luglio 07, 2017

Il sangue di Antonandro

"Enrgisto? Sei stato tu? Come hai...? Che co..?", gli occhi correvano da quelli del marito alla katana insanguinata che giaceva sul tavolo.
"Sì Camilcilia, ho dovuto, non potevo agire diversamente, Antonandro andava zittito, ora non minaccerà più nessuno".
"Come... e Debimonah?"
"E' questo che ti preoccupa? Davvero? Quella che abita di fronte e passa il suo tempo a spiarci? Ma cavolo! E ora dove lo nascondo un elefante enorme come questo?"
"Ma non capisci? Debimonah potrebbe già aver chiamato la Carambizia, potrebbero arrestarti! Potrebbero spedirti a prelevare gigametano su Jupiter o a far scorrazzare protopecore su Saturno! Non voglio perderti di nuovo, non posso!"
"Non lo saprà nessuno Camilcilia, Debimonah non potrá dirlo a nessuno".
"Che dici amore mio, quella parla con tutti, anche con gli antacebols, figurati se non... Fidati, quella spiffererà ogni cosa".
"Ho sistemato anche lei. Anzi, lei per prima".


Camilcilia sbattè le palpebre, inquadrava il marito in silenzio ma non era certa di chi avesse davanti, nessuno lo sarebbe stato: un gesto tanto enorme di chi amiamo ci abbaglia e poi ci costringe a scegliere da che parte stare. Se non si accetta il movente e l'azione, in un istante e per sempre si perde quel pezzo della propria identità che si era investito nel Noi, perché nel momento più difficile il legame d'amore non regge e la brutalità di una realtà estranea alla coppia vi entra dentro e la sfascia dall'interno, smascherando così l'ossessione che aveva portato a credere che l'amore elevasse al di sopra dell'umana contingenza, e rimaniamo così a guardare l'altro come si guarderebbe chiunque, imputabile perdipiù di aver col suo gesto distrutto un'illusione.

Oppure facciamo una scelta diversa, accettiamo i fatti al di là di ogni ragionevolezza, e per farlo cediamo definitivamente il timone della nostra vita, sacrificandolo non per i nostri sogni o le nostre azioni ma per quelli di un altro, trovandoci a spiccare un salto nel buio da fermi, mentre quello almeno ha potuto saltare in movimento, caricandoci così sulle spalle l'intero peso dell'accettazione e quindi della frustrazione per essere stati trascinati oltrecortina nostro malgrado.

Per questo Camilcilia era rimasta senza parole dopo quelle poche battute, le aveva pronunciate come per distrarsi, parlando col marito non tanto per capire o sapere, perché l'evidenza era il corpo di Antonandro che invadeva l'intero salone e uno squarcio che ne rivelava le profondità, no, aveva parlato col marito per reazione, come per riempire di parole un vuoto, per soffocare in un dialogo la tragedia appena compiuta, come per normalizzare l'assurdo spettacolo che aveva trovato rientrando in casa. Ma ora, dinanzi a quelle rivelazioni, all'omicidio preventivo di un possibile testimone oculare, si ammutolì, si sentì travolgere dall'angoscia di chi è esposto ad una complicità che non ha avuto modo di prevedere né tantomeno di scegliere.

Si sentiva quasi soffocare davanti alla precisione dell'atto: lui aveva ucciso la possibile testimone ancor prima di far fuori chi non avrebbe più potuto minacciarli. Era stato freddo, chirurgico, era stato qualcosa che lei non avrebbe mai potuto essere. Dentro di sé sapeva che Enrgisto aveva fatto quel che doveva essere fatto ed è vero che le possibili conseguenze la spaventavano, ma ciò che più di ogni altra cosa in quel momento la turbava era aver visto quell'uomo, il suo uomo, anche se solo per pochi istanti, assomigliare non più al suo Enrgisto ma ai protagonisti violenti di cronache sanguinose, in cui ora si trovavano proiettati entrambi, strappati alle nuvolette rosa di un sogno distrutto. Si rese conto nel breve volgere di un minuto che se Erngisto aveva agito così allora lei, anche lei, aveva agito con lui, e che non c'era spazio né possibilità di dissociarsi da nulla. Lo accettò.

Gli si avvicinò e lo baciò, poi lo strinse a sé, attese che lui chinasse la testa su di lei, che si lasciasse andare ad un abbraccio di salvezza e infilò poi con forza dentro di lui e dentro se stessa la katana bagnata.

Poco dopo, crollati sul pavimento di quella casa, il loro sangue prese e mescolarsi con quello della loro vittima.





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