".
"Ma daiiii... Immagina se loro.."
"Appunto. Ma lo scandalo c'è stato lo stesso".
"Quindi è una ciancia , Caliserte?"
"Ti basta che io neghi? Se questo è quel che vuoi Tersepote, allora sì. Lo nego. Leggi le mie labbra: non ho mai fatto sesso con quella donna. Non ricordo neppure il volto di questa Levinsca con cui ci sfavella Genandro".
"L'hai ricevuta nel tuo palazzo l'anno scorso".
"Me l'han detto. Non lo ricordavo nemmeno".
"Bene. Mi fido".
"Sarebbe bello se questo bastasse, mio giovane amico, ma il sospetto già cova dentro di te e si nutre del tuo sangue".
"Ho detto che mi fido".
"Lo so. E' quello che vuoi. Vorresti davvero fidarti. Ma è più forte il dubbio. Stanotte, quando da solo abbraccerai il cuscino di erbe che ti ho portato in regalo, chiuderai gli occhi pensando a me. E un attimo dopo penserai a questa Levinsca. Magari la sognerai, chissà".
"E allora?"
"E allora niente, Tersepote. Siamo così vicini, tu ed io, ma la verità è che qualsiasi cosa io dica non potrò cancellare il dubbio".
"Ammesso che sia così. Ora che facciamo Caliserte mio?"
"Sono disarmato. Ci sono veleni che uccidono all'istante, ce ne sono altri, invece, che prima velano i tuoi occhi e poi, col tempo, prendono possesso del tuo lògos. E quando questo accade nulla più può essere fatto".
"Ma ci sarà una soluzione, per Artemide!"
"Lascia stare gli dei, a cui interessiamo ben poco. Guardati invece allo specchio, pensa a ciò che provi quando stai con me, che è quello che provo anch'io, dolce Tersepote. Chiediti se c'è altro che importi davvero".
"E il dubbio? La sete di verità? Non verranno comunque a cercarmi nella notte?"
"Vedi Tersepote, quando il sole è basso come ora, la sua luce illumina il tuo viso di traverso, bello come certe creazioni di Fidippo. Sembra un volto diverso da quello di stamattina, o di oggi pomeriggio".
"Che vuoi dire? Che la sera incombe e il tuo desiderio rende più attraenti le mie guance?"
"Che la verità delle cose non è mai una sola, cambia con le stagioni, addirittura muta ogni giorno più volte. Se la farai entrare di notte, vedrai quella verità che sfugge al sole. E così facilmente potrà ghermire il tuo lògos".
"Se è la verità..."
"Nel buio anche il lume più incerto sa dominare il tuo sguardo, addirittura occuparlo interamente. Alla luce del sole, invece, ogni cosa è, ed è indistinguibile. Non è ancora notte. Guardati intorno, e nei tuoi sogni porta ciò che brilla così tanto da catturare la tua passione anche quando il sole brucia. Vedi una verità?"
"Ne vedo molte, alcune si confondono, altre son tanto simili l'una all'altra da sembrare uno stesso fiore.. e.."
"Come se da un solo fusto si animassero fiori diversi, non è vero?"
"Sì".
"E cos'è vivere se non questo? Forse che la tua natura è dissimile dalla mia o da quella degli dei? O che il tuo sguardo vede altro che io non possa vedere?"
"Mi ci perdo Caliserte".
"Per tutti è così. Poi però viene il buio ed ecco che una luce fioca da qualche parte illumina una casa affollata o un battello attardatosi nella sera, come se quella casa o quel battello fossero tutto ciò che c'è".
"Ma non è vero, perché con il sole vediamo che c'è molto di più".
"Ecco Tersepote perché ti dico di non sorridere per me perché ti fidi, ma di gioire per noi, perché ora sai che non è una chiacchiera oscura a decidere di te e di me, ma son tutte le verità che stiamo guardando abbracciati l'uno all'altro, e che brillano sotto al sole, mosse dal vento".
"Ti amo Caliserte".
"Anch'io sai, giovane amico mio".
maggio 14, 2013
maggio 07, 2013
Italbania, il bel paese
"Ehi lei!"
"Uh? Dica Agente Superiore".
"Ce l'ha il salvacondotto?"
"Eccolo".
"Manca il timbro del prefetto".
"Ma c'è. Ecco, guardi. Il timbro del comune, quello della provincia, il benestare della guardia nazionale, la controfirma del ministero della guerra, il bollo dell'ufficio protocollo strategico.... Caspita, ha ragione! Manca il timbro della prefettura. Poco male no? No?"
"Dunque lei non può essere qui".
"Scusi?"
"Dovrei arrestarla lo sa? Non ha il diritto di star qui".
"Ma lei capisce... Un timbro... Ho fatto tanta strada, vengo dai campi del nord... La stagione è finita... Sto raggiungendo la mia famiglia".
"E i loro documenti sono in regola?"
"Certo. Dopo i tre anni dalla richiesta ce li ha rilasciati otto mesi fa l'ufficio di immigrazione di concerto con il ministero per il controllo della popolazione e con il nulla osta della Questura imperiale".
"Mi spiace, lei deve tornare a casa sua".
"Ma questa è casa mia".
"Dal colore della sua pelle non si direbbe. E anche dal nome. Afel Yusheif... a occhio lei viene dalla Narbaranda".
"Sono nato là. Ma sono italbano ormai! E anche volendo non ho nemmeno i soldi per andare nel Dusan, come faccio? E mia moglie? I miei figli? Sono qui, a pochi chilometri ormai".
"Vada alla Procura generale, Ufficio Espulsioni, si occuperanno loro di lei. Vi trattano coi guanti a voialtri".
"Ma io sono Italbano! Vivo qui da quasi dieci anni. I miei figli son di qui!"
"Anche fosse... Senza il timbro prefettizio io non posso saperlo, cioè le autorità non possono saperlo, e lei questo dovrebbe saperlo. E quindi ora, cortesemente, smetta di consumare il nostro ossigeno e i nostri marciapiedi e sparisca dall'Italbania. Le metto il timbro di uscita, questo le dà dodici ore per sloggiare dal nostro territorio".
"Ma perderò il lavoro! Chi porterà denaro a casa? Cibo per i miei figli?"
"E' bella sua moglie? E' giovane?"
"Che c'entra?"
"Vedrà che un modo lo trova per mantenerli".
"Ma... Ma quando potrò rivederli?"
"Se tra tre mesi, e non prima, si sarà procurato il cartalibro ufficiale e avrà i timbri in ordine allora potrà chiedere un permesso provvisorio di visita al consolato italbano di Carrum. Mi dispiace, questa è la legge".
"Ma ci vorranno anni per averlo".
"Vedrà che tornerà prima che i suoi figli partano per il servizio imperiale obbligatorio".
"Senta, non c'è un modo per risolvere... Qualcosa che posso fare per lei magari... Potrebbe chiudere un occhio? Sono quasi due anni che non li vedo e io..."
"Lo sa lei quanto le può costare il tentativo di corrompere un Agente Superiore?"
"Mi scusi... Io non volevo..."
"Fanno duemila sesterzi, in contanti e subito".
"Du... Duemila?"
"Se ha oro va bene anche quello".
"Io ho... questo... solo questo. Le ho detto che sono senza..."
"Umf... Con questi non posso far niente".
"Potrei venderle l'automacchina? E' quella laggiù".
"Varrà mille sesterzi al massimo".
"Ho anche questa spilla, è un regalo per mia moglie, guardi, è opaffiro purissimo".
"Bella, sì, ma mancano ancora almeno cinquecento sesterzi".
"Le mie scarpe! Guardi! Sono delle Zots eh, mica robetta, molto costose".
"Metta qui. Ma mancano altri quattrocento sesterzi. Che mi dice del suo vestito? Non è un JasonBridge? Sembra nuovo".
"Sì, l'ho usato solo due volte. Dopo tanto tempo volevo arrivare a casa elegante".
"Ok, se lo tolga. Direi che ci siamo quasi. Mancano diciamo cinquanta sesterzi all'appello".
"Non ho nient'altro. A meno che non voglia queste Warasitlooms".
