aprile 05, 2014

Per una goccia in più

Sì, tesoro, lo so bene. Lo so. Ci sono notti di pioggia che ti rifilano al mattino malinconia a secchiate. In città, sai, mi accadeva sempre. Sull'asfalto l'acqua imballava la puzza di motori in grumi vischiosi. Il formicaio non si ferma, lo dici sempre, neppure quando è zuppo. Ci lasciamo crescere addosso un po' del grigio cemento dei palazzi bagnati, affidiamo le speranze ad un caffé nero e poi via a produrre, strusciando il mento tra scarpe sporche.

Vuoi mettere la differenza? Qui nella campagna dove poltrisco languidamente, la limpidezza dell'aria e le chiacchiere dei passeri trasformano l'uggia primaverile in un'opportunità. Addento una mela contando i secondi nei quali una goccia si trastulla sulla foglia dell'ulivo più grande prima di precipitare sull'erba. Osservo un merlo ripararsi sotto la siepe sgranocchiando chissà che. E quando finisco la mela, il sole di certo già inizia a fare capolino. Il richiamo del lago è una gibigiana che mi balla davanti all'improvviso.

Potrei dire che la differenza tra città e campagna la fa la pioggia, potrei dire che la fanno le diverse stagioni della vita, o le mie determinazioni, o le conseguenze delle mie scelte. In realtà è - come sempre - una questione di aspettative. Il sole in città dopo la pioggia è l'olezzo della muffa cresciuta nelle ombre per un'intera stagione. Tutt'altro accade in campagna, dove in questi giorni le ginestre fanno eco al sole e i meli, i pruni, i peschi già punteggiano i miei sguardi. In città osservo attonito i miei simili, in campagna attendo la resurrezione del mondo. Vuoi davvero, cara, che io torni nel tuo appartamento?

Nessun commento:

Posta un commento