agosto 16, 2015

Le due bimbe

Tossisco e mi sveglio, sputo grumi di poltiglia, di fango, che erano finiti tra le labbra, ecco, sono bloccato in una posizione scomposta, compresso e immobilizzato, sono sottoterra! Il panico in un solo istante mi esplode dentro, la troppa adrenalina sta mandando il cuore in corto, per sfogarmi cerco di spostarmi, ma non ci riesco, troppo peso attorno a me, dove sono?, il buio più totale, diosanto, sono schiacciato da metri e metri di terra. Com’è possibile, come ci sono arrivato qui? Qui dove? Urlo più che posso. Urlo ancora. Chiamo aiuto. Ma non sento nulla, non sento nulla. Respiro a fatica.

Allungo il braccio spingendo con tutta la forza che ho per smuovere la terra, faccio lo stesso con una gamba, poi con l’altra, poi con l’altro braccio, giro la testa serrando gli occhi e la bocca e scavo muovendola a destra e sinistra, se ripeto i miei gesti guadagno un qualche spazio, ora mi nuota attorno anche un po’ d’aria. Ma quel poco ha un prezzo, perché la terra attorno si compatta via via che cerco di farmi largo ed ogni successiva spinta pesa sempre di più. Mi sento schiacciato dalla vita in giù. Mi fermo. Respiro. Inizio a sollevare il bacino, cerco di far largo in mezzo, tento di mettermi sulle ginocchia ma è impossibile, troppa pressione là sopra. Ottengo solo di affondare di più in quella melma. Col mio tentativo guadagno comunque qualche centimetro di gioco. In questa posizione potrei solo tentare di muovermi in orizzontale, ma io devo risalire, devo tornare su, in superficie.

Protendo il braccio un altro po’, sento qualcosa, non è terra, l’afferro con le dita, è un cilindro, forse di metallo, cerco di tirarlo a me ma è bloccato, non c’è modo. Lo uso come leva per spostarmi nella sua direzione. Con le dita risalgo quella sagoma fredda, sembra parte di qualcosa di più grande. Se la giro cede, anzi sta girando. E’ come avvitata. La svito completamente e la porto a me, con le due mani ora davanti al naso cerco di capire di cosa si tratti. E’ una zampa. La zampa di un divanetto. No! E’ la zampa della poltroncina della camera da letto. Della mia stanza. Ecco dove sono. Ecco cosa è successo. Ecco tutto quel peso: sono sotto la casa crollata. Un terremoto nella notte! E Gioia? E Alice? Saranno vive? Anche loro sotto le macerie? Un lampo nel cervello.

Devo essere svenuto. Mi arriva un filo d’aria per fortuna, ma c’è solo buio per il mio corpo, schiacciato dal peso di un edificio. Ora che ho capito, lo sento tutto quel peso. Immagino le macerie, ricordo certe fotografie, vecchi telegiornali. Quanto tempo sarà passato? Da sopra, da lassù, sento il clangore di qualche ruspa al lavoro. Ma è lontanissima. Mi viene da piangere. Non so più che fare, mi mancano le forze, so che sto per cedere.

Mi sono risvegliato. Ancora qui. Chissà come, ero sicuro di non durare. Il rumore là sopra si fa più vicino, qualcuno sta facendosi largo, probabilmente soccorritori pieni di polvere e cemento. Saranno da me tra poco, sento le loro voci. Angeli mandati dall’Eterno? Ma io non ce la faccio più, questa volta è proprio così, e vorrei dirglielo. Lo sapete? E’ inutile che vi affanniate o che facciate una corsa. Ormai è fatta, riposatevi, qui sotto c’è solo un cadavere che vi aspetta. Che magari è tutto quello che vorreste trovare. Ma non ho fiato per dire più nulla, i miei polmoni si aprono a malapena, finisco qui, finisco qui. Spero solo che alle mie due bimbe sia andata meglio, che le abbiano trovate, ecco, chiedo solo questo. Se c’è qualcuno lassù, ecco, salva loro. Alice mia, Gioia, vi ho voluto bene, non volevo rapirvi, mi ci hanno costretto i vostri genitori, non volevo spaventarvi, non vi avrei mai fatto del male di nuovo, avreste imparato ad amarmi, ne sono sicuro.

Addio Alice, addio Gioia, se non ce l’avete fatta allora spero di vedervi lassù in Paradiso insieme alle altre. Appoggio il volto in questa mia bara di fango e lacrime, sento gli ultimi scampoli di energia che mi lasciano, da sopra le voci dei soccorritori, ecco, ora capisco cosa dicono, intuisco che sanno che sono vivo. Ma sto morendo. Ecco, prima che muoia fatemi sapere qualcosa delle mie due bimbe. Vi prego. Fatemi sapere qualcosa, almeno questo, ditemelo, devo sapere. Ditemelo vi scongiuro, sono ancora vive?

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