"Per carità, si tenga addosso quella biancheria. Va bene, allora chiuderemo un occhio. Può andare, le chiavi dell'automacchina? Ah sì, eccole. Va bene. Vada. La prossima volta faccia timbrare bene eh".
"Grazie agente, è stato... gentilissimo".
"Sì sì vada vada".
"Ehi lei?"
"Come? Dice a me Guardia Imperiale?"
"A chi sennò? Le pare questo il modo di...? Con la sola biancheria addosso? L'hanno derubata?"
"No, no è che..."
"Ce l'ha il salvacondotto?"
"Ssssì... eccolo...."
"Ma qui manca il timbro del prefetto".
"Eh sì, ma guardi è tutto un equivoco".
"E poi va in giro seminudo. Sono due violazioni lo sa?"
"Sì. Ho appena parlato con un Agente Superiore".
"Cosa? E l'ha lasciata andar così? Mi dia il nome, avrebbe dovuto arrestarla sa? Ora lo faccio io".
"Ma la mia famiglia.. mi aspettano. Abitano qui dietro".
"Aspetteranno. La legge è la legge".
"Ma senta io sono... mi aiuti... deve esserci un modo..."
"Sulla mancanza del timbro potrei anche soprassedere".
"Davvero?"
"Sì, è solo una formalità in fondo. Niente di grave".
"Pensavo fosse gravissimo".
"E perché mai? Il salvacondotto è comunque valido. Il problema è il suo abbigliamento. Sta dando scandalo".
"Allora sì, Guardia Imperiale, sono stato derubato".
"Ahhh vede, mi sembrava. Ci doveva essere una spiegazione no? Non mi sembrava un maniaco. Bene, venga con me che facciamo la denuncia. Sa chi è stato?"
"Oh sì. Un Agente Superiore".
"Come? Cosa? Mi ha appena detto che aveva parlato con un Agente".
"Sì, mi ha fatto credere che il salvacondotto senza timbro non valesse".
"E quindi?"
"Quindi gli ho dato tutto quello che avevo per non essere arrestato".
"Tipo?"
"Denaro, gioielli, automacchina e, come vede, abiti, scarpe comprese. Per un totale di circa duemila sesterzi".
"Chi era?"
"Quello dell'incrocio più giù, tra la settecentesima e la duemillesima".
"Ok andiamo".
"Io vado dalla mia famiglia no?"
"Non ancora, venga con me".
"Sei tu l'Agente che si è fatto dare duemila sesterzi per non arrestare questo immigrato?"
"Umh? Ah sì".
"Beh io ora lo so. Quindi.."
"Quanto?"
"La metà direi, l'automacchina in particolare".
"No, dico, vi spartite la mia roba?"
"Stia zitto mentre parlo con l'Agente".
"Va bene Guardia, prenditi l'auto, mi sembra giusto".
"Ok. Ciao Agente, ci si vede in giro. E lei, invece, salga sulla mia auto".
"Era mia questa".
"Salga. Ma dove va? Lei va sopra, guido io, quindi io sotto".
"Ok. Occhio all'asta di lancio che tende a tornare su a freddo".
"Ok".
"Dove andiamo?"
"Come dove? La porto a casa no?"
"Signora? E' suo marito questo soggetto?"
"Umhh. Mi fa vedere la segnaletica sul passaporto?"
"Non ne è sicura?"
"E' che non lo vedo da tanto, mi sembra cambiato".
"Cara! Tesoro! Sono io!"
"E questo è il suo salvacondotto?"
"Sì signora".
"Manca il timbro del prefetto".
"Anche io ho notato. Allora? Se lo prende lei? Glielo lascio qui ok?"
"Quella non è la sua automacchina?"
"No signora. Era di un Agente. Ora è mia. Vado allora, alla prossima".
"E tu? Com'è che arrivi in mutande?"
"Mi hanno derubato tesoro, ma finalmente sono a casa dopo così tanto tempo... Ma davvero non mi riconosci?"
"Bambini! Venite! Forza! E' tornato uno che sembra papà".
"Ma che stai... ma ti pare il modo?"
"Vediamo che faccia fanno. Lasciamo che ti annusino, loro sapranno capire subito se sei quello che dici di essere".
"Ma come.... Ohhh bambini! Venite qui che vi abbraccio!"
"Sei tu papà?"
"Ma certo ragazzi".
"Papà!! Quanto tempo!! E' così bello rivederti. Sei proprio tu?".
"Eh sì eh".
"Allora, caro, pare proprio che sia tu il padre dei tuoi figli, quindi sei effettivamente mio marito. Proprio come dicono i documenti".
"Sì ma... come mai non mi hai riconosciuto? Tu sei tu? Sembri tu ma... Sei diversa... Ti dispiace farmi vedere i tuoi di documenti?"
"Come? Che ti prende? Son quasi due anni che non ti vedo, logico che avessi dei dubbi no? In più pensavo che forse eri morto".
"I tuoi documenti tesoro, dai".
"Ma non te li faccio vedere ora, ceniamo, i bambini hanno fame. Vuoi farti una litodoccia prima? E indossare qualcosa di più... adatto?"
"I documenti cara. O me li dai o me li prendo da solo. Ora!"
"Ohh mio dio come sei... Ok, eccoli. Qui c'è il passaporto con i timbri aggiornati e qua il salvacondotto generale, valido fino a giugno".
"Umhhh. Sembri proprio tu dai documenti".
"Io sono io".
"Sembri la mia moglie adorata".
"Assolutamente. E tu sei il mio maritino che tanto mi manca".
"Che gioia vederti ora che son certo che sei tu".
"Anche per me".
"Ti amo sai?"
"Anch'io. Ti ho sempre amato tanto".
"Ora mi fai vedere i documenti dei bambini?"
"Cosa?"
"Loro son cambiati molto più di me o di te. Vedere. Su".
"Ecco. Questa è l'autorizzazione per Erbalto, la sua immagine formale e qui il ruolino obbligatorio. Qui invece i documenti di Tomidilla".
"Ecco! Me la sentivo!"
"Ma cosa?"
"Tomidilla non è la mia Tomidilla".
"Ma che dici tesoro?"
"Guarda qua. Sul ruolino dicono che ha i capelli biondi quando invece sono sempre stati rossi".
"Ma vedi? Guardala! Sono rossi no? Sarà un errore".
"Nei documenti? Ma chi vuoi che ci creda? Che ne hai fatto di mia figlia, la mia vera Tomidilla?"
"Ma la spaventi così caro! E' lei! Non riconosci queste guanciotte rosse?"
"Ma sul ruolino..."
"C'è ovviamente un errore no? Guardala, è tua figlia, e il ruolino è sbagliato".
"Hai ragione. E se arriva un controllo? Da queste parti gira un Agente Superiore che..."
"Tingiamole i capelli!"
"Giusto, bella idea. Facciamolo subito, prima di mangiare, cosi poi potremo rilassarci. Vieni qui Tomidilla, sei contenta? Tra poco sarai bionda, di nuovo in regola".
"Meno male che abbiamo trovato una soluzione".
"Un momento!"
"Cosa?"
"Cara! Qui sul tuo certificato di sanitazione... perché c'è stampato... nei segni particolari... dice che hai una P impressa a fuoco sulla natica".
"Cosa? Ma no! Era uno scherzo dell'Ufficiale... vuoi dire che lo ha scritto sul serio?"
"E' confermato. Ma non ce l'hai però".
"No! Certo che no".
"Dobbiamo controllare bene tutti i documenti, se non corrispondiamo potrebbero deportarci, mandarci in Narbaranda o peggio".
"Oh tesoro".
"Non ti preoccupare cara. Faremo tutto il necessario. Ho qui per caso proprio un ferro adatto. Basteranno poche marchiature per disegnare una P".
"Cosa?"
"Su girati e abbassa le mutande, intanto lo scaldo sul fuoco".
"Uh? Dica Agente Superiore".
"Ce l'ha il salvacondotto?"
"Eccolo".
"Manca il timbro del prefetto".
"Ma c'è. Ecco, guardi. Il timbro del comune, quello della provincia, il benestare della guardia nazionale, la controfirma del ministero della guerra, il bollo dell'ufficio protocollo strategico.... Caspita, ha ragione! Manca il timbro della prefettura. Poco male no? No?"
