luglio 02, 2013

In fondo alle rughe

"Com'è andata nonno nonno?"
"Ma perché lo vuoi sapere tesoro mio?"
"Hai tante rughe. Qualcosa significheranno".
"Ah. Beh, se guardi bene, ci sono delle rughe dentro le rughe".
"Oh! Sei tanto vecchio nonno nonno".

Un pozzo, col sole nell'acqua, giù sul fondo. Ci siamo calati dentro. Una gran fatica sai. C'erano grandi gru gialle e potenti bozzelli di movimentazione. C'erano enormi carrucole su cui correvano cavi d'acciaio spessi quanto un braccio. Ci infilammo tutti sopra la piattaforma saldata all'imbracatura. Stretti stretti, spalla contro spalla, facemmo posto alle scorte d'acqua, al cibo. Ce ne vuole sai per arrivare al sole.
Eravamo pronti. Volevamo calarci giù. Volevamo arrivarci il più rapidamente possibile. La cabina di manovra però straripava di volti che urlavano ordini a squarciagola. Ogni tanto qualcuno di loro ci calava di qualche metro. Poi tutto si fermava e lassù ricominciavano a discutere. Dopo sei giorni non avevamo percorso nemmeno metà della strada che ci attendeva. Non sentivamo più nemmeno le loro urla, i loro ordini. Capimmo presto che acqua e cibo a quel ritmo non ci sarebbero bastati. Il sole era ancora così lontano.

"E come facevate?"
"Che cosa?"
"Tutto. Per mangiare. Per bere. E tutto il resto".
"Oh beh".
"E come passavi il tempo?"

I mattoni di quel pozzo sembravano infiniti. Ricoperti di muschio, umidi reperti di un'umanità precedente. Avevo iniziato a studiarli. Non erano mica tutti uguali sai. Alcuni erano stati sottratti alla roccia faticosamente, con utensili inefficienti, altri erano stati messi insieme da mani sconosciute con minerali e vegetazione, o argilla cotta. In epoche remote qualcuno era giunto al sole e poi lo aveva incastonato in una galleria verticale. Il terreno che aveva ceduto il suo spazio lo stava però riconquistando. Qua e là c'erano buchi tra i mattoni, probabilmente caduti di sotto chissà quando, e molti erano spostati, come se una forza, là dietro, manovrasse nei secoli per cancellare quel tunnel. Ma ogni volta che afferravo un nuovo segreto di quel budello di pietre e fango, qualcuno là in alto ci spingeva più in basso. In quegli istanti la speranza di arrivare al sole riaffiorava così forte in tutti noi che ogni dettaglio cessava di avere importanza. Ma poi, appunto, i motori si fermavano. Siamo rimasti così a lungo là dentro.

"Non potevate risalire?"
"Era tardi, ormai, per farlo da soli. E i manovratori non ci pensavano proprio a portarci indietro".
"E perché?"
"Credo discutessero su come farci scendere più velocemente. Il che significava che noi si stava bloccati là, fermi, mentre loro discutevano".
"Avevi paura?"

Ricordo il riflesso opaco negli occhi dei miei compagni. Dopo molte ore mi rimanevano davanti solo le forme dei loro corpi. Poi neanche quelle. Nel buio sentivo il loro respiro. Nessuno parlava sai. Eravamo terrorizzati, senza cibo né acqua non avremmo potuto resistere a lungo, e nessuno voleva dirlo. Qualsiasi cosa fosse stata detta avrebbe potuto soltanto confermare la nostra condizione e qualcuno avrebbe perso il controllo. Ma poi, cara, non c'era proprio niente di cui discutere. Noi tutti contrastiamo il tempo della nostra vita con i dettagli, con infinite quantità di piccolezze, ma le cose che contano... Quelle è inutile parlarne, ci dormono dentro e al momento giusto svegliano ogni nostro nervo. E non puoi più ignorarle.

"Ma sapevano che eravate senza acqua, senza cibo?"
"Certo, lo sapevano benissimo".
"E vi hanno lasciati là?"

Nell'oscurità io giuro di averlo visto. Non so che ora fosse, né da quanti giorni quella compagnia di disperati avesse perso ogni speranza di toccare il sole. Ma quella volta io lo vidi.
Mi sporsi faticosamente dalla piattaforma, a testa in giù, con i piedi nelle mani dei miei compagni. Una palla di fuoco ora mi guardava, il pozzo brillava di assoluto in ogni sua imperfezione, le ombre dei mattoni spostati, il muschio che vi cresceva sopra, gli occhi mi bruciavano per quanta luce mi aveva investito.
Urlai. Urlai con tutto il fiato che avevo. Volevo che tutti sapessero, che la disperazione era finita. Che il sole non era solo brillante, era ormai anche vicino. Ero felice. Come mai prima. Ma fu in quel momento, sai, che là sopra qualcuno riaccese i motori. I cavi di acciaio scricchiolarono e iniziarono a tirarci su. Sì. Ci portavano su. Avevo visto il sole, mancava così poco per arrivarci, sai. Ma no. Loro, lassù, avevano deciso che era ora di riportarci in superficie.

"Avevano paura che poteste morire".
"Forse".
"Hanno fatto la cosa giusta".
"Forse. Ma abbiamo perso il sole. Per sempre".
"Non si potrebbe ritentare?"

Non so quanti fossero partiti per quella missione. So che quando arrