Mami mami!
- Che c'è tesoro?
C'è papà in televisione
- Eh?
E' papi!
- Gilbertina, quello non è tuo padre
Mamma ma che dici, è lui, lo vedi
- No figlia mia, quello è Antioco, suo fratello gemello
Ma papà non ha fratelli e quello comunque è lui
- Sì che ce l'ha, e quello è Antioco
Mamma ma è papà
- No tesoro di mamma
Ma mamma quella è la camicia che gli hai stirato stamattina, i pantaloni, ha pure il cappello che gli abbiamo regalato al suo compleanno!
- Sì, ad Antioco
Ettore, mamma, si chiama Ettore e lo hai sposato vent'anni fa, quando sei rimasta incinta di me
- Sedici tesoro, tu avevi quattro anni
Mamma non hai bevuto?
- No, tesoro, ma non sapevo come dirtelo, quando, e ora te lo sto dicendo, non so cosa mi abbia preso
Ma cosa stai dicendo? Mamma vaneggi?
- No amore mio, almeno credo
Perché lo chiami Antioco?
- Perché è il suo nome, il nome di tuo zio, di mio marito, ma l'ho chiamato Ettore per decenni
E papà? Scusa ma papà allora?
- Cosa?
Che fine ha fatto?
- Non lo so amore caro, sono così tanti anni che non ne ho più notizia. E' partito, andava in Cambogia per non so quale progetto, non è più tornato
Ma cosa mi stai dicendo mamma? Papà è morto?
- No, sa badare al fatto suo, starà facendo del bene da qualche parte sai, magari gli intitoleranno una via, o gli faranno una statua quando non ci sarà più. Ma che sto dicendo?
Mamma sei di fuori, di nuovo
- Mannò Ernestina che dici?
Mamma mi chiamo Gilberta
- Oddio che nome poverina, e chi te lo ha messo?
Voi mamma
- Noi chi?
Tu e papà, Ettore
- E chi è Ettore?
Mamma?
- Mamma? Ma chi è lei?
Hai preso le tue pillole?
- Ma chi sei? Che ci fai in casa mia? Aiuto!
Mami prendi le pillole
- Aiuto una ladra! Mi vuole drogare aiuto, aiuto!
Mamma chiudi la finestra farai venire i vicini, dai su prendi queste pillole vedrai che poi... E ora chi è che suona alla porta?
- Aiuto! Aiuto!
O Dio mio aiutami tu. Chi è?
* Sono Marzio, il vicino della signora
Buongiorno
* Ho sentito gridare e...
Sì mia madre, si sente male
* Ma lei chi è?
La figlia, Gilberta, ci siamo visti cento volte
* Mai. La signora non ha figli, non ne ha potuti avere poverina. Sarà mica una di quelle che rubano ai vecchi soli?
Ehi Marzio, sono Gilberta, ricordi? Vengo tutte le domeniche a pranzo, si ricorda che le ho portato una pianta la scorsa settimana? E mi ha pure chiesto di uscire insieme?
* Ma figuriamoci, me lo ricorderei. Io non la conosco, ora chiamo la polizia
- Ohh grazie a Dio, grazie
Mamma la smetti? Mami? Mami non mi riconosci più? Mamma? Mi senti?
- Aiuto! Aiuto!
* Si calmi signora, mi han detto che saranno qui in pochi minuti
Bene va, almeno potrò spiegare
• Che succede qui?
Agente, mia madre non mi riconosce più, il vicino qui finge di non ricordarsi di me, mia madre ha dei problemi di memoria, se non prende le sue pillole..
- Aiuto! Aiuto!
• Signora si calmi, siam qui noi. E lei, signorina, ce l'ha un documento?
Sembra un incubo. Ecco la patente
• Dice di essere la figlia?
Non dico. Io sono la figlia
• La signora dice di no, e il vicino non l'ha mai vista
Guardi non so cosa succede
• Ci segua in centrale, faremo dei controlli
Ci vorrà molto? Mia madre deve prendere le pillole
• Nel caso la riaccompagniamo noi, non si preoccupi. Ecco signora ha visto? La portiamo via
- Ohh, Dio vi benedica
* Signora ora sta meglio? Sono andati via
- E lei chi è?