"Dunque lei non può essere qui".
"Scusi?"
"Dovrei arrestarla lo sa? Non ha il diritto di star qui".
"Ma lei capisce... Un timbro... Ho fatto tanta strada, vengo dai campi del nord... La stagione è finita... Sto raggiungendo la mia famiglia".
"E i loro documenti sono in regola?"
"Certo. Dopo i tre anni dalla richiesta ce li ha rilasciati otto mesi fa l'ufficio di immigrazione di concerto con il ministero per il controllo della popolazione e con il nulla osta della Questura imperiale".
"Mi spiace, lei deve tornare a casa sua".
"Ma questa è casa mia".
"Dal colore della sua pelle non si direbbe. E anche dal nome. Afel Yusheif... a occhio lei viene dalla Narbaranda".
"Sono nato là. Ma sono italbano ormai! E anche volendo non ho nemmeno i soldi per andare nel Dusan, come faccio? E mia moglie? I miei figli? Sono qui, a pochi chilometri ormai".
"Vada alla Procura generale, Ufficio Espulsioni, si occuperanno loro di lei. Vi trattano coi guanti a voialtri".
"Ma io sono Italbano! Vivo qui da quasi dieci anni. I miei figli son di qui!"
"Anche fosse... Senza il timbro prefettizio io non posso saperlo, cioè le autorità non possono saperlo, e lei questo dovrebbe saperlo. E quindi ora, cortesemente, smetta di consumare il nostro ossigeno e i nostri marciapiedi e sparisca dall'Italbania. Le metto il timbro di uscita, questo le dà dodici ore per sloggiare dal nostro territorio".
"Ma perderò il lavoro! Chi porterà denaro a casa? Cibo per i miei figli?"
"E' bella sua moglie? E' giovane?"
"Che c'entra?"
"Vedrà che un modo lo trova per mantenerli".
"Ma... Ma quando potrò rivederli?"
"Se tra tre mesi, e non prima, si sarà procurato il cartalibro ufficiale e avrà i timbri in ordine allora potrà chiedere un permesso provvisorio di visita al consolato italbano di Carrum. Mi dispiace, questa è la legge".
"Ma ci vorranno anni per averlo".
"Vedrà che tornerà prima che i suoi figli partano per il servizio imperiale obbligatorio".
"Senta, non c'è un modo per risolvere... Qualcosa che posso fare per lei magari... Potrebbe chiudere un occhio? Sono quasi due anni che non li vedo e io..."
"Lo sa lei quanto le può costare il tentativo di corrompere un Agente Superiore?"
"Mi scusi... Io non volevo..."
"Fanno duemila sesterzi, in contanti e subito".
"Du... Duemila?"
"Se ha oro va bene anche quello".
"Io ho... questo... solo questo. Le ho detto che sono senza..."
"Umf... Con questi non posso far niente".
"Potrei venderle l'automacchina? E' quella laggiù".
"Varrà mille sesterzi al massimo".
"Ho anche questa spilla, è un regalo per mia moglie, guardi, è opaffiro purissimo".
"Bella, sì, ma mancano ancora almeno cinquecento sesterzi".
"Le mie scarpe! Guardi! Sono delle Zots eh, mica robetta, molto costose".
"Metta qui. Ma mancano altri quattrocento sesterzi. Che mi dice del suo vestito? Non è un JasonBridge? Sembra nuovo".
"Sì, l'ho usato solo due volte. Dopo tanto tempo volevo arrivare a casa elegante".
"Ok, se lo tolga. Direi che ci siamo quasi. Mancano diciamo cinquanta sesterzi all'appello".
"Non ho nient'altro. A meno che non voglia queste Warasitlooms".
"Per carità, si tenga addosso quella biancheria. Va bene, allora chiuderemo un occhio. Può andare, le chiavi dell'automacchina? Ah sì, eccole. Va bene. Vada. La prossima volta faccia timbrare bene eh".
"Grazie agente, è stato... gentilissimo".
"Sì sì vada vada".
"Ehi lei?"
"Come? Dice a me Guardia Imperiale?"
"A chi sennò? Le pare questo il modo di...? Con la sola biancheria addosso? L'hanno derubata?"
"No, no è che..."
"Ce l'ha il salvacondotto?"
"Ssssì... eccolo...."
"Ma qui manca il timbro del prefetto".
"Eh sì, ma guardi è tutto un equivoco".
"E poi va in giro seminudo. Sono due violazioni lo sa?"
"Sì. Ho appena parlato con un Agente Superiore".
"Cosa? E l'ha lasciata andar così? Mi dia il nome, avrebbe dovuto arrestarla sa? Ora lo faccio io".
"Ma la mia famiglia.. mi aspettano. Abitano qui dietro".
"Aspetteranno. La legge è la legge".
"Ma senta io sono... mi aiuti... deve esserci un modo..."
"Sulla mancanza del timbro potrei anche soprassedere".
"Davvero?"
"Sì, è solo una formalità in fondo. Niente di grave".
"Pensavo fosse gravissimo".
"E perché mai? Il salvacondotto è comunque valido. Il problema è il suo abbigliamento. Sta dando scandalo".
"Allora sì, Guardia Imperiale, sono stato derubato".
"Ahhh vede, mi sembrava. Ci doveva essere una spiegazione no? Non mi sembrava un maniaco. Bene, venga con me che facciamo la denuncia. Sa chi è stato?"
"Oh sì. Un Agente Superiore".
"Come? Cosa? Mi ha appena detto che aveva parlato con un Agente".
"Sì, mi ha fatto credere che il salvacondotto senza timbro non valesse".
"E quindi?"
"Quindi gli ho dato tutto quello che avevo per non essere arrestato".
"Tipo?"
"Denaro, gioielli, automacchina e, come vede, abiti, scarpe comprese. Per un totale di circa duemila sesterzi".
"Chi era?"
"Quello dell'incrocio più giù, tra la settecentesima e la duemillesima".
"Ok andiamo".
"Io vado dalla mia famiglia no?"
"Non ancora, venga con me".
"Sei tu l'Agente che si è fatto dare duemila sesterzi per non arrestare questo immigrato?"
"Umh? Ah sì".
"Beh io ora lo so. Quindi.."
"Quanto?"
"La metà direi, l'automacchina in particolare".
"No, dico, vi spartite la mia roba?"
"Stia zitto mentre parlo con l'Agente".
"Va bene Guardia, prenditi l'auto, mi sembra giusto".
"Ok. Ciao Agente, ci si vede in giro. E lei, invece, salga sulla mia auto".
"Era mia questa".
"Salga. Ma dove va? Lei va sopra, guido io, quindi io sotto".
"Ok. Occhio all'asta di lancio che tende a tornare su a freddo".
"Ok".
"Dove andiamo?"
"Come dove? La porto a casa no?"
"Signora? E' suo marito questo soggetto?"
"Umhh. Mi fa vedere la segnaletica sul passaporto?"
"Non ne è sicura?"
"E' che non lo vedo da tanto, mi sembra cambiato".
"Cara! Tesoro! Sono io!"
"E questo è il suo salvacondotto?"
"Sì signora".
"Manca il timbro del prefetto".
"Anche io ho notato. Allora? Se lo prende lei? Glielo lascio qui ok?"
"Quella non è la sua automacchina?"
"No signora. Era di un Agente. Ora è mia. Vado allora, alla prossima".
"E tu? Com'è che arrivi in mutande?"
"Mi hanno derubato tesoro, ma finalmente sono a casa dopo così tanto tempo... Ma davvero non mi riconosci?"
"Bambini! Venite! Forza! E' tornato uno che sembra papà".
"Ma che stai... ma ti pare il modo?"
"Vediamo che faccia fanno. Lasciamo che ti annusino, loro sapranno capire subito se sei quello che dici di essere".
"Ma come.... Ohhh bambini! Venite qui che vi abbraccio!"
"Sei tu papà?"
"Ma certo ragazzi".
"Papà!! Quanto tempo!! E' così bello rivederti. Sei proprio tu?".
"Eh sì eh".
"Allora, caro, pare proprio che sia tu il padre dei tuoi figli, quindi sei effettivamente mio marito. Proprio come dicono i documenti".
