ottobre 07, 2026

Coppa la Vecchia!



Defunta apparse a capotavola con noialtri avvinazzati e sté in piedi pe' n'ora almeno, e sembrante a fissarci, ma l'occhi l'avea di spugna, come quando guardi ma non vedi, stava remota dentro, sicché a cuore rotto fummo a squadralla e a bere calici quanti ce n'erano, e daje e ancora e ancora, dopo un po' parvici d'avé difronte non più lei sola ma che almeno due stessero, e anche più, e più e più, come se un solo destino foss'ora giunto per tante. Sembrocci che la Peppa, rubata n'anima sì bella, avesse poi perso la brocca e che, intortata dalle carni delle donne, se fosse messa a prelevà non solo chella mia ma pure tutte l'artre.

Ingorda sacrofaga, l'omini ce volea lassà soli co'na mossa soltanto, come se al monno le donne tutte e in una sola botta sarìa a traslare al tristo covo suo.

Fu così che Torbonio s'ebbe l'idea: se è lei che dell'anima deruba - disse sottovoce come a carbonar fattacci - s'agisca insieme, la si uccida, che se la Vecchia schiatta tutti ce salvemmo, e le donne pure, e poi fiumi di vino a far festa per sempre.

Dicheno che di notte la Bieca celi ogni traccia del sangue che nel meato suo riversa sin dai tempi dell'antichi, sicché di giorno l'anime ch'appena prese passino placide di là, un piede alla volta verso la grande fossa. E' furba la Falciara. Teme che a quelle s'appalesi l'inganno perciocché uscino dal torpore ignavio che lei usa pe' svotalle del ben di dio, e poiquindi scappino piedi all'inverso.

Chi legge sa ch'Ella cha na falce e un mantello nero e pezzi grigi d'osso che la sua cattiveria incolla e tiensù, e che mani e piedi son di scheletro. Ed ecco che con st'armamentario s'era piazzata a cento passi dal nostro desco ubriaco e dava la via a tutte, sicché pronta a defungerle nell'orrido calderone.

"Sia mai!" dicemmo noi tutti l'omini ch'eravamo. E ci alzammo fieri dal tavolo di legno, a marciare verso codella col sangue in testa e n'soffio in coda. Subito l'Ossuta s'avvide di noialtri, con far lesto roteò la lama lucente e con voce roca ci avvertì: un passo ancora c'avrebbe condannato. Pe' n'attimo er core ci si gelò dentro, tanto che alcuni guardonno addietro, ma quella fin troppe volea portar via, tutte le donne persino! E così quella minaccia divenne fòco e fece di noi omini ciucchi n'impavida truppa: ci scagliammo quant'errimo pe' ricoverà quell'anime che s'era apparecchiata.

Seguì una caciara, un parapiglia de pugni, lame e luna, e sangue e strilli a zampillare e voci rotte e carni sguaiate. Alfine dalla zuffa emersimo vittòri: strappammo a quel mucchio d'ossa il mantello e la falce, lo prendemmo a calci finché giorno venne.

Così fu che le donne tornonno ai loro sensi, e ai nostri occhi.

Nun so di' poi che successe nel dettaglio, c'ogni cosa si confonde deppiù c'ogn'altra ad ognora che passa, ma la Peppa s'è migrata e da allora è festa e vino a fiumi.