All'alba già spelano l'erba del pratone con suole grosse. Filano veloci scavando cavità nella bruma più fredda dell'anno, raggiungono il marciapiede dalla fanghiglia quasi ghiacciata, mi sfiorano avvolti da giacconi di tessuto tecnico, cappotti di lana verdescuro e nuvole di fiati, sfiati e idrocarburi in sospensione. S'affrettano per raggiungersi a vicenda in uffici, studi e scuole prima che sia troppo tardi.
Un'unica andatura incerta traccia curve sul marciapiede a lato, le sue sciarpe marroni trasudano vecchiezza, notti senza fine e zaffate di sigaro umido che mi si appuntano in viso ad ogni passo.
Un cane sbadiglia saggezza dalla vetrina riscaldata di un grande caffé voltandosi nella sua comoda cuccia. Dalla fermata dell'autobus lo fissiamo tutti.