"Sì ma... come mai non mi hai riconosciuto? Tu sei tu? Sembri tu ma... Sei diversa... Ti dispiace farmi vedere i tuoi di documenti?"
"Come? Che ti prende? Son quasi due anni che non ti vedo, logico che avessi dei dubbi no? In più pensavo che forse eri morto".
"I tuoi documenti tesoro, dai".
"Ma non te li faccio vedere ora, ceniamo, i bambini hanno fame. Vuoi farti una litodoccia prima? E indossare qualcosa di più... adatto?"
"I documenti cara. O me li dai o me li prendo da solo. Ora!"
"Ohh mio dio come sei... Ok, eccoli. Qui c'è il passaporto con i timbri aggiornati e qua il salvacondotto generale, valido fino a giugno".
"Umhhh. Sembri proprio tu dai documenti".
"Io sono io".
"Sembri la mia moglie adorata".
"Assolutamente. E tu sei il mio maritino che tanto mi manca".
"Che gioia vederti ora che son certo che sei tu".
"Anche per me".
"Ti amo sai?"
"Anch'io. Ti ho sempre amato tanto".
"Ora mi fai vedere i documenti dei bambini?"
"Cosa?"
"Loro son cambiati molto più di me o di te. Vedere. Su".
"Ecco. Questa è l'autorizzazione per Erbalto, la sua immagine formale e qui il ruolino obbligatorio. Qui invece i documenti di Tomidilla".
"Ecco! Me la sentivo!"
"Ma cosa?"
"Tomidilla non è la mia Tomidilla".
"Ma che dici tesoro?"
"Guarda qua. Sul ruolino dicono che ha i capelli biondi quando invece sono sempre stati rossi".
"Ma vedi? Guardala! Sono rossi no? Sarà un errore".
"Nei documenti? Ma chi vuoi che ci creda? Che ne hai fatto di mia figlia, la mia vera Tomidilla?"
"Ma la spaventi così caro! E' lei! Non riconosci queste guanciotte rosse?"
"Ma sul ruolino..."
"C'è ovviamente un errore no? Guardala, è tua figlia, e il ruolino è sbagliato".
"Hai ragione. E se arriva un controllo? Da queste parti gira un Agente Superiore che..."
"Tingiamole i capelli!"
"Giusto, bella idea. Facciamolo subito, prima di mangiare, cosi poi potremo rilassarci. Vieni qui Tomidilla, sei contenta? Tra poco sarai bionda, di nuovo in regola".
"Meno male che abbiamo trovato una soluzione".
"Un momento!"
"Cosa?"
"Cara! Qui sul tuo certificato di sanitazione... perché c'è stampato... nei segni particolari... dice che hai una P impressa a fuoco sulla natica".
"Cosa? Ma no! Era uno scherzo dell'Ufficiale... vuoi dire che lo ha scritto sul serio?"
"E' confermato. Ma non ce l'hai però".
"No! Certo che no".
"Dobbiamo controllare bene tutti i documenti, se non corrispondiamo potrebbero deportarci, mandarci in Narbaranda o peggio".
"Oh tesoro".
"Non ti preoccupare cara. Faremo tutto il necessario. Ho qui per caso proprio un ferro adatto. Basteranno poche marchiature per disegnare una P".
"Cosa?"
"Su girati e abbassa le mutande, intanto lo scaldo sul fuoco".
maggio 04, 2013
Quiete
"Taci!"
"Ma perché?"
"No sesterzi, no parole".
"Eh?"
"Costano".
"Ma cosa?"
"Parole".
"Le parole costano? Oddio. E allora?"
"Shhhh!"
"Ma perché?"
"No sesterzi, no parole".
"Eh?"
"Costano".
"Ma cosa?"
"Parole".
"Le parole costano? Oddio. E allora?"
"Shhhh!"
aprile 29, 2013
Come fu che avvenne
Davvero vuoi che te lo racconti? Da dove iniziare.. Ah sì, ecco.
La muta di chihuahua sterzò senza preavviso verso il fiume, in un attimo ci ritrovammo nella giungla a gran velocità e io là a schivare ragni serpenti e rami. La nostra slitta veloce attirava gli animali tanto che presto qualcuno iniziò a seguirci nella corsa, fino a quando ci ritrovammo proprio con un codazzo di macachi e grossi felini e chissà che altro. E dovevi sentire il rumore che facevano, e aumentavano di numero ogni volta che guardavo.
Neanche iI tempo di realizzare cosa stesse accadendo che i chihuahua correndo senza sosta già ci avevano portato al lago degli elefanti. Mentre traversavamo quella melma odorosa ecco emergere dalle acque e dai fanghi una grossa testa a sinistra e poi un'altra a destra, eccole alzare al cielo proboscidi dritte come periscopi e innaffiare noi e loro con uno starnuto, e tutto ciò mentre altri elefanti sulla riva pestavano le zampe come impazziti, in realtà per alzare schizzi tutto intorno divertendosi un mondo, avresti dovuto esserci sai.
Zuppi inquieti ma felici, la nostra slitta zigzagava tra quelle zanne e quelle pance e quando ci allontanammo ecco che quei giganti grigi verdi e melmosi presero a seguirci, dando così nuovo peso alla nostra lunga schiera, tanto che quando uscimmo dalla giungla dietro di noi ci saran stati almeno mille animali di ogni dimensione, mille ti dico, e a chiudere questo corteo in corsa i barriti e gli arti possenti di quegli esseri allegri ed enormi.
Accadde allora che i chihuahua si infilarono nella roulotte di tua nonna e subito tutti li avrebbero seguiti se non fossi riuscito a fermare la slitta. "Madre - le dissi - o disperdiamo questa folla che ci segue o della roulotte non resterà niente e stai sicura che gli elefanti non aspetteranno a lungo, scalpitano per continuare nella corsa". Lei non mi ascoltava, anzi stava là a pelar patate come se nulla di tutto questo la sfiorasse, intanto però io sentivo i macachi alzare il volume dei propri strilli, vedevo i chihuahua guardarmi impazienti e quella nostra pausa, mentre mettevo in salvo quel poco che c'era dentro la roulotte, fu presto interrotta. Gli elefanti spinsero con le grosse teste chi avevano davanti e questi fecero lo stesso con quelli appresso sicché quando quel segnale arrivò all'avanguardia subito ci ritrovammo di nuovo in corsa, coi chihuahua a guidare scatenati. Ricordo la roulotte a pezzi mentre la calpestavano i passi rapidi di animali di ogni taglia e ricordo che ad ogni curva eran sempre di più, un fiume di barriti ruggiti e risate che in poche ore già impolverava mezzo continente. Ed è proprio così, figliolo, che entrammo in Europa, portandoci dietro gli odori e la vita della giungla.
E non finì tanto presto, sai, colorammo di quel nuovo noi ogni città e alla fine, quando i chihuahua finalmente stanchi si fermarono, tutta l'Europa era giungla e meraviglia, e tutti giocavano schizzandosi a vicenda, tutti ridendo come matti si rotolavano nel fango con gli elefanti.
"Anch'io posso giocare con gli elefanti papà?"
Certo figliolo. Ma ora dormi. Approfitta del silenzio della notte.
"Buonanotte papà".
La muta di chihuahua sterzò senza preavviso verso il fiume, in un attimo ci ritrovammo nella giungla a gran velocità e io là a schivare ragni serpenti e rami. La nostra slitta veloce attirava gli animali tanto che presto qualcuno iniziò a seguirci nella corsa, fino a quando ci ritrovammo proprio con un codazzo di macachi e grossi felini e chissà che altro. E dovevi sentire il rumore che facevano, e aumentavano di numero ogni volta che guardavo.
Neanche iI tempo di realizzare cosa stesse accadendo che i chihuahua correndo senza sosta già ci avevano portato al lago degli elefanti. Mentre traversavamo quella melma odorosa ecco emergere dalle acque e dai fanghi una grossa testa a sinistra e poi un'altra a destra, eccole alzare al cielo proboscidi dritte come periscopi e innaffiare noi e loro con uno starnuto, e tutto ciò mentre altri elefanti sulla riva pestavano le zampe come impazziti, in realtà per alzare schizzi tutto intorno divertendosi un mondo, avresti dovuto esserci sai.
