Come quell'uomo che ha spedito lontano le proprie preoccupazioni con lo sguardo sul mare, verso l'orizzonte, fino a vederle piccole, minute, un niente dinanzi all'enormità dell'oceano, che seduto su una spiaggia le ha guardate divenire guizzi al di sopra delle onde, e poi grazia e poi felicità, come umano dolore trasceso nel disegnare gioia sulla fronte del sole, come quell'uomo che dapprima oppresso conquista poi una dimensione nuova grazie a tanta bellezza, sì da perdere la finitezza del proprio corpo per diventare anche lui goccia di mare e spuma bianca, quell'uomo ormai simile a una divinità senza tempo senza luogo che però ecco, invece, senza avviso alcuno, subisce l'offesa improvvisa di un pallone tirato a casaccio da un bamboccio maldestro: d'un tratto la forza del colpo, la sabbia sparata negli occhi e dentro la camicia, le urla di scuse miste a risate di quel ragazzo inconsapevole, tutto in un solo istante lo strappa dalle vastità dell'universo, e si trova a toccarsi la testa colpita mentre la sua anima, che volteggiava a capo d'onda intrecciandosi con le correnti e con il vento, ecco che precipita ben al di sotto della superficie verdeblu, sbigottita dal filo reciso con tanta sgraziata immediatezza, privata di ogni afflato e, ormai contratta, diretta sul fondo dell'abisso a farsi sasso.
Come quell'uomo amore mio guardavo i tuoi volteggi sul palco di quel teatro gremito, perdendomi nelle figure che disegnavi col tuo corpo fatato, quand'eccomi invece con un'acutissima fitta al posteriore, giunta senza avviso, io a tapparmi la bocca con la mano per non dare a quell'agonia la foggia di un pallone sguaiato, riportato così e con violenza dentro me stesso, in un solo istante lontano dall'altrove senza tempo dove la tua danza m'avea condotto, io di nuovo sulla poltroncina sghemba di velluto, e lì ad acconciarmi senza sosta per trovare una posizione priva di dolore e forse chissà capace per questo di riportarmi da te.
Ma fui sfortunato amor mio perché il retto s'era deciso a spararmi sabbia fin dentro la camicia. Ecco perché, mio tutto, non hai visto il tuo babbo applaudirti oggi insieme agli altri genitori, egli era stato aggomitolato dal suo dolore, spinto dalla tua magia a cercare la sua anima ma costretto poi dalla sua temporalità a scivolare nell'abisso come un sasso, con una mano sulle labbra e l'altra sull'ano.