novembre 03, 2017

Per un pugno di patate al selenio

Sembrava stesse divorandosi la lingua il treenne che tossiva terremotando la carrozzetta sospinta dalla madre distratta, indecisa nel carrefù se scegliere i grissini fagolosi al finocchio o gli sgranocchi classici con semi di sesamo.
Quella minibocca sputava rantoli minacciosi e impastati uno sull'altro, così ravvicinati che il secondo si mangiava il primo ed entrambi scuotevano quel miniumano, dai riccioli neri fino alle scarpette azzurre, quand'ecco che, dopo una brevissima pausa, riemergeva un rutto che costringeva fuori la lingua per trasformarsi poi in un nuovo conato e via a ricominciare daccapo.

M'ero tenuto dall'inalare, un po' temendo per il virus un po' per l'untore mignon, e con passo felpato m'ero allontanato; ma mentre ghermivo sognante una plastica con dentro vere friselle integrali di puglia, ecco che dietro di me l'ennesimo colpo di tosse cessava all'improvviso, sostituito nella frazione di un secondo da un sussurro angelico, una vocetta acuta e cristallina che non so proprio cosa stesse dicendo ma, qualunque cosa fosse, era deflagrata tra gli scaffali come un'inattesa oasi di speranza per noi tutti.
Anche la madre sembrò accorgersi dell'inatteso fenomeno, tanto che dopo una rapida occhiata alla miniprole, afferrò con decisione il pacco scorta famiglia di grissini light senza sale senza strutto senza conservanti proseguendo poi con decisione verso le casse.

L'untore persino canticchiava, rilasciando cherubini tra gli scaffali, mentre dai finestroni del carrefù ora irrompeva di taglio un sole giallo, che si riveberava sui cassieri e sugli espositori di occhiali monouso girapollici firmati e caramelle svizzere allo xilitolo.
Uscimmo tutti senza pagare, un miracolo era avvenuto.

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