Zuppi inquieti ma felici, la nostra slitta zigzagava tra quelle zanne e quelle pance e quando ci allontanammo ecco che quei giganti grigi verdi e melmosi presero a seguirci, dando così nuovo peso alla nostra lunga schiera, tanto che quando uscimmo dalla giungla dietro di noi ci saran stati almeno mille animali di ogni dimensione, mille ti dico, e a chiudere questo corteo in corsa i barriti e gli arti possenti di quegli esseri allegri ed enormi.
Accadde allora che i chihuahua si infilarono nella roulotte di tua nonna e subito tutti li avrebbero seguiti se non fossi riuscito a fermare la slitta. "Madre - le dissi - o disperdiamo questa folla che ci segue o della roulotte non resterà niente e stai sicura che gli elefanti non aspetteranno a lungo, scalpitano per continuare nella corsa". Lei non mi ascoltava, anzi stava là a pelar patate come se nulla di tutto questo la sfiorasse, intanto però io sentivo i macachi alzare il volume dei propri strilli, vedevo i chihuahua guardarmi impazienti e quella nostra pausa, mentre mettevo in salvo quel poco che c'era dentro la roulotte, fu presto interrotta. Gli elefanti spinsero con le grosse teste chi avevano davanti e questi fecero lo stesso con quelli appresso sicché quando quel segnale arrivò all'avanguardia subito ci ritrovammo di nuovo in corsa, coi chihuahua a guidare scatenati. Ricordo la roulotte a pezzi mentre la calpestavano i passi rapidi di animali di ogni taglia e ricordo che ad ogni curva eran sempre di più, un fiume di barriti ruggiti e risate che in poche ore già impolverava mezzo continente. Ed è proprio così, figliolo, che entrammo in Europa, portandoci dietro gli odori e la vita della giungla.
E non finì tanto presto, sai, colorammo di quel nuovo noi ogni città e alla fine, quando i chihuahua finalmente stanchi si fermarono, tutta l'Europa era giungla e meraviglia, e tutti giocavano schizzandosi a vicenda, tutti ridendo come matti si rotolavano nel fango con gli elefanti.
"Anch'io posso giocare con gli elefanti papà?"
Certo figliolo. Ma ora dormi. Approfitta del silenzio della notte.
"Buonanotte papà".
aprile 22, 2013
Il biondo Gereste e la glaucopide Talamona
"Dai su, salite sulla piattaforma antigravità. Ecco".
"Ma si sta bene qui in sala d'aspetto, ci sono queste entreneuse così.. così... Non ci può portare qualcun altro?"
"Cosa? Vi sta aspettando, ha chiesto proprio di voi due, e più non dimandare".
"Io ho paura Travis. E mi manca la mia Talamona, le sue bionde trecce, gli occhi azzurri e poi.."
"Non devi averne, Gereste, quello di prima ne è uscito felice, hai visto?, e ha detto che lui è di buon umore stasera".
"Si ma perché noi due e non, che ne so, hai visto quello che stava sulla poltroncina marrone, manco se le filava le signorine... anzi guardava me con malizia... meritava lui di andarci per primo no?"
"Tacete, mortali, stiamo per arrivare. Vi ricordate il protocollo?"
"Sì".
"Sì".
"Ok. Scendete dalla piattaforma. Verrò a riprendervi quando avrà finito con voi. A dopo. Guardie! Lasciateli entrare, sono attesi".
"Gereste?"
"Hai visto che sorriso aveva quello là?"
"Sì. Mette i brividi".
"Che c'è?"
"No, è che è così buio qui"
"Io ci vedo abbastanza. Ma fa un caldo pazzesco".
"Ma da che parte...?"
"Forza, venite. Venite voialtri, venite".
"Travis, che era quella?"
"Shh, quella è la sua voce, di sicuro, hai sentito com'era profonda? Seguiamola. Di là".
"Forza voi due, siete quasi arrivati. Daje. Ohhh, eccovi qui".
"Oh enorme padrone nostro che sei in fronte a noi possente come un grattacielo, maggiore di kingkong, tu il cui alluce è più alto di noi due messi insieme, benedetta sia la tua unghia che, affilata come una katana, agiti sopra le nostre teste e benedetto tutto il resto che in quantità ti appartiene".
"Ah ah ah! Ma che state dicendo?"
"Il protocollo..."
"Basta. Oggi lui non c'è. Lo sostituisco io. Quindi state zitti esserini miei, che andiamo un po' di corsa, ne ho parecchi da sistemare. Allora, vediamo qui... tu qui, biondo, sei te... Gereste? E' vero? Figlio di Getremona e Malassarte e promesso sposo a.. Talamona?"
"Non proprio, mio padrone. Getremona e Auribio".
"Bella questa. Fidati, microcoso, il tuo padre genetico non è Auribio".
"Ah io non.."
"Nato a... dov'è che sei nato? Non si capisce una fava di quel che è scritto su questa scheda. Se non si imparano a usare il computer prima o poi faccio una strage. Ti pare che devo star qui in penombra a interpretare la grafia dei putti dell'amministrazione? Scrivono peggio di Asclepio. E basterebbe un tablet, qualcosa di wireless, retroilluminato... E rispondi tu. Dove?"
"A Roma Dodici, mio padrone".
"Umhh. E chi è questa Talamona? Ahh sì, la vedo. Ammappa che glaucopide sgnacchera".
"Scusi?"
"E quindi volevate convolare?"
"Così si era deciso. Sì".
"Ma vi amate no?"
"Io la amo tantissimo".
"E lei?"
"Beh sì, anche lei. Credo. Insomma.. certo che mi ama".
"Pare. Sì. Ti sta piangendo".
"Come lo sa?"
"Io so tutto".
"Ah però".
"Ma che hai qui?"
"Auch!"
"Scusa, dimentico sempre che basta una ditata... Ma rispondi".
"E' una tunica donnakaran mio padrone".
"Un vestito?"
"Sì".
"E anche il tuo compagno ce l'ha".
"La mia è una vecchia cristobalbalenciaga però".
"Ma che..? Carondimonio, là fuori, non vi aveva ordinato di spogliarvi di ogni veste prima di accedere al mio tempio?"
"Quel vecchio che ci ha portato qui? Padrone, è colpa mia. Sorrideva mentre lo diceva. L'ho presa come una metafora, un invito a fare penitenza prima di entrare nelle tue stanze, ad esser sinceri con noi stessi e con te".
"Ah ah ah! Ma che..? Amico mio.. Caròn, di là, non parla per metafore, non scherza, non ha idea di cosa sia l'ironia, il sarcasmo, quando ti sorride è perché sei nei guai...".
"Siamo nei guai?"
"Non sapete perché siete qui? Gereste, non lo sai tu?"
"No, veramente, non so perché e, a dirla tutta, non so nemmeno come ci sono finito qui".
"Sei finito qui, Gereste, perché sei morto, trapassato, finito, terminato".
"Cosa?"
"Dove pensavi di essere? Tutta questa sceneggiata... la piattaforma antigravità che vi porta sopra la piscina di gel viola urticante dove a milioni urlano e affogano per l'eternità, e poi gente con le ali e le cetre, e ceffi con coda e corna che girano con taser antisommossa da 50mila volt... un grattacielo d'uomo che parla con te... ti pare normale?"
"Ma... ma come..?"
"Come tutti. A una certa non je la fate più e spirate".
"E' un peccato però".
"Non lo chiamerei così. Vuolsi così colà ove si puote ciò che si vuole. Ergo..."
"Ma allora... Allora sono morto anch'io!?!?"
"Eh sì, Tra.... Travis? E' scritto così... Ma che nome è?"
"Me l'hanno messo i miei genitori, Alpaclava e Trebinanze".
"Ne dubito. I tuoi genitori si chiamavano Martina e Alberto".
"Cosa? I miei erano italiani?"
"Sì. I gameti venivano da loro. Non so chi siano questi Alp.. Aspetta, Travis! Hai detto Trebinanze?"
"Sì".
"Il mulo?"
"Eh? Ah!!! Ecco perché ho la coda... e gli zoccoli invece dei piedi. Non l'ho mai conosciuto".
