Le cicale tutte insieme cessano di rincojonire il bosco mentr’io volgo le chiappe alle Culex e la prora al venticello.
Quello risale tra le querce così lento, s’imbarba su ogni foglia, calderrimo come il giorno che fu, come la notte che sarà.
Venite qui, zanzaroni, pascetevi con le vostre mascelle, mandibole, labra e ipofaringi, infilatevi in ogni poro!
Ce n’è, sapete? Per milioni di voi e miliardi di noi. Che possa io darvi tutto il mio sangue finché ancora scorre.
Dove andate? Accorrete, sciocche culicidi!
Il tempo stringe: domani all’alba sarò pietra io e sabbia rossa lui.