marzo 06, 2013

Rufus? Sei tu?

“Mamma sei in casa?”
“Non è qui, Laila bella”.
“Ohhhh! AAAAA! E tu chi cacchio sei?”
“Un tuo amico, Laila, non mi riconosci?”
“Guarda che sono cintura nera, non ti avvicinare. Come sei entrato?”
“La verità è che non sono proprio uscito”
“Cosa? Cosa stai...? E che ne hai fatto di mia madre? L'hai... l'hai rapita?”
“Ma no”.
“L'hai forse.. oddio no..?”
“Ma che dici”.
“L'hai fatta scappare allora. Che sei della Finanza? Guarda che mamma lo paga il canone Rai”.
“Sei completamente fuori strada”.
“E allora dov'è la mia mamma?”
“Splendida donna, tua madre. Amo il suo profumo, il suo letto”.
“Rispondimi!”
“Ma non lo so. Che ne so. Arriva spesso in ritardo a casa no?”
“E tu chi sei?”
“E' difficile da spiegare”.
“Provaci”.
“Dovresti riconoscermi”.
“E perché?”
“Davvero non ti ricordo nessuno?”
“Guarda che non sei mio padre. Le sue foto le ho viste. Ed è morto, per la cronaca.”
“Sì, lo so”.
“E chi te lo ha detto?”
“Lo conoscevo bene. E c'ero anch'io quando è morto”.
“Non è vero. C'eravamo solo mia madre ed io”.
“No. Eravamo tutti e quattro nella stanza dei tuoi, sul lettone”.
“Ma che cosa dici! C'eravamo solo io e mia madre, e mio padre morente!”
“C'ero anch'io. Mi ricordo i vostri pianti. Ho aspettato con voi. Ho leccato la mano di tuo padre fino all'ultimo”.
“Cosa? Co.... Rufus?”
“Sì. Rufus”.
“Sei fuori di testa, Rufus è il nostro gatto”.
“Ero un gatto, infatti. Non lo sono più”.
“Senti, se pensi che mi possa bere questa balla... Ora chiamo la polizia”.
“Laila, sono io! Non ricordi tutte le notti passate assieme, quando mi parlavi dei tuoi fidanzati e delle tue amiche”.
“Ma come sai queste cose?”
“E quella volta che mi hai vestito con gli abiti delle bambole? Non te lo ricordi? C'eravamo solo noi in casa no? E quando ti ho graffiato sul viso e ti sei arrabbiata? Per tre giorni non mi hai voluto in stanza. E' stato terribile”.
“Ma.. come?”
“E stamattina? Non mi hai forse dato tu da mangiare? Quelle orribili scatolette Sciba?”
“Orribi... R... Rufus sei tu....? Davvero?”
“Miao!”
“Oddio Rufus... Rufus ma cosa.. come..?”
“Non lo so. Mi sono svegliato due ore fa. E non ero più un gatto. Guardami Laila, sono un uomo!”
“Sì, quello lo vedo”.
“Ecco la macchina, tua mamma sta tornando”.
“Le verrà un colpo”.
“Vado di là, Laila. E' meglio che glielo dica tu”.

“Oh Laila meno male che sei già a casa. Vieni dammi una mano con le buste”.
“Dai a me, mamma”.
“Sei a casa da molto tesoro?”
“No, arrivata ora”.
“Adesso preparo qualcosa. Come è andata la lezione stamattina?”
“Mamma, senti, devo parlarti di una cosa”.
“Cos'è? Non sei andata all'Università?”
“Sì che ci sono andata”.
“Attenta ragazzina, i patti tra di noi sono molto chiari no? Se vuoi cambiarli..”
“Ci sono stata mamma. Devo parlarti di un'altra cosa”.
“Un ragazzo?”
“Sì. Quasi”.
“Non può aspettare che ci mettiamo a tavola?”
“No”.
“Ah! Va bene allora, sediamoci. Dimmi tutto”.
“Mamma, non è il mio ragazzo, nemmeno uno che mi piace particolarmente”.
“Eh?”
“Stai calma un secondo, fammi spiegare”.
“Ok”.
“Allora... hai presente Rufus?”
“Certo. Mbé? Anzi dov'è? Oddio gli è successo qualcosa?”
“Ma no! Cioè... Sì”.
“E' scappato? L'hanno messo sotto? Oddio Laila!”
“No no calmati. Sta bene”.
“Ma dov'è?”
“Aspetta di là”.
“Eh? Il gatto?”
“Rufus”.
“Oddio bambina, lo so che si chiama Rufus. Ma non dovevi parlarmi di un ragazzo?”
“Appunto”.
“Appunto che?”
“Rufus”.
“Sì? E allora?”
“Non è più un gatto mamma, è un uomo”.
“Ahhh! Finalmente!”