"Ma allora davvero non può essere Alberto il tuo... è davvero Trebinanze. Quel vecchio porco... E tua madre poi!"
"Come?"
"Fammi vedere gli zoccoli... Ahh, essì essì riconosco il genere... E' proprio lui. Aspettate, devo fare una telefonata. Pronto... Raffaele? Ah no Gabriele".
"Chi starà chiamando Gereste?"
"Non ne ho proprio idea Travis".
"Dovè annato quell'altro? Umh, vabbé. Sentiammé bello mio. Non si può andare avanti... Questa nota... Travis... Alberto non c'entra una fava... No, ti dico, è Trebinanze... Aò ma che stai dicendo... io ho sempre ragione... Vieni qua e guardagli gli zoccoli. Sò uguali. Te l'ho detto. Appunto.. Ecco.. Vedi di risolvere rapidamente con chi sai tu ok? Mi richiami? Ok. Aspetto. Ciao. Sì. Ciao. Sì. Anch'io. Tanto. Sì. Ciao".
"E quindi? Ha già deciso dove ci manda?"
"Come, piccolo Gereste? Che dici?"
"Non so, mi pareva che lei avesse fretta".
"Ahh sì. Sì. E' questo tuo amico con gli zoccoli il problema".
"Io?"
"Sì, tu neppure dovresti parlare".
"Come?"
"E neppure tuo padre avrebbe dovuto parlare. Eppure l'avrà sedotta così tua madre, non c'è altra spiegazione".
"Non so padrone, come vi ho detto, mio padre non l'ho mai conosciuto".
"Lassù fanno i casini, poi scaricano le rogne da me, vi mandano qui e io devo risolvere".
"Ma risolvere cosa?"
"Ma è chiaro no? Travis tu non puoi morire".
"Scusi?"
"Non puoi. Come tuo padre. Anche te non puoi morire. Devi vivere".
"Ah sì?"
"Massì, hai mai visto un morto con gli zoccoli? Ma andiamo. Voi mezzi-cosi siete immortali".
"Mi rispedisce di là allora? Tra i vivi?"
"Ah ah ah! Ti piacerebbe eh? Non è facile, non lo so, anzi è complicatissimo. Sto aspettando una chiamata. Ah eccola. Sì, pronto? Eh... Sì... Tale Travis... Sì... Ma che ne so, se quei putti invece del piffero usassero Google a quest'ora... E quindi cos'ha... Dorme? Come dorme? E io qui che... Ah! Sì. Va bene. No no, ok. Se sta bene a lui sta bene a tutti... Sì...".
"E allora capo? Che sarà di noi?"
"Dorme! In un momento così".
"Ma chi?"
"Uff. Caròn, vecchia canaglia. Vieni qui".
"Il vecchio, Travis".
"Yeah I know".
"Eccoti Caròndimonio bello. Prendi questi due e riportali all'entrata".
"Come ha detto?"
"Li rimandiamo indietro".
"Cosa?"
"Ao' coi millenni ti s'è fuso anche l'orecchio bòno? Qualcuno ha combinato un casino lassù".
"Un'altra volta? E lui che dice?"
"Niente. Dorme".
"Come dorme?"
"Dorme".
"E allora? Chi li farà risalire?"
"Non lo so. Tu intanto riportali di là".
"Ok. Voialtri. Anche tu con la coda. Salite sulla piattaforma".
"Addio capo".
"Se se, addio Gereste. Tanto io e te ci rivediamo presto".
"Spero non tanto presto".
"Sono loro?"
"Sì, mio signore".
"E il mio caffé?"
"Qui, signore, è un po' caldo, faccia attenzione".
"Ehi voi due".
"Oh? E ora chi parla? Di chi è questa voce? Non c'è più nessuno qui nella sala d'attesa".
"Ci sarà uno speaker da qualche parte Travis".
"Non mi serve uno speaker per parlarvi. Non riconoscete la mia voce? Aoh Gabri, ma porco demonio! Questo caffé ustiona! Versa un po' di latte freddo".
"Oh. Lei dev'essere Colui".
"Ma non dormiva?"
"Travis!"
"Sì, dormivo. Vorrei vederti a te con il casino che fanno qui... Ogni tanto devo staccare la spina".
"Capisco, signore. Che dobbiamo fare?"
"Ora vi riporto sulla superficie, tra i mortali".
"Vivremo!"
"Sì. Ancora un po' Gereste, e invece Travis vivrà per sempre, come un mezzo-mulo, certo, ma vivrà. Siete pronti?"
"Energia Scotty".
*PUFF*
"Evvai, Travis, siamo vivi!"
"Pare. Sì. Pare proprio".
"Non sei contento? Siamo vivi!"
"Eh. Insomma. Ho appena scoperto che mio padre era un mulo. Anzi. E'. Sai com'è".
"Beh. In cambio non morrai. Invece io, prima o poi..."
"Gereste! Guarda!"
"Oddio! Chi è chino sulla mia tomba? Quella figura..."
"Amico mio... Amico mio... Quella è Talamona!"
"No! Talamona! Talamona!"
"E' morta! Guarda! Un pugnale. Qualcuno l'ha uccisa".
"No, Travis. No. Guarda la mano... Lo ha fatto lei... Da sola... Talamona!"
"Ti credeva morto, Gereste. Non poteva vivere senza di te".
"No! No! Non è giusto! Non è possibile!"
"Calmati, ti prego, Gereste. Sicuramente lui la manderà in Paradiso".
"Ma perché? Ora che sono vivo lei è morta! No! Non può finire così".
"Che fai Gereste? Metti via quel coltello!"
"No! No! Aaaaahhhhhhh".
"No Gereste! Amico mio.."
"Muoio Travis, addio".
"Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?"
"Senti Caròn, ora son morto sul serio. Per sempre. Facciamo quello che dobbiamo fare e buonanotte".
"Ma eri appena tornato in vita...?"
"Già. Ma la mia Talamona... La mia Talamona si è uccisa perché mi credeva morto. E allora... allora anch'io ho capito che non avrei potuto vivere senza di lei".
"Ma lei com'è? Una con bionde trecce, gli occhi azzurri e poi.."
"Sì. E' lei? Come lo sai? L'hai vista?"
"Essì, l'ho portata in udienza poco fa".
"Caròn, portami subito là".
"Ma non è il tuo turno, devi aspettare".
"Caròn ti prego. Ecco. Ti darò un obolo".
"Salta su. L'obolo tiello tu, questo consideralo un regalo. Tieniti forte, andiamo".
"Grazie Caròn, tu mi salvi la vita".
"Bella questa, mortale. Ma eccoci, saltà giù. La strada la conosci già".
"Lo amavo tanto mio signore".
"Per questo ti sei uccisa Talamona?"
"Sì. Non avrei potuto vivere senza di lui".
"E se ti dicessi che non è morto?"
"Come?"
"Se ti dicessi che l'ho rimandato tra i vivi poco fa?"
"Non posso crederci".
"Eppure è così. Te lo assicuro".
"Non proprio, mio signore!"
"Gereste!"
"Gereste?"
"Talamona?"
"Gereste!"
"Ancora qui? Di nuovo? Come hai fatto?"
"Mi sono ucciso mio signore".
"Ma perché?"
"Come perché? Sulla mia tomba prematura c'era la mia Talamona, il corpo riverso, le bionde trecce scomposte sulle gote sue".
"Anche tu ti sei ucciso".
"Ti amo Talamona!"
"Anche io ti amo Gereste!"
"Ma che quadretto, ragazzi, ufffffff".
"Siamo innamorati, signore. Finalmente ci siamo ritrovati. Ci manda in Paradiso?"
"Mhhh. No. Tecnicamente siete due suicidi. Quindi non posso mandarvi su".
"Come? La prego!"
"Preghi a vuoto, bel tomo. Ci sono delle regole sai?"
"E Romeo allora? E Giulietta?"
"Chi?"
"Shakespeare, hai presente?"
"Ahh sì sì ora ricordo. Ma non si muore per amore, è una gran bella verità".
"E noi allora? Non siamo forse morti per amore?"
"Parrebbe".
"Come parrebbe?"
