Ecco, persa la lingua perso il senno, finquando quel richiamo ha interrotto il mio crollo personale. Non un gemito a caso ma il suono di uno sforzo, quel colpo di reni che produce un suono grave eppure pietoso, non cattivo, ecco quel grugnito addolorato mi era giunto così, umido, come dall'erba che calpesti tu e che io vedo a testa sotto, tuo pavimento mio cielo, e hai trapassato così quel confine contro cui le parole sono morte, aggregati di lettere, nient'altro.
La verità sembra verità quando viene dal profondo quando si proietta dallo stomaco al mondo, un innesco primordiale, una dichiarazione di principio, una presenza senza tempo.
Quello siamo, e sono anch'io, come un fulmine mi sei piombato addosso, bruciando dall'amigdala in giu il capoverso, lasciando su quella parte di me la tua impronta completa, un assaggio di quel che ero e pochissimo di quel che sono.
Ecco, ora mi guardi dall'oltre dell'erba capovolta attraverso il riflesso di te, coi tuoi piedi sulla mia testa, i tuoi occhi che non mi vedono e la bocca ancora aperta, appena, dopo quello sforzo.
La tua mano mi raggiunge, sono più piccolo di un tempo, e mi contiene tornita di rugiada e sporca di terra, fredda, persino così quelle tue dita su di me adesso beh son belle dolci e morbide.
Mi sei addosso mentre mi trascini nel tuo universo, sono un sacco che si sgonfia per passare da un buco nero piccolissimo, e si rigonfia subito dopo, come se ci fosse davvero aria là sotto sufficiente a insufflarti dentro la vita. Così ti sorrido, perché tra le dita dei tuoi piedi sbriciolano lettere cadute di sotto mentre le tue labbra si posano sulle mie. Spingono da dentro e in su decadi di ricovero da trauma, caos mescolato all'uva passa succhiata adagio, e ai pinoli che ho masticati, le vedo dall'altro lato ormai, al contrario e in chiaroscuro, da là sotto risalgono al crasso poi allo stomaco e poi spingono ancora, si smontano ancor prima di superare l'orofaringe, perché non han più scopo mentre quel tuo gemito lo pronunci di nuovo, stavolta senza suono, come se fosse il gesto del tuo mento tutto ciò che serve a provarmi che ci sei.
Nella nebbia ora ci sono i tuoi occhi che mi galleggiano addosso mentre ti stringo cadiamo insieme affondiamo nell'umido vapore che tutto il mondo regge.
Siam passati da qui a lì tu tirandomi su con la mano e io abbandonandomi come due cani che non han bisogno di temersi: l'erba è zuppa e il nuovo sole spalmerà la nebbia sopra a tutti i fili d'erba, e su quelle nuvole saliremo e sarai felice di certo e di certo lo saremo di nuovo tutti.