* Il suo vicino
- Il vicino di chi?
* Abito qui accanto, non ricorda?
- Ma non l'ho mai vista, come si chiama?
* Mi chiamo... mi chiamo.. oddio non ricordo come mi chiamo. Lei come si chiama?
- Credo che abbia detto di chiamarsi Fabrizia
* No, non la ladra, lei lei dico
- Gilberta, credo
* Piacere, io ora ricordo, mi chiamo Ettore
- Sicuro? Non si chiama Antioco?
* No. Ettore.
- Questo nome mi dice qualcosa. Ma da quando abita qui?
* Da dieci anni, da quando son tornato dalla Cambogia.
- Anche il mio ex marito era andato in Cambogia, ma non è più tornato.
* E come si chiamava?
- Marzio.
* Ahhh. Pensi che io sono dieci anni che cerco mia moglie e mia figlia, ma ormai ho perso le speranze. Quando tornai dalla Cambogia erano sparite nel nulla.
- Oh che tragedia poverino, e come si chiamavano?
* Ernestina e Fabrizia
- Ahh poverino. Venga, le offro un té così mi racconta della Cambogia, chissà che non abbia incontrato il mio ex marito laggiù. Venga venga.
maggio 11, 2026
maggio 08, 2026
Le briciole
Ecco, persa la lingua perso il senno, finquando quel richiamo ha interrotto il mio crollo personale. Non un gemito a caso ma il suono di uno sforzo, quel colpo di reni che produce un suono grave eppure pietoso, non cattivo, ecco quel grugnito addolorato mi era giunto così, umido, come dall'erba che calpesti tu e che io vedo a testa sotto, tuo pavimento mio cielo, e hai trapassato così quel confine contro cui le parole sono morte, aggregati di lettere, nient'altro.
La verità sembra verità quando viene dal profondo quando si proietta dallo stomaco al mondo, un innesco primordiale, una dichiarazione di principio, una presenza senza tempo.
Quello siamo, e sono anch'io, come un fulmine mi sei piombato addosso, bruciando dall'amigdala in giu il capoverso, lasciando su quella parte di me la tua impronta completa, un assaggio di quel che ero e pochissimo di quel che sono.
Ecco, ora mi guardi dall'oltre dell'erba capovolta attraverso il riflesso di te, coi tuoi piedi sulla mia testa, i tuoi occhi che non mi vedono e la bocca ancora aperta, appena, dopo quello sforzo.
La tua mano mi raggiunge, sono più piccolo di un tempo, e mi contiene tornita di rugiada e sporca di terra, fredda, persino così quelle tue dita su di me adesso beh son belle dolci e morbide.
Mi sei addosso mentre mi trascini nel tuo universo, sono un sacco che si sgonfia per passare da un buco nero piccolissimo, e si rigonfia subito dopo, come se ci fosse davvero aria là sotto sufficiente a insufflarti dentro la vita. Così ti sorrido, perché tra le dita dei tuoi piedi sbriciolano lettere cadute di sotto mentre le tue labbra si posano sulle mie. Spingono da dentro e in su decadi di ricovero da trauma, caos mescolato all'uva passa succhiata adagio, e ai pinoli che ho masticati, le vedo dall'altro lato ormai, al contrario e in chiaroscuro, da là sotto risalgono al crasso poi allo stomaco e poi spingono ancora, si smontano ancor prima di superare l'orofaringe, perché non han più scopo mentre quel tuo gemito lo pronunci di nuovo, stavolta senza suono, come se fosse il gesto del tuo mento tutto ciò che serve a provarmi che ci sei.
Nella nebbia ora ci sono i tuoi occhi che mi galleggiano addosso mentre ti stringo cadiamo insieme affondiamo nell'umido vapore che tutto il mondo regge.
Siam passati da qui a lì tu tirandomi su con la mano e io abbandonandomi come due cani che non han bisogno di temersi: l'erba è zuppa e il nuovo sole spalmerà la nebbia sopra a tutti i fili d'erba, e su quelle nuvole saliremo e sarai felice di certo e di certo lo saremo di nuovo tutti.
