settembre 21, 2012

Calligrafia

"Scrivete orsù, Alfiero".
"Son pronto, capitano".
"Nell'anno del signore 1483, nell'ottobre, io, Dagoberto Arena di Millepane, alla testa di un manipolo di coraggiosi-"
"Più piano, capitano".
"Va bene. Coraggiosi, dicevo, sono giunto in loco inesplorato e ignoto a tutte e ciascuna tra le mappe tracciate del mondo alfine di un viaggio iniziato due anni da oggi. Ci siete fin qui Alfiero?"
"Sì, capitano".
"Detti confini del mondo trovansi a sud, ché li raggiungemmo dopo una lunga navigazione funestata da venti gelidi e ghiaccio galleggiante nell'acqua, talvolta di misura sì grande che quando una collina veniva visibile alla vedetta, una montagna tutta vi era attaccata di sotto, come se a galleggiare fosse un continente intero. Alcuni omini perirono nelle tempeste, ché con una dopo l'altra fummo messi alla prova. Come andiamo Alfiero, vi precedo forse troppo con le mie parole?"
"Galleggiare...."
"Ah, bene. Dicevo. Giunti fin qui, gli stanchi navigatori han però ripreso il cuore, siccome la nostra Ammirevole regge il mare più freddo e il cibo sottocoperta non manca. Per questo dichiaro che io, Dagoberto, proseguirò su questa rotta-"
"Un attimo ancora, capitano. Dichiaro..."
"Sì. Su questa rotta, ché coi nostri occhi si possa studiare codesta regione pria di riprendere verso casa. Il periglio è grande ma siam tutti decisi ed io su tutti. Firmato e sigillato e blablabla, ci siete Alfiero?"
"Ci sono, Vostra Grazia".
"Capitano, è sufficiente. Stendetelo in calligrafia, Alfiero, ricopiate la nostra rotta, inceratelo, che il prete lo benedica, e che sia poi affidato alle correnti del nord con la più spessa delle nostre bottiglie. Se l'impresa dovesse fallire che almeno sia di monito ad altri, e che il nostro primato non vada disperso".
"Credete davvero che qualcuno possa trovarlo?"
"Ci penserà la provvidenza, io tra quelle rocce bianche mi spingerò sol sapendo almeno che una traccia del nostro passaggio la si è lasciata. Ora vada, che è tempo di virare a sud. Si accerti che sia ben sigillata pria di abbandonarla alle onde".

"Dove l'avete trovata?"
"Il bianco che abbiamo catturato ieri. C'era anche questa nello stomaco, in mezzo alla monnezza".
"Apriamola allora".
"Non sarebbe meglio consegnarla ad un esperto? O riportarla con noi e donarla ad un museo?"
"Sì beh, però nulla ci impedisce di aprirla. Mi pare che il turacciolo ceda facile no? Sembra antica, secondo te quanti anni avrà? Non sei curioso?"
"Qualche secolo, capo. Almeno".
"Davvero pensi? Chissà che c'è scritto, chi l'ha lasciata. Magari qualche naufrago. Sembra un film. Apriamola dai, pensaci tu, Goghi. Non rovinarla".
"Oh!"
"Che c'è?"
"Credo sia carta di canapa, comandante. E' davvero vecchia 'sta roba".
"Vacci piano, srotola lentamente".
"Mi sembra andata a male. Sì, vede qui?"
"Umh. Giriamola, vediamo cosa c'è scritto".
"Oh!"
"Ah!"
"Niente".
"Nulla. Com'è possibile?"
"Vede qui? E' entrata umidità, chissà da quando, e la muffa se l'è mangiata tutta, vede questi segni, è l'unica cosa che rimane".
"Magari a terra la recuperano".
"No, forse riusciranno a datarla, comandante. Ma il testo è perduto per sempre".
"Chissà chi l'aveva scritta".
"Già".
"Vabbé, bando alle ciancie. Torniamo al sonar, forse qui si può trivellare".
"Ok capo".

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