marzo 05, 2013

Ti ho visto proprio tutta

Elisa! Quanto tempo. Quanto da quel giorno in cui ti legai a quel tavolaccio rosso.
Ricordi? Disperata, consapevole, urlavi decibel di terrore in tutta la mia cantina che, però, avevo ben isolata, con costosi pannelli di contenimento del suono. Io solo Eli cara, cara Eli, potevo sentirti.
Ricordi? Ho aspettato paziente che le energie ti lasciassero, che quasi svenissi, prima di fare a pezzi i tuoi vestiti e rinforzare le cinghie di costrizione. Solo allora ho iniziato a tagliarti a fettine con quel bisturi di precisione, tante sottili sezioni di Elisa per me.
Oggi son venuto a lucidare queste piccole tombe disposte tra l'erba con uno schema casuale. Ne ho realizzate quasi cento, sai, per poter interrare e dare sepoltura ad ogni tua parte.
Ecco, ora asciugo una longitudinale della caviglia, dopo mi sposterò tra i resti delle tue gambe dove un groviglio di dure spine tenta di adulterare l'immacolata perfezione delle tue lapidi.
Ora dormi, Elisa, che ogni tua fetta riposi in pace, spero che il mio incessante strofinarti non ti disturbi.

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