gennaio 06, 2016

Vola veloce di tetto in tetto

Aveva due occhi un naso e una bocca e per questo, e per le due gambe e le due braccia, avrebbe detto che era una della sua specie. Se non avesse appena volteggiato davanti al suo balcone, se l'avesse incontrata per caso nella calle sotto casa, l'avrebbe scambiata per una donna.
E invece.
Si sentiva il suo sguardo addosso e l'agitazione aumentò. Aveva ipotizzato di scappar dentro, chiudere la porta finestra e con due balzi infilarsi nel letto e sotterrarsi tra le coperte. Ma sapeva che non sarebbe bastato a sfuggirle.
Decise dunque di lasciarsi guardare da quella creatura che ora però non pareva badargli più, quasi ferma a mezz'aria, a forse trenta metri dal suo balcone, disegnata per metà dalla luna piena. Sembrava assorta in un dettaglio lontano e lui potè osservarla.

Montava a cavallo di un veicolo di qualche genere, sembrava in effetti una scopa di saggina. Non riusciva a distogliere lo sguardo dalla sua figura ma si appiattì spaventato contro il muro non appena lei si voltò: con un movimento improvviso della testa lo aveva inquadrato. Un attimo dopo gli si avvicinò veloce. Negli occhi di lei due fiamme lo guardavano, illuminando un naso enorme, lungo e bitorzoluto, con sotto due labbra sottili e larghe schiacciate da un mento che prorompeva in su e in avanti, come a voler toccare le narici. Lui era terrorizzato, non potè muoversi di un passo mentre quella si avvicinava. Quando lei gli fu davanti, sospesa a mezz'aria a non più di un metro dal suo corpo tremante, la sua anima già s'era nascosta dentro il pigiama e di fuori rimaneva solo uno straccio freddo.
"Perché hai paura bimbo?"

Quella voce nasale, roca e sottile gli arrivò condita da un sentore di cipolla. Gli ricordava quella della nonna, lì per lì lo rassicurò perché gli sembrò una voce gentile. La guardò con coraggio, aprì la bocca per risponderle ma neppure un suono ne uscì.
"Non ti farò del male, sai?" dichiarò lei. Sembrava divertita all'idea di poter incutere tale meraviglia in un bambino, la sua bocca s'era infatti curvata in un sorriso che, allargandosi, le tagliava in due il viso, lasciandovi in mezzo una fessura nera.
"Sei la befana?" chiese il ragazzo, trovando il fiato tra la paura e il gelo che gli ghermivano la schiena.
Quella si mise a ridere: per un istante che a lui parve lunghissimo il naso gli occhi e quel mento ballarono tutti insieme, scossi da una risata profonda che proveniva da quella bocca, diventata ora un buco nero.
"No ragazzo" - rispose - "sono solo una delle befane".
"Vuoi dire" - insistette lui sentendosi più ardito - "che ce ne sono altre?"
Lei rise ancora e ridendo scese dalla sua scopa e si avvicinò ancora a quel bimbo. Lui, se avesse potuto, avrebbe fatto un passo indietro ma il muro lo costringeva a star lì, a cercar coraggio mentre passava gli occhi sgranati sugli strani vestiti di lei, tutti strappati e ricuciti, dal fazzoletto che le cingeva il capo fino alle scarpe aperte in punta e sui lati.
"Oh sì" - affermò quella chinandosi verso il ragazzo e studiandone le espressioni - "ce ne sono tante, tante quante ne vedono i bimbi come te. Questa notte ogni anno prendiamo le nostre scope e cerchiamo un bambino speciale, chissà che non sia tu quel bambino".

