luglio 04, 2014

Inaudita altera parte, dice

Dice che c'era questa nonnina che qualche giorno prima si era operata all'occhio sinistro. Cataratta, dice. Si era appena tolta gli occhiali scuri e ci vedeva appena appena meglio, quand'ecco che il primo luglio 2014 si è vista recapitare un atto giudiziario.

Dice che è una condanna penale per un abuso edilizio. O paga 6500 euro (circa dieci volte la pensione) o va in galera. Condannata perché a fine 2008 aveva fatto installare una copertura su circa metà del terrazzo. Lei ora mi dice che là dietro ci ha messo i sassi dei gatti. E che serviva pure a contenere il vento. Perché la nonnina vive in un posto molto ventoso.

Sull'ordinanza ci sono un po' di date. Dice che il processo è stato avviato nel 2009 e concluso a metà 2010. Dice che a novembre 2011 è stato trasmesso alla Cancelleria del Tribunale. Dice che più di due anni e mezzo dopo è stato notificato alla nonnina. Prima del 1 luglio 2014 la nonnina non ha avuto alcuna notizia che ci fosse un processo a suo carico. Non sapeva dell'imputazione, non conosceva le accuse né ha mai visto o sentito, figuriamoci conosciuto, l'avvocato d'ufficio nominato in sua difesa. Non sapeva nemmeno della condanna fino a quasi quattro anni dopo la stessa. Ma non è che non ricordi le notifiche o le comunicazioni del tribunale. Non esistono. Perché non sono proprio previste.

Oggi è già il 4 luglio, la nonnina ha ora soltanto 11 giorni per trovarsi un avvocato e fare opposizione. Se non lo fa, magari perché è tornata in ospedale per delle complicazioni post-operatorie, allora avrà altri 10 giorni, passati gli 11, per pagare. Altrimenti, dice il verbale, l'aspetta la galera.

Sappi, tu che leggi, che questo giochino delle condanne a tua insaputa può cadere sulla tua testa anche se non sei una nonnina. Può succederti in qualsiasi momento, magari mentre sei in vacanza, in malattia, all'estero per lavoro.
Si chiama Inaudita Altera Parte e serve la GiuSStizia italiana, l'unica con la doppia esse.





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