settembre 08, 2015

Un fantasma poco fa

Le tue articolazioni nodose, cara, mi scomponevano il costoso adorato memory foam. Da sopra alitavi chiazze di nicotina sulle mie federe più belle, da sotto i tuoi fetidi peti mi tenevano sveglio.
Cos'altro avrei potuto fare? Di cosa mi accusi? D'esser stato uomo? Orsù, emigra, cessa questa tua ossessione, ché al volgere di ogni ora ululi bestemmie nella notte, vorticando minacciosa attorno al mio letto. Da morta vieni a chiedere conto a me dei tuoi torti in vita? E ancora così mi togli il sonno, non è intollerabile?
Quel che è fatto è storia.
Sappilo, donna amata indemoniata trapassata che sgrulli il tuo odio in ogni mio anfratto. Vattene, che qui di te conservo la sol cosa che merita: le tue spoglie in formalina, là nell'angolo, tanto mi basta a ricordare. Riponiti là dunque, se sotterra non trovi requie: il mio dormire non abbisogna certo dei tuoi lamenti di defunta. Per la tua odiata voce, seppur mutata dal riverbero dell'oltretomba, ancor mi tormenta. Ti ho strozzata una volta per farti tacere, non vorrai certo che dia ora fuoco a quel poco che ti rimane, a quel candido lenzuolo col quale svolazzi di stanza in stanza? Nuda, nulla potresti negare ai diavoli dell'inferno che ti aspettano sguaiati e sguainati. Torna colà, donna, e ivi resta, che la tua condanna non è la mia. Per quella c'è tempo, ma son certo che lassù, mentre spiravi tra i miei pollici, qualcuno abbia chiuso un occhio. Sii spirata adesso e finalmente, terribilissima, eclissati, chiudi dietro di te le porte dell'inferno.

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