maggio 01, 2018

Le cose che sono

Famario vecchio qui a Grezze avea una moglie e due figli grandi, e una casa con un garage piccino e un ettaro nei pressi, a Magunzano, dove teneva l'orto, gli olivi e le frutte, e v'andava a guernare polli, piccioni, quaglie, conigli, maiali e'l suo canetto anziano, bello e sdentato.
Le sue serate erano tre sedie in strada di qua e di là del passo, e chiacchiere coi vicini o con chi colà capitasse. E quel giorno non si fece tutti che parlare di carciofi, ché a Grezze di piantine non se ne vedeva l'ombra e l'unica a venderne qualche decina era la fioraia, la quale però le metteva un tantroppo l'una, prezzi così alti che molte sopracciglia vi si erano aggrottate.

Luigino disse che l'aveva viste anche su al vivaio ferentino, ma Dorando c"era passato poi e quelle poche, confermò quella sera, erano andate. Per Gincino non c'era storia: quell'anno di carciofi non se ne sarebbero visti e Manuele, zitto sempre, annuì gravemente. Fu con la penuria di carciofi in testa che Famario tentò di dormire quella notte, sognando ricordi di carciofi capati cucinati e serviti dalla moglie, destandosi poi al mattino nell'idea che alla fioraia avrebbe pagato per quell'anno soltanto, a condizione che le sue famose piantine fossero davvero belle e fresche.
Ma come scese coi soldi in mano e aprì il portonetto, si trovò sull'uscio un'intera dozzina di vasetti con dentro foglie piccole, piante di carciofo senza dubbio. E che bel colore avevano. Le prese su a esaminarle, e intanto a vedere se d'intorno vi fosse chi l'aveva lasciate, perché a chi si dovesse tanta grazia proprio non avrebbe saputo dire.

Famario passò la mattina al campo, a zappare e sistemare, due piantine le piazzò all'orto e le altre più giù, dove teneva la vigna, che c'era una fila di terra già pronta, e sul viso avea il sorriso incerto di chi gode d'un regalo imprevisto che non sa come ricambiare. E ne parlò col confinante, l'Angelino, che lo guardò zappare con un pizzico d'invidia per i bei carciofi che ne sarebbero venuti, e ne parlò con l'Armando, che andava col trattorino a far l'ultima legna, e coll'Antonio, che l'ascoltava cesoia in mano abbarbicato su una scala poggiata ad un ulivo. Tante ipotesi si fecero sull'autore del gesto e giunta la sera, seduto sulla sedia in strada, Famario ancora chiedeva a tutti; c'era chi indicava Leopoldo, che negò assolutamente, chi sospettava il Brune, che però disse no e che anzi quell'anno non teneva piantine né per sé né per altri.

Il mistero fu la chiacchiera della sera finquando tutti pianpiano si ritirarono, che la campagna stanca e l'indomani era già l'oggi. Famario anche si coricò, con la moglie tra le braccia e in testa enormi portate di carciofi fumanti, e chiuse gli occhi proprio mentre una luna tarda s'infilava bianca tra i listelli delle persiane.
E che bel sonno fu.

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