ottobre 10, 2012

Ma Elisa?

"Quanto pelo che hai".
"E' per scaldarmi meglio".
"Quante dita che hai".
"È per carezzarti meglio".
"Non so, non mi sembri mio nonno".
"No, infatti".
"Ah vedi? Avevo ragione. Non sembri neanche mio zio".
"Sei davvero astuta, ragazza".
"Non sei mio papà".
"Direi proprio di no".
"Quindi fammi capire. Io sto in un baita sperduta in mezzo ad un bosco fitto, in piena notte, davanti a un camino acceso, con uno che non conosco?"
"Sì".
"E non è un sogno?"
"Non mi sembra che tu stia dormendo".
"Già. Ma come ci sono arrivata qui?"
"Ti ho preso davanti a scuola, ricordi?"
"No, per niente. Oddio, forse qualcosa. Un camioncino?"
"Sono gli effetti della sostanza che ho usato. Poi passeranno. Ti ho addormentato e ti ho portato qui".
"Ero sicura di sognare".
"No no, è un composto potente. Ma non provoca danni permanenti, tranquilla".
"E perché io?"
"Beh sei carina, rosa, morbida. E hai degli occhi verdi bellissimi. Non ce ne sono molte del tuo livello in giro".
"Ti piaccio".
"Piaci a tutti".
"Non hai paura che scappi?"
"No, non puoi andare da nessuna parte".
"E se mi metto a urlare?"
"Fai pure, non c'è nessuno per chilometri".
"Guarda che ho un urlo acutissimo".
"Non lo sentirà nessuno".
"Potrei strangolarti nel sonno".
"No. Non potrai far niente. E poi sono molto più forte di te".
"Ma io ho unghie affilate".
"Te le ho già tagliate".
"Potrei avvelenarti".
"Con che cosa? Qui non c'è niente che tu possa usare".
"Piantarti un coltello nel collo?"
"Sono sotto chiave".
"C'è sempre l'attizzatoio del camino".
"Ahh, vedi che non ci avevo pensato".
"Se ora mi muovo velocemente potrei sorprenderti e dartelo in testa".
"Non ti sei accorta che hai le mani legate?"
"Potrei sempre buttarti addosso la brace coi piedi".
"Legati pure loro".
"Ah, ecco. Vedo. Beh posso sempre sputarti addosso".
"Sì ma perché? Mi faresti arrabbiare e basta".
"Lo dici tu, ho una saliva acida di protezione proprio per questi casi, che scioglie all'istante qualsiasi superficie".
"Sì ho notato, ma ti ho disattivato le ghiandole salivari".
"Potrei sempre mandare in sovraccarico la mia pila e fare esplodere tutto".
"Ti ho rimosso tutti i comandi ausiliari".
"Potrei sempre azzerare le mie funzioni cognitive".
"Non puoi. Vedi quel computer? Ti gestisco da là".
"Vabbé ma cosa vuoi?"
"Devo smontarti e analizzarti".
"Perché?"
"I miei committenti vogliono le tue specifiche tecniche".
"Perché?"
"Immagino per poter competere con chi ti ha messo sul mercato".
"Ma così morirò".
"Sì, finirai in una scatola, mi dispiace".
"Ho paura, penso di essere sopraffatta dal panico".
"Sì, è comprensibile. Iniziamo"
"Che fai?"
"Ti stacco i piedi, oggi ci occupiamo di quelli".
"E poi?"
"Domani o dopodomani le gambe, vediamo".
"Ho paura".
"Non sentirai dolore, tranquilla".
"Non puoi disattivarmi prima?"
"No, mi serve registrare le tue reazioni, sorry".
"Ma così tutto quello che sono, la mia famiglia, le mie poesie, il torneo di tennis... tutto andrà perduto".
"Sì. Ti dispiace star zitta ora? Non è facile smontare i piedi senza creare cortocircuiti".
"Scusa, è che mi viene da piangere".
"Singhiozza pure. Ma in silenzio".
"Scusa".
"Figurati. Ora zitta che ti smonto".

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