"Ok ok. Sentite. Ne ho le tasche piene di voi due. Ho centosessantamila anime in lista d'attesa. Non posso perder tempo con voi. Andrete tra i suicidi, soffrirete per sempre, mi dispiace".
"Con lui posso andare da qualsiasi parte, mio signore. Basta che rimaniamo insieme".
"Sei pronta a tutto tu eh? E tu Gereste?"
"Farei qualsiasi cosa pur di star con la mia Talamona, signore".
"Ahh, quanto siete... Quasi mi fate commuovere".
"Vedo una lacrima signore. Le scende giù lungo quell'enorme guancia. Un torrente direi".
"Non mi succedeva da secoli sai? Da quando... Colpa vostra".
"Sotto sotto è un romanticone vero? Dai, ce lo dica, non le fa forse piacere vedere come ci amiamo?"
"Sniff. Sì. Lo ammetto".
"E allora? Ci renda felici no? Cosa le costa? Amore amore amore no?"
"Amore amore sì. E amore amore sia. Per questo, e solo per questo vi mando su. Ma non dite niente al chiavediporta, il vecchio che vi aprirà, sennò poi mi tocca discuterci per cent'anni. E' così pignolo".
"Giurin giuretta signore".
*PUFF*
"Ma si sta bene qui in sala d'aspetto, ci sono queste entreneuse così.. così... Non ci può portare qualcun altro?"
"Cosa? Vi sta aspettando, ha chiesto proprio di voi due, e più non dimandare".
"Io ho paura Travis. E mi manca la mia Talamona, le sue bionde trecce, gli occhi azzurri e poi.."
"Non devi averne, Gereste, quello di prima ne è uscito felice, hai visto?, e ha detto che lui è di buon umore stasera".
"Si ma perché noi due e non, che ne so, hai visto quello che stava sulla poltroncina marrone, manco se le filava le signorine... anzi guardava me con malizia... meritava lui di andarci per primo no?"
"Tacete, mortali, stiamo per arrivare. Vi ricordate il protocollo?"
"Sì".
"Sì".
"Ok. Scendete dalla piattaforma. Verrò a riprendervi quando avrà finito con voi. A dopo. Guardie! Lasciateli entrare, sono attesi".
"Gereste?"
"Hai visto che sorriso aveva quello là?"
"Sì. Mette i brividi".
"Che c'è?"
"No, è che è così buio qui"
"Io ci vedo abbastanza. Ma fa un caldo pazzesco".
"Ma da che parte...?"
"Forza, venite. Venite voialtri, venite".
"Travis, che era quella?"
"Shh, quella è la sua voce, di sicuro, hai sentito com'era profonda? Seguiamola. Di là".
"Forza voi due, siete quasi arrivati. Daje. Ohhh, eccovi qui".
"Oh enorme padrone nostro che sei in fronte a noi possente come un grattacielo, maggiore di kingkong, tu il cui alluce è più alto di noi due messi insieme, benedetta sia la tua unghia che, affilata come una katana, agiti sopra le nostre teste e benedetto tutto il resto che in quantità ti appartiene".
"Ah ah ah! Ma che state dicendo?"
"Il protocollo..."
"Basta. Oggi lui non c'è. Lo sostituisco io. Quindi state zitti esserini miei, che andiamo un po' di corsa, ne ho parecchi da sistemare. Allora, vediamo qui... tu qui, biondo, sei te... Gereste? E' vero? Figlio di Getremona e Malassarte e promesso sposo a.. Talamona?"
"Non proprio, mio padrone. Getremona e Auribio".
"Bella questa. Fidati, microcoso, il tuo padre genetico non è Auribio".
"Ah io non.."
"Nato a... dov'è che sei nato? Non si capisce una fava di quel che è scritto su questa scheda. Se non si imparano a usare il computer prima o poi faccio una strage. Ti pare che devo star qui in penombra a interpretare la grafia dei putti dell'amministrazione? Scrivono peggio di Asclepio. E basterebbe un tablet, qualcosa di wireless, retroilluminato... E rispondi tu. Dove?"
"A Roma Dodici, mio padrone".
"Umhh. E chi è questa Talamona? Ahh sì, la vedo. Ammappa che glaucopide sgnacchera".
"Scusi?"
"E quindi volevate convolare?"
"Così si era deciso. Sì".
"Ma vi amate no?"
"Io la amo tantissimo".
"E lei?"
"Beh sì, anche lei. Credo. Insomma.. certo che mi ama".
"Pare. Sì. Ti sta piangendo".
"Come lo sa?"
"Io so tutto".
"Ah però".
"Ma che hai qui?"
"Auch!"
"Scusa, dimentico sempre che basta una ditata... Ma rispondi".
"E' una tunica donnakaran mio padrone".
"Un vestito?"
"Sì".
"E anche il tuo compagno ce l'ha".
"La mia è una vecchia cristobalbalenciaga però".
"Ma che..? Carondimonio, là fuori, non vi aveva ordinato di spogliarvi di ogni veste prima di accedere al mio tempio?"
"Quel vecchio che ci ha portato qui? Padrone, è colpa mia. Sorrideva mentre lo diceva. L'ho presa come una metafora, un invito a fare penitenza prima di entrare nelle tue stanze, ad esser sinceri con noi stessi e con te".
"Ah ah ah! Ma che..? Amico mio.. Caròn, di là, non parla per metafore, non scherza, non ha idea di cosa sia l'ironia, il sarcasmo, quando ti sorride è perché sei nei guai...".
"Siamo nei guai?"
"Non sapete perché siete qui? Gereste, non lo sai tu?"
"No, veramente, non so perché e, a dirla tutta, non so nemmeno come ci sono finito qui".
"Sei finito qui, Gereste, perché sei morto, trapassato, finito, terminato".
"Cosa?"
"Dove pensavi di essere? Tutta questa sceneggiata... la piattaforma antigravità che vi porta sopra la piscina di gel viola urticante dove a milioni urlano e affogano per l'eternità, e poi gente con le ali e le cetre, e ceffi con coda e corna che girano con taser antisommossa da 50mila volt... un grattacielo d'uomo che parla con te... ti pare normale?"
"Ma... ma come..?"
"Come tutti. A una certa non je la fate più e spirate".
"E' un peccato però".
"Non lo chiamerei così. Vuolsi così colà ove si puote ciò che si vuole. Ergo..."
"Ma allora... Allora sono morto anch'io!?!?"
"Eh sì, Tra.... Travis? E' scritto così... Ma che nome è?"
"Me l'hanno messo i miei genitori, Alpaclava e Trebinanze".
"Ne dubito. I tuoi genitori si chiamavano Martina e Alberto".
"Cosa? I miei erano italiani?"
"Sì. I gameti venivano da loro. Non so chi siano questi Alp.. Aspetta, Travis! Hai detto Trebinanze?"
"Sì".
"Il mulo?"
"Eh? Ah!!! Ecco perché ho la coda... e gli zoccoli invece dei piedi. Non l'ho mai conosciuto".
"Ma allora davvero non può essere Alberto il tuo... è davvero Trebinanze. Quel vecchio porco... E tua madre poi!"
"Come?"
"Fammi vedere gli zoccoli... Ahh, essì essì riconosco il genere... E' proprio lui. Aspettate, devo fare una telefonata. Pronto... Raffaele? Ah no Gabriele".
"Chi starà chiamando Gereste?"
"Non ne ho proprio idea Travis".
"Dovè annato quell'altro? Umh, vabbé. Sentiammé bello mio. Non si può andare avanti... Questa nota... Travis... Alberto non c'entra una fava... No, ti dico, è Trebinanze... Aò ma che stai dicendo... io ho sempre ragione... Vieni qua e guardagli gli zoccoli. Sò uguali. Te l'ho detto. Appunto.. Ecco.. Vedi di risolvere rapidamente con chi sai tu ok? Mi richiami? Ok. Aspetto. Ciao. Sì. Ciao. Sì. Anch'io. Tanto. Sì. Ciao".
"E quindi? Ha già deciso dove ci manda?"
"Come, piccolo Gereste? Che dici?"
"Non so, mi pareva che lei avesse fretta".
"Ahh sì. Sì. E' questo tuo amico con gli zoccoli il problema".
