agosto 09, 2014

Sapesse

Giuro. C'era questo tipo calvo che mi lavava i piedi. Accanto a lui un fagotto di abiti cinesi annuiva e, se lo guardavo, allargava i baffetti sottili in un sorriso che inghiottiva gli occhi nelle palpebre grasse. Alla mia destra, dal monitor di un portatile mi inquadrava l'inquietante monocolo di un segretario intento, all'apparenza, a digitare ogni mia parola sulla sua tastiera. Intorno a noi, seduti al centro e in piedi ai lati, masse di umani tacevano osservandomi.

Non ho idea di cosa stessi dicendo, sebbene fosse ovvio dal loro sguardo che qualcosa avessi appena detto, qualcosa di enorme, una nuova legge, chessò. Ma svegliandomi là, su un soffice cuscino di pizzo che aveva sostituito il materasso memoryfoam su cui mi ero addormentato,  inaspettatamente bardato in seta e oro, con i piedi zuppi e destato a metà di un qualche importante concetto, mi ci volle un attimo per capire: ero l'Ultimo Imperatore, senza però la sfiga di una rivoluzione fuori dalle porte del palazzo. L'ultimo nel senso che - dopo di me - il diluvio. Qualsiasi cosa dicessi, tzà, sarebbe stata legge.

Mi girai verso il segretario. "Che stavo dicendo caro?"
"Che tutti gli uomini devono portare.."
"Portare che?"
"Non so, Eccellenza".
"Ah. E che stiamo facendo qui caro?"
"Le riforme, Eccelso".
"E perché riformiamo?"
"Perché c'è la crisi".
"E finora che abbiamo detto?"
"Niente. Si è fermato a metà della frase, Sua Totalità".
"Vediamo... Gli uomini devono portare... Che avrò voluto dire segretario?"
"Non potrei mai saperlo, o Celeste".
"Mah. Vabbé. Facciamo le riforme. Cancella tutto e scrivi".
"Sì, Assolutezza".
"D'ora in poi avremo un parlamento diviso in due camere. Una avrà membri eletti dal popolo, l'altra sarà composta di gente scelta da me, che sarò il Matteo. Stai scrivendo?"
"Sì, Galattico".
"Matteo è sufficiente. Scrivi ancora: il Parlamento darà la fiducia al Governo che rimarrà in 'arica finché andrà bene a me. Il Governo si occuperà degli affari 'orrenti mentre il Parlamento farà le leggi che di'o io. Tutto 'hiaro fin qui?"
"Sì Matteo".
"Bene. Fatte le riforme istituzionali. Ora pensiamo all'economia. E tu smettila di lavarmi i piedi, basta acqua. Dicevamo? Ah sì, da domani ogni uomo donna e bambino dovrà farsi un tatuaggio".
"Scusi?"
"Zitto e scrivi. Il tatuaggio sarà quello del mio faccione. Chi se lo farà fare sul 'ulo avrà 80 zecchini in regalo dagli altri. Hai scritto?"
"Sì certo signor Matteo".
"Matteo e basta, segretario. Ma perché è bagnato qui? Vabbé, con i tatuaggi abbiamo rimesso in moto anche il lavoro e i sindacati saranno soddisfatti. Che manca segretario?"
"Sapesse. Intanto la giustizia, capo. I processi troppo lunghi, nessuna certezza del diritto, pochi magistrati, carceri sovraffollate.."
"Se vabbé, questa l'è troppo 'omplicata. Una 'osina più semplice?"
"Ma come... Beh ci sarebbero la riforma del catasto, la legalizzazione degli stupefacenti e della prostituzione, l'abolizione della..."
"No no basta 'osì per ora. Mi date qualche asciugamano? Madonna che guazza. Ora scrivi che da domani il Parlamento che ho creato io dovrà occuparsi di..."

L'avevo fatta a letto, come un pupo. Tutto il memoryfoam bagnato, uno schifo.
Un attimo per fare un disastro, una vita intera per ripulire e togliere la puzza.

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