“Cosa? Mamma sei matta?”
“Rufus! Vieni pure, non ti preoccupare!”
“Mamma che dici?”
“Stavo aspettando da tempo questo momento”.
“Mamma sei di fuori? E' diventato un ragazzo, un uomo!”.
“E pure carino! Quanto sei bello Rufus. Come ti senti?”
“Bene direi, un po'.. stordito credo. Devo ancora capire cosa significa tutto questo”.
“Ah caro Rufus. Siediti qui anche tu. E tu Laila, ora calmati. Ora Rufus è un uomo, ci sono voluti anni ma alla fine ce l'ha fatta”.
“Mamma, vuoi dire che non ti meraviglia? Ti sembra una cosa normale?”
“Ma certo cara”.
“Ma che dici? Chiamo la neuro!”
“Ma calmati Laila. Laila mia...”
“Cosa?”
“Laila. Siediti un attimo. Scusami. So che avrei dovuto parlartene prima”.
“Di cosa, mamma?”
“Dei gatti”.
“Eh?”
“Guardami bene, tesoro mio”.
“Eh?”
“Laila, stella mia. Anche mamma era una gatta, tanti anni fa”.
“Cosa? Cosa?”
“Sì. E proprio come Rufus, un giorno mi sono svegliata. E pam! Ero diventata una donna”.
“Ma... ma com'è possibile?”
“Laila, anche tuo padre, prima, era un gatto”.
“Non ci credo”.
“Guarda Rufus. Come te lo spieghi?”
“Vuoi dire... Eravate tutti dei gatti....”.
“Sì”.
“E me lo dici solo ora?”
“Ho sbagliato, lo so. Ma non sapevo quando sarebbe successa questa cosa a Rufus, e non volevo che ti sentissi diversa dalle tue amiche, dai tuoi coetanei”.
“In che senso?”
“Beh, tesoro, se tuo padre era un gatto e tua mamma una gatta puoi probabilmente immaginare cosa fossi tu”.
“Cosa? Anch'io?”
“Già”.
“Ma non me lo ricordo!”
“Quando è successo eri troppo piccola. Non puoi ricordartelo”.
“E... hai avuto solo me?”
“Oh no, tesoro. Proprio no”.
“Vuoi dire che ho fratelli e sorelle?”
“Tanti, mia dolce figlia”.
“E dove sono? Come mai non li ho mai conosciuti?”
“Sì che li hai conosciuti”.
“Ma quando?”
“Non penserai mica che sia normale... tutti questi gatti nel quartiere”.
“Oddio mamma”.
“E tutti i vicini.. hai visto come coccolano quei gatti?”
“Sono loro...?”
“Sì”.
“E nessuno se ne accorge?”
“Beh, qualcuno sì. Qualche cane ogni tanto si avventura da queste parti.. Annusa.. Forse capisce”.
“E quindi? Che cosa dobbiamo fare adesso?”
“Niente, Laila cara. Anzi sì. Prepariamo il pranzo, che ho fame”.
“O mio Dio. Comunque sì, è vero, anch'io ho fame. Rufus?”
“Molta fame anche qui... ragazze”.
“Cos'hai comprato per pranzo mamma?”
“I bocconcini Viskas, quelli Cesare erano finiti. Ma sono al tonno eh!”
“Buoni!”
“Buonissimi”.
“Grazie mamma”.
“Ti pare, tesoro. Metti in tavola le ciotole”.

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