La verità sembra verità quando viene dal profondo quando si proietta dallo stomaco al mondo, un innesco primordiale, una dichiarazione di principio, una presenza senza tempo.
Quello siamo, e sono anch'io, come un fulmine mi sei piombato addosso, bruciando dall'amigdala in giu il capoverso, lasciando su quella parte di me la tua impronta completa, un assaggio di quel che ero e pochissimo di quel che sono.
Ecco, ora mi guardi dall'oltre dell'erba capovolta attraverso il riflesso di te, coi tuoi piedi sulla mia testa, i tuoi occhi che non mi vedono e la bocca ancora aperta, appena, dopo quello sforzo.
La tua mano mi raggiunge, sono più piccolo di un tempo, e mi contiene tornita di rugiada e sporca di terra, fredda, persino così quelle tue dita su di me adesso beh son belle dolci e morbide.
Mi sei addosso mentre mi trascini nel tuo universo, sono un sacco che si sgonfia per passare da un buco nero piccolissimo, e si rigonfia subito dopo, come se ci fosse davvero aria là sotto sufficiente a insufflarti dentro la vita. Così ti sorrido, perché tra le dita dei tuoi piedi sbriciolano lettere cadute di sotto mentre le tue labbra si posano sulle mie. Spingono da dentro e in su decadi di ricovero da trauma, caos mescolato all'uva passa succhiata adagio, e ai pinoli che ho masticati, le vedo dall'altro lato ormai, al contrario e in chiaroscuro, da là sotto risalgono al crasso poi allo stomaco e poi spingono ancora, si smontano ancor prima di superare l'orofaringe, perché non han più scopo mentre quel tuo gemito lo pronunci di nuovo, stavolta senza suono, come se fosse il gesto del tuo mento tutto ciò che serve a provarmi che ci sei.
Nella nebbia ora ci sono i tuoi occhi che mi galleggiano addosso mentre ti stringo cadiamo insieme affondiamo nell'umido vapore che tutto il mondo regge.
Siam passati da qui a lì tu tirandomi su con la mano e io abbandonandomi come due cani che non han bisogno di temersi: l'erba è zuppa e il nuovo sole spalmerà la nebbia sopra a tutti i fili d'erba, e su quelle nuvole saliremo e sarai felice di certo e di certo lo saremo di nuovo tutti.
dicembre 26, 2025
Piove sai
Tra tue colline profumate scorre il fiume mio.
Guardati, come potrei mai lasciarle?
Cosa crescerebbe nel cuore se strappo via giunco e marasche?
E questo cazzo enorme, cosa dovrei farci?
Corro al sovescio seduto sul diesel. A ogni zolla sobbalzo, e grugno per i pensieri tuoi, e i miei.
Con te lontano la terra avrà aria soltanto. È questo che ci aspetta? Come ci nutriremo?
Lascia invece che ti segua nell'erba, che ti fiuti come un elefante cieco, che sia il mio avorio ad affondare le tue morbidezze.
Non vedi? L'aurora già scappa il cinghiale, l'acqua s'accorge di noi, ti sfiora, anche lei felice di bagnarti.
Gli uccelli cantano, è giorno di nuovo, la campagna s'abbraccia. Finalmente zuppi ci baciamo.
Guardati, come potrei mai lasciarle?
Cosa crescerebbe nel cuore se strappo via giunco e marasche?
E questo cazzo enorme, cosa dovrei farci?
Corro al sovescio seduto sul diesel. A ogni zolla sobbalzo, e grugno per i pensieri tuoi, e i miei.
Con te lontano la terra avrà aria soltanto. È questo che ci aspetta? Come ci nutriremo?
Lascia invece che ti segua nell'erba, che ti fiuti come un elefante cieco, che sia il mio avorio ad affondare le tue morbidezze.
Non vedi? L'aurora già scappa il cinghiale, l'acqua s'accorge di noi, ti sfiora, anche lei felice di bagnarti.
Gli uccelli cantano, è giorno di nuovo, la campagna s'abbraccia. Finalmente zuppi ci baciamo.
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