febbraio 06, 2016

Per Luisa, amica gentile


Una vecchina piccina usavo salutare, lenti spesse una parrucca, una vocina appena appena. Non sapeva l'italiano, ma all'incontro d'ogni giorno suoi buondì ballavan belli tra quei denti quasiveri.
Qui a Grotte lei per prima mi donò sorrisi grandi, fatti d'anni e di vissuto, di grazia persa e ricevuta, con più feste d'ogni altro, persino inchini poffarbacco.
Luisa disse tempo addietro che al Comune fu baldoria, ché cento nuovi buchi si faranno al cimitero. I poveri di Grotte, il giornale lo racconta, stretti stanno l'un sull'altro, senza posto in camposanto.
Ed è per questo c'or m'inquieto: oggi ieri e il giorno prima niuna traccia di vecchina, né il suo passo né la borsa né la gonna né l'ombrello.

Non vedendo la Luisa scopro un vuoto in pieno giorno, un'assenza di sorriso. Mi rivolgo alla vicina, novantenne contadina, di Luisa ricorda tutto, ma morì tant'anni fa.
"Ma come?" Dico io, "l'ho vista l'altro ieri o quello prima, era vecchia e piccina, lenti spesse una parrucca, una vocina appena appena".
No, spiega la donnina, curiosa del mio abbaglio, "se la cerchi è al cimitero, giù in fondo in terza fila". Luisa si chiamava, sparì che è tanto tempo, trent'anni almeno forse più.
"Ma" - abbassa lei la voce, sicché m'accuccio ad ascoltare - "par che il vedovo, l'Alfredo, la vedesse nella strada, un giorno sì e quell'appresso, un'anima vagante con piedi, volto e tutto il resto". Davanti alla Chiesa s'arrestava e con l'aria dialogava, come se con la moglie viva.

Alché mi vien che la Luisa, gentil signora imparruccata, anch'io l'ho scorta sempre qua, nei pressi della Chiesa. Dove Alfredo disse allora di vederla molto spesso. E sempre l'confermò, finquando un triste giorno il cuore l'si piantò.

Stavo spanto e perplemuto con vaghezza circonflessa a guardare il prete e il manovale che sistema la cappella, stavo franto e intabarrato col gelo sulle orecchie quand'ecco Luisa uscir da un angolo, con affetto guardar me, sorridente senza fallo.
"Ma lei è viva" mi sento dire, approcciandola d'un balzo, felice e caldo mi sentiva. Lei ristà un po' sorpresa poi mi guarda e m'avverte "no io no" lei risponde. "E com'è che io la vedo?" dico prima di pensare, lei fa un gesto come a dire "vedi tutti intorno a te: quello è Alfredo mio marito, quello è Ernesto suo cugino, poi Maria, Elena, Mario... Vedi tutti, tutti quant'erano".
"Son morti? Tutti tutti?"
"Tutti tutti", risponde lei ridendo quasi al mio stupore.
"E che vagano di qua? Non stanno al cimitero?"
"Aspettano in Chiesa i posti nuovi in camposanto", mi risponde la Luisa, "e un sarà anche per te".

Per me? Ecco cos'è. Essì. Tutto torna.

Dice lei: "sei morto l'altro ieri o l'altro ancora chi lo sa, forse il gas o forse il cuore, t'han trovato nel tuo letto, sparpanquato stretto stretto". Alfredo s'accoda: "sìsì ed è stato bello, il funerale e tutto il resto". Ora Luisa mi presenta, "questo è Paolo", a quello e quello.
Più tardi andremo al camposanto, ci andremo tutti quanti, ci son cento nuovi posti, portafiori e lampadine.
Tu che leggi amico mio, vieni a Grotte e cerca là: guarda bene alla fontana, c'è una lapide marrone con la faccia di un ciccione. Lascia un fiore e un pensiero, a Luisa li darò.


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