Sarà stata l'emozione prolungata, o avere quell'adunca proboscide a pochi centimetri dal naso, ma il ragazzino parve sul punto di svenire sulle piastrelle di quel balcone.
"Tieni" - disse lei, avvedendosene - "mangia questa caramella, ti farà bene", e con un gesto gliela spinse in bocca. Lui la masticò. Con sua sorpresa si sentì d'un tratto assai meglio, tra i denti succhiava un sapore dolce, che non aveva mai provato prima, e gli occhi fiammeggianti di quella befana ora gli sembravano accoglienti, persino comprensivi. Più passava quel dolcetto tra lingua e palato più quella strana signora che era venuta a fargli visita gli sembrò amichevole: in pochi istanti tutta la paura svanì, e così il freddo, e sentì che tutto il suo corpo finalmente si rilassava. Sorrise a quella donna, che ora sembrava affaccendata a sistemare la scopa.
"E' molto vecchia?", chiese lui.

"Come? Ti sembra una domanda da fare?", rispose lei scherzando. Lui capì: "ma io parlavo della scopa".
"Eh sì", gli disse. "Questa scopa mi porta in giro da così tanto tempo che non sapresti immaginarlo e piano piano ha perso un po' della sua chioma, proprio come me".
Risero insieme per un momento. Il bimbo si sentiva ora perfettamente a suo agio e lei adesso gli sembrava bellissima. Sorridendo, la befana sfilò una lunga spiga dalla saggina, che all'istante si trasformò nelle sue mani in una grossa calza di lana rossa. Il piccolo sgranò gli occhi dalla sorpresa. "Tieni bimbo, prendila. Dentro ci troverai molti dolci e anche caramelle, come quella che stai mangiando. Quelle assaggiale ogni volta che dovessi aver paura, son buone quanto il tuo coraggio e ti fanno sorridere. Ora devo andare".
L'aveva vista volare, l'aveva vista mutare uno stelo di saggina in una cornucopia di bontà ed esaminando la calza si chiedeva quali altri prodigi avrebbe potuto compiere, ora gli sembrava una nonna speciale, buona e rassicurante, non voleva lasciarla.
"Aspetta" - le disse - "non te ne andare".
"Ma devo" - rispose lei - "vedi quante spighe porta la mia scopa? Prima che il sole s'alzi dovrò averle consegnate tutte".
"Portami con te" - continuò lui sentendosi coraggioso.
"Cosa? Vuoi venire con me? Davvero? Oh che bello. Allora forse sei proprio il bimbo che sto cercando", rispose lei sorridendo. "Dai allora, salta su, che andiamo con urgenza".
Si sedette dietro di lei e strinse forte i suoi fianchi, in un attimo vide il balcone sotto di sé allontanarsi velocemente. Aveva paura di quell'altezza, ma succhiò più forte la caramella.

Volavano veloci di tetto in tetto. Non sentiva freddo e col passare dei minuti si era abituato a quella dimensione, all'aria sul corpo, alle risatine che di quando in quando scambiava con la sua guida condividendo il piacere di quella notte straordinaria. Quando atterravano nei pressi di un comignolo, lei lo lasciava a custodire la sua scopa, ne estraeva una spiga e poi si infilava in quei pertugi, non senza fatica. Lui l'aspettava godendosi il panorama di tetti e di stelle, ogni tanto pescando una caramella dalla calza che s'era messo a tracolla. Poco dopo lei risaliva sbuffando e maledicendo gli architetti che non disegnano canne fumarie comode abbastanza, ma come usciva da là subito gli sorrideva, gli posava la mano sulla testa e rimontavano sulla scopa.
Andarono avanti così per qualche ora, col sonno che lentamente si impossessò del bimbo. Più volte lei dovette svegliarlo, temeva persino che potesse cadere dalla scopa finché, tenendolo a sé ormai completamente addormentato, lo riportò silenziosamente al suo balcone. Aprì con cautela la porta finestra e raggiunse il letto del ragazzo. Lo depose dolcemente sulle lenzuola e appoggiò vicino alla finestra la sua calza. Lo guardò un'ultima volta, gli passò la mano tra i capelli, lo carezzò, poi richiuse dietro di sé quella grande vetrata e volò via.