"Io?"
"Sì, tu neppure dovresti parlare".
"Come?"
"E neppure tuo padre avrebbe dovuto parlare. Eppure l'avrà sedotta così tua madre, non c'è altra spiegazione".
"Non so padrone, come vi ho detto, mio padre non l'ho mai conosciuto".
"Lassù fanno i casini, poi scaricano le rogne da me, vi mandano qui e io devo risolvere".
"Ma risolvere cosa?"
"Ma è chiaro no? Travis tu non puoi morire".
"Scusi?"
"Non puoi. Come tuo padre. Anche te non puoi morire. Devi vivere".
"Ah sì?"
"Massì, hai mai visto un morto con gli zoccoli? Ma andiamo. Voi mezzi-cosi siete immortali".
"Mi rispedisce di là allora? Tra i vivi?"
"Ah ah ah! Ti piacerebbe eh? Non è facile, non lo so, anzi è complicatissimo. Sto aspettando una chiamata. Ah eccola. Sì, pronto? Eh... Sì... Tale Travis... Sì... Ma che ne so, se quei putti invece del piffero usassero Google a quest'ora... E quindi cos'ha... Dorme? Come dorme? E io qui che... Ah! Sì. Va bene. No no, ok. Se sta bene a lui sta bene a tutti... Sì...".
"E allora capo? Che sarà di noi?"
"Dorme! In un momento così".
"Ma chi?"
"Uff. Caròn, vecchia canaglia. Vieni qui".
"Il vecchio, Travis".
"Yeah I know".
"Eccoti Caròndimonio bello. Prendi questi due e riportali all'entrata".
"Come ha detto?"
"Li rimandiamo indietro".
"Cosa?"
"Ao' coi millenni ti s'è fuso anche l'orecchio bòno? Qualcuno ha combinato un casino lassù".
"Un'altra volta? E lui che dice?"
"Niente. Dorme".
"Come dorme?"
"Dorme".
"E allora? Chi li farà risalire?"
"Non lo so. Tu intanto riportali di là".
"Ok. Voialtri. Anche tu con la coda. Salite sulla piattaforma".
"Addio capo".
"Se se, addio Gereste. Tanto io e te ci rivediamo presto".
"Spero non tanto presto".
"Sono loro?"
"Sì, mio signore".
"E il mio caffé?"
"Qui, signore, è un po' caldo, faccia attenzione".
"Ehi voi due".
"Oh? E ora chi parla? Di chi è questa voce? Non c'è più nessuno qui nella sala d'attesa".
"Ci sarà uno speaker da qualche parte Travis".
"Non mi serve uno speaker per parlarvi. Non riconoscete la mia voce? Aoh Gabri, ma porco demonio! Questo caffé ustiona! Versa un po' di latte freddo".
"Oh. Lei dev'essere Colui".
"Ma non dormiva?"
"Travis!"
"Sì, dormivo. Vorrei vederti a te con il casino che fanno qui... Ogni tanto devo staccare la spina".
"Capisco, signore. Che dobbiamo fare?"
"Ora vi riporto sulla superficie, tra i mortali".
"Vivremo!"
"Sì. Ancora un po' Gereste, e invece Travis vivrà per sempre, come un mezzo-mulo, certo, ma vivrà. Siete pronti?"
"Energia Scotty".
*PUFF*
"Evvai, Travis, siamo vivi!"
"Pare. Sì. Pare proprio".
"Non sei contento? Siamo vivi!"
"Eh. Insomma. Ho appena scoperto che mio padre era un mulo. Anzi. E'. Sai com'è".
"Beh. In cambio non morrai. Invece io, prima o poi..."
"Gereste! Guarda!"
"Oddio! Chi è chino sulla mia tomba? Quella figura..."
"Amico mio... Amico mio... Quella è Talamona!"
"No! Talamona! Talamona!"
"E' morta! Guarda! Un pugnale. Qualcuno l'ha uccisa".
"No, Travis. No. Guarda la mano... Lo ha fatto lei... Da sola... Talamona!"
"Ti credeva morto, Gereste. Non poteva vivere senza di te".
"No! No! Non è giusto! Non è possibile!"
"Calmati, ti prego, Gereste. Sicuramente lui la manderà in Paradiso".
"Ma perché? Ora che sono vivo lei è morta! No! Non può finire così".
"Che fai Gereste? Metti via quel coltello!"
"No! No! Aaaaahhhhhhh".
"No Gereste! Amico mio.."
"Muoio Travis, addio".
"Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?"
"Senti Caròn, ora son morto sul serio. Per sempre. Facciamo quello che dobbiamo fare e buonanotte".
"Ma eri appena tornato in vita...?"
"Già. Ma la mia Talamona... La mia Talamona si è uccisa perché mi credeva morto. E allora... allora anch'io ho capito che non avrei potuto vivere senza di lei".
"Ma lei com'è? Una con bionde trecce, gli occhi azzurri e poi.."
"Sì. E' lei? Come lo sai? L'hai vista?"
"Essì, l'ho portata in udienza poco fa".
"Caròn, portami subito là".
"Ma non è il tuo turno, devi aspettare".
"Caròn ti prego. Ecco. Ti darò un obolo".
"Salta su. L'obolo tiello tu, questo consideralo un regalo. Tieniti forte, andiamo".
"Grazie Caròn, tu mi salvi la vita".
"Bella questa, mortale. Ma eccoci, saltà giù. La strada la conosci già".
"Lo amavo tanto mio signore".
"Per questo ti sei uccisa Talamona?"
"Sì. Non avrei potuto vivere senza di lui".
"E se ti dicessi che non è morto?"
"Come?"
"Se ti dicessi che l'ho rimandato tra i vivi poco fa?"
"Non posso crederci".
"Eppure è così. Te lo assicuro".
"Non proprio, mio signore!"
"Gereste!"
"Gereste?"
"Talamona?"
"Gereste!"
"Ancora qui? Di nuovo? Come hai fatto?"
"Mi sono ucciso mio signore".
"Ma perché?"
"Come perché? Sulla mia tomba prematura c'era la mia Talamona, il corpo riverso, le bionde trecce scomposte sulle gote sue".
"Anche tu ti sei ucciso".
"Ti amo Talamona!"
"Anche io ti amo Gereste!"
"Ma che quadretto, ragazzi, ufffffff".
"Siamo innamorati, signore. Finalmente ci siamo ritrovati. Ci manda in Paradiso?"
"Mhhh. No. Tecnicamente siete due suicidi. Quindi non posso mandarvi su".
"Come? La prego!"
"Preghi a vuoto, bel tomo. Ci sono delle regole sai?"
"E Romeo allora? E Giulietta?"
"Chi?"
"Shakespeare, hai presente?"
"Ahh sì sì ora ricordo. Ma non si muore per amore, è una gran bella verità".
"E noi allora? Non siamo forse morti per amore?"
"Parrebbe".
"Come parrebbe?"
"Ok ok. Sentite. Ne ho le tasche piene di voi due. Ho centosessantamila anime in lista d'attesa. Non posso perder tempo con voi. Andrete tra i suicidi, soffrirete per sempre, mi dispiace".
"Con lui posso andare da qualsiasi parte, mio signore. Basta che rimaniamo insieme".
"Sei pronta a tutto tu eh? E tu Gereste?"
"Farei qualsiasi cosa pur di star con la mia Talamona, signore".
"Ahh, quanto siete... Quasi mi fate commuovere".
"Vedo una lacrima signore. Le scende giù lungo quell'enorme guancia. Un torrente direi".
"Non mi succedeva da secoli sai? Da quando... Colpa vostra".
"Sotto sotto è un romanticone vero? Dai, ce lo dica, non le fa forse piacere vedere come ci amiamo?"
"Sniff. Sì. Lo ammetto".
"E allora? Ci renda felici no? Cosa le costa? Amore amore amore no?"
"Amore amore sì. E amore amore sia. Per questo, e solo per questo vi mando su. Ma non dite niente al chiavediporta, il vecchio che vi aprirà, sennò poi mi tocca discuterci per cent'anni. E' così pignolo".
"Giurin giuretta signore".
*PUFF*
Iscriviti a:
Post (Atom)