luglio 12, 2014

Piccolo spazio pubblicità

"Nonno! Nonno!"
"Che succede fiorellino mio? Già finita la lezione?"
"Hai visto poi quella pubblicità che ti dicevo?"
"Ma dove?"
"In televisione, nonno". 
"Ma io non ce l'ho la tv, scoiattolina".
"Sai nonno secondo me ci fa male". 
"Di cosa parli, chicca?"
"Della pubblicità. Tutta. Dovrebbero vietarla". 
"E perché?"
"E' solo un grande inganno, o anche piccolo, ma continuo, pervasivo, un incessante bombardamento di frasi immagini e concetti pensati per tradire la fiducia della gente". 
"E allora non la guardare". 
"E come? Mica solo in tv, ci sono manifesti per strada, spot radiofonici, e quando entri in una stazione, un aeroporto o vai in centro sembra che entri dentro una pubblicità. Non puoi scegliere di non subirla, la subisci, che tu lo voglia o meno". 
"Ma non puoi vietarla, siamo un paese diciamo libero, dolcetto mio". 
"Ma nonno, quale cervello potrà mai mantenersi integro? Cresciamo, studiamo, lavoriamo e amiamo immersi nella pubblicità, c'è pure chi arriva a godere della precisione chirurgica del suo linguaggio mistificatore, la premiano pure, la spacciamo per creatività, e davvero crediamo di potercene affrancare? Che libertà è quella di occupare lo spazio della comunicazione, che è di tutti, che dovrebbe ospitare solo amorevoli sussurri, con immagini parole messaggi sparati a mille decibel, deteriori per loro natura, cioè il profitto?"
"O mio dio, margheritina dolce, non starai studiando troppo? Che vi danno da leggere all'università? Saran mica comunisti i professori?"
"Ma nonno!"
"Mia dolcissima, rilassati dai, il mondo è spesso ostile. Ma a volte bisogna andare oltre, cavalcare lo sviluppo. Ti faccio un esempio.  Guarda quel cartellone video là". 
"Eh, un altro torbido assalto alla mia integrità con spot a ripetizione di prodotti che non servono a nessuno". 
"Sì biscottino, ma se guardi bene alla base, vedi che là non ci piove. E' asciutto. Lì ci ha fatto tana mamma riccio. Se aspetti stanotte, vedrai che esce a cercar cibo per i piccoli". 
"Nonno, se non ci fosse stato il cartellone avrebbe trovato comunque un altro luogo adatto".
"E dove mai, piccolina?"
"Ci sono tanti alberi". 
"C'erano tanti alberi, tesorino, quelli che vedi sono i pochi sopravvissuti, quelli che si sono adattati alla città, o che ci mettono molto a morire. Vuoi paragonarli con il tepore di una tana con un tetto d'acciaio tenuta asciutta da viti e silicone?"
"Mi sembri matto nonno". 
"Forse è così, ghirlandina mia, ma allora devi dirlo anche a mamma riccio". 
"E perché?"
"Anche lei si adatta. Fallo anche tu". 
"Ma che dici nonno?"
"Basta combattere, basta opporsi, convinci tua madre a far mettere quel ripetitore sul tetto, quella roba là per i cellulari. Almeno vi daran qualcosa per il disturbo". 
"Sei di fuori, nonnino, bisogna che te lo dica". 
"Dai su, fragolina, vien dentro che ti preparo quelle nuove lasagne precotte.."
"Eh?"
"Sì, quelle che ne compri due te ne danno una. O forse il contrario?"
"Nonno?"
"Dai, sopra ci beviamo una bella bibita gassata colorata e bollicinosa che mi sfriccica il palato". 
"O mio dio. O mio dio nonno che t'hanno fatto?"
"Senti amorino mio, non è che mi sei diventata comunista eh?"

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