marzo 12, 2013

Le idi di marzo

"Cesare, posso conferire?"
"Vieni Quinto, vieni, qui abbiamo finito. Tu, Aburio, rivestiti e lasciaci. Anzi lasciaci, ti rivesti fuori. Quinto c'ha da dimme un par de cose... Dì a Fabio Emilio de montà la guardia, che nun faccia passà niuno".
"Ti vedo bene mio grande e geniale conducator".
"Aspe' Quinto, vié deqquà, che devo assolutamente famme'n bagno. Anzi buttatece anche te, che sei pieno de terra che me pari un lombrico".
"Non è profonda no? Sai che non so nuotare".
"Ma che sta'ddì? Daje, vié, tanto ce tocchi abbondantemente. E poi fallo quer corso de nuoto no? A Strabone sennò che cazzo 'o pago a fà. Mannaggia a te, manco su una galea te posso spedì".
"E' veramente calda quest'acqua Cesarone mio".
"Sì sì, ce lo so, qui mica stamo a smacchià i marmetti eh. Te stai a fà 'n bagno coll'omo più potente del mondo conosciuto, se nun ce l'avessimo qui l'aquae calidae allora sarebbe mejo dasse all'ippica".
"Cesare, devo parlarti di Brutus".
"Oh Madonna santa! Ah no spe che a quella manco l'hanno inventata ancora. Mejo: O miei dei! Cacchio ha fatto quer fijo d'androcchia?"
"Cesare, ricordi Emilia Faleria? Bella, bionda, slanciata, quella che voleva fare la senatrice".
"E come scordasse una così? A parte che c'ha un culo da mannà ai matti, c'ha pure 'na bella testa quella figliola. Parla tanto che 'na volta je la stavo a tajà. Me passi quella pomice? No, non quella, quell'appresso, quell'artra l'ha usata già Cleandro, me fa un po' schifo. Dicevi?"
"Diciamo che Brutus la voleva conoscere".
"Essì, tutto babbo suo Brutino mio".
"Cesare, diciamo pure che l'ha conosciuta".
"Eh vabbé Quinto, così va la vita, se a lui je piace... è fijo mio, è giusto che se la possa pià. Quarche vantaggio c'o dovrà pure avè se l'ho preso con me, no?"
"Lei non voleva".
"M'o figuro sai? C'aveva la faccia de una che je piacciono solo quelle come a lei. Ma se deve adeguà. Guarda, se sei qui pe' dimme de dì quarcosa a Brutus te blocco subito. Allunga la gamba deqquà va, che sennò nun te posso toccà".
"No no. Solo che Brutus ha esagerato. Emilia è morta".
"Oddio! Come? Morta? Cioè. O Giove! Come? Morta?"
"Morta".
"Elalà".
"Eia eia".
"Ma l'ha uccisa lui?"
"Sì. Sai che gli piace il sadomaso".
"Ma no".
"Ti dico Cesare. E' morta soffocata".
"Ma che cazzo. E mò chi la sente a Cleo, quella sta a scrive un progetto di legge per la parità tra uomo e donna... Nun so se te rendi conto in che casino..."
"Per questo ho pensato di venire subito".
"Spé, non venì subbito. Ma che je passa per cervello a quer... Fermate n'attimo. Fabio Emilio! Ohh Emilio! Ao'! Ma che sta sordo come i tapiri? A coso? Oh, eccote. Vié'n po' qua".
"Mio comandante, capo di noi tutti, nostro duce".
"Sì sì, sò Colui. Senti centuriò, bello mio, c'abbiamo un casino da risolve".
"Un altro mio Cesare?"
"Già. Manna a chiamà Brutus, faje dì che stasera prima di cena lo vojo vede. Da solo, che nun se portasse le solite sciacquette. Se prova a dì che c'ha da fà, dije che suo padre, il suo padrone, ha da vedello. Dije che è un ordine, non disputandum est. Vai ora Fà".
"Cesare, posso chiederti cosa gli dirai?"
"Quinto mio, ma che cazzo ne so. Me l'hanno appioppato e mo' me lo tengo. Se deve dà 'na regolata. Viè qua te, dov'eravamo rimasti. Ecco, metti qua la mano va".
"Non so se basterà Cesare".
"Cos'è? Nun te piace 'sto movimento?"
"Anzi. E' che la famiglia di Emilia Faleria vuole una ammissione pubblica di colpevolezza".
"Cosa? Nun te fermà là sotto però".
"Hanno detto così. E non è tutto. Liburnio li ha già appoggiati nel foro".
"Liburnio? Manco è tribuno più, sai che ce frega".
"Cesare, ha un grosso seguito. Ora che si è compromesso pubblicamente la manderà avanti come una questione d'onore. E, mio sole, sai come si dice, a Roma le questioni d'onore s'infiammano ma non si sa quando si spengono".
"Un po' più veloce Quinto. Ma tu guarda quel menomato in che guaio m'ha cacciato, come se già nun c'avevo il fiato sul collo de quell'artri... Vabbé je faremo fà le pubbliche scuse allora".
"Lo sai no? Lo prenderanno come un segno di debolezza".
"Cosa? Ahh, spe. Ahh ecco. Ahh ecco. Vabbé. Fatto. Asciugami Quinto, poi và, che c'ho da pensà".

"Viè qua Brutus viè".
"Mi hai fatto chiamare, o Cesare?"
"Viè qua".
"AHio! Ma che modi padre".
"Viè qua che te ne ammollo n'artro. Ma che è tutta 'sta gente? E quella? Quella è Emilia Faleria?"
"Eggià".
"O Gesù! Cioè, per Mercurio! Non è morta!".
"Macché. Siamo venuti qui a farti la festa. Sapevo che m'avresti chiamato".
"Che è quella daga? Fabio Emilio anche tu?"
"Eh?"
"Ah già. Brutus, tu quoque filii mi?"
*ZAC*
*ZAC*
*ZAC*
*ZAC*
"E andiamo su! Muori satrapo!"
"S..atr..a..po?"
"Vabbé non sottilizziamo. Sei morto?"
"Essì, mannaggia a te".

3 commenti:

  1. Bello complimenti

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  2. Beh grazie. Se poi vuoi lasciare una firma.. fa piacere ;)
    ciao!

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  3. Molto divertente! Ma non mi fa lasciare la firma!

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