Lui si svegliò che anche il sole s'era appena destato, si guardò attorno smarrito, la sua amica se n'era andata e lui era di nuovo a casa. Ma come? Ma dove, e quando? Cos'era successo? L'avrebbe mai rivista? Vicino alla porta finestra s'accorse della calza coi dolci e con un salto la raggiunse. Ne svuotò una metà, trovandoci molte più cose di quante sembravano potervi entrare e anche quelle caramelle.
"Ahh ti sei già svegliato eh?"
Sua nonna aveva sentito i movimenti del nipote ed era entrata nella stanza. Spostò sorridendo la tenda per far entrare la luce.
"Nonna nonna" - disse lui agitato - "guarda! La calza! Me l'ha portata stanotte la befana! L'ho vista sai? Sapessi cosa abbiamo fatto, mi ha portato in giro tutta la notte sulla sua scopa!"
"Ma davvero?" disse la nonna, raccogliendo qua e là i vestiti che il nipote aveva lasciato in giro. "Beh ti avrà portato il carbone, visto che non metti mai in ordine la tua stanza".
"Ma no nonna, guarda! La calza è piena di dolci!"
"Allora non ti conosce bene questa befana evidentemente", gli disse sorridendo, "o forse spera che vedendo quei dolcetti ti venga voglia di essere più bravo e di darmi una mano con le faccende di casa".
"Abbiamo volato di tetto in tetto nonna, è stato incredibile!", proseguì lui continuando a valutare il bottino nella calza.
Poi alzò lo sguardo, la nonna si era seduta nella poltrona di nonno, in salotto, la luce del mattino le illuminava il volto a metà. Guardandola da lì, notò quel mento e quel naso, e persino quelle labbra sottili... gli ricordavano la befana incontrata di notte. La osservò meglio mentre lei, seduta, si era messa a lucidare qualche oggetto sparso sul tavolino. Le si avvicinò lentamente portando con sé la preziosa calza. Non c'era dubbio che quella fosse sua nonna, eppure più la osservava, ora, più notava una somiglianza che... "Nonna" - le disse - "sai che la befana di stanotte ti somiglia?"

"Davvero?", rispose lei senza smettere di lucidare, concedendogli solo un rapido sguardo, "ma dicono che la befana sia brutta e con un pessimo carattere. Ti sembro brutta?"
"Non è brutta la befana nonna, anzi a me è sembrata bellissima, e buonissima", disse lui, guardandola dubbioso, l'ipotesi che lei potesse essere la befana sfumava rapidamente, perché in verità la nonna così bella non gli sembrava affatto. Si chiese se non si fosse sognato tutto.
"Allora lo prendo come un complimento piccolo mio", rispose intanto la nonna. Lui si rituffò nella calza, ormai distratto alla prospettiva di trovarci qualche torroncino. Lei si alzò per andare a preparare la colazione. "Vuoi un bel frullato amore mio?" gli chiese. "Sì nonna grazie", rispose lui senza guardarla. Lei si avvicinò, gli passò la mano tra i capelli e gli fece una carezza sorridendo a quel suo nipotino immerso nell'inventario della calza, poi sparì in cucina. Lui alzò lo sguardo all'improvviso, teneva in mano un torroncino ma non ci badava affatto. Quel gesto, la mano tra i capelli, lo aveva riportato d'un tratto alla notte prima. Ora ricordava la mano, la carezza... Ma no, non poteva essere.. L'ombra della nonna che sbucciava le mele si allungava fino al corridoio, lui la osservò distrattamente pensando a quanto ridicola fosse quell'idea, la sua nonnina adorata di certo non poteva volare. Si concentrò di nuovo sulle ciambelline e i biscotti. Ma se avesse esaminato meglio quell'ombra, se avesse lasciato correre lo sguardo, avrebbe notato che quella finiva in un angolo e avrebbe visto che là, proprio in quell'angolo, era appoggiata una vecchia scopa di saggina, tutta spelacchiata.

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