settembre 23, 2026

Se fosse già domani

Eppure non so voltarmi. Non so mettermi negli occhi gli olivi, la discesa, il mandorlo, e il fico, e poi il tufo e poi il melograno.
C'è il sole che sorge basso: allunga la mia ombra su tutto ciò che è stato. Come potrei guardar là, alle mie spalle? Non domani. Il mio me di allora si trascina via da lì, da qui.
il corpo spezzato prende fiato ad ogni albero che incontra, per fatica, e per nutrire la pelle con un ricordo, anche solo per il tempo di un respiro. Camminare - anche camminare - s'è fatto così difficile.
L'occhio inciampa un'ultima volta sull'impronta del cinghiale, poi sospingo l'involucro grigio sul pietrisco mille volte consumato, lascio qualcosa di me sul fango. Ecco, sì, domani sparisco oltre la collina, vuoto, senza più giorni né memoria. Compiuto.