agosto 26, 2016

Il portone della vecchia

Se ne sta andando anche Lenna. Ieri a mezzodì passo davanti a casa sua, le faccio un cenno di saluto e lei, seduta sulla sedia accanto al portone d'ingresso, mi chiama a sé: "mi aiuti".
Lenna vecchina gentile non ha più voce da quasi un anno, quella parola l'ha strozzata fuori con fatica grande ma l'ha ugualmente consegnata con un sorriso. M'avvicino in un balzo, chinandomi lesto acché l'orecchio mio e la bocca sua siano ad una spanna e nulla più.

"Mi alzi?", dice così, sondandomi con i piccoli occhi verdi che galleggiano in due sclere biancorosse, piegandosi intanto verso di me. Là noto la spesa in una busta, e capisco: di ritorno dal mercato era giunta qui per miracolo, sfandosi infine sulla sedia di plastica. Ora m'avea visto salvatore, ma chissà per quanto col sole addosso avea atteso braccia amiche a trarla in piedi.

Orquindi mi piego a mia volta, le prendo la mano che mi porge e con l'altra mia rinsaldo il braccio suo, sollevando così quel corpicino fragile, avvolto in troppi abiti per un giorno tanto caldo. "Mannaggia la vecchiaia" mi sussurra espirando mentre, or ch'è in piedi, controllo per qualche istante c'abbia riguadagnato l'equilibrio; quasi una imprecazione tremante la frase sua, un pudìco scusarsi in realtà.

Infilata la chiave nell'antico portone mi ringrazia con un sorriso faticato, mi fa cenno che per la spesa aiuto non vuole: "grazie grazie". Mentre m'allontano d'un passo o due, la spio non visto: esita un po', poi spinge quel legno macilento, allunga una mano, afferra la busta e lenta lenta se la trascina dentro. Un altro minuto ancora e'l portone si richiude, tagliato a tre quarti dal sole.

Ogni mio giorno qui a Grotte ho visto Lenna accanto al suo portone, ma solo adesso m'accorgo quanto quello sia diventato grigio e tarlato, frantumato per un pezzo, pericolante per un altro. Quel portone sta avvisando quelli che passano di qui: anche Lenna se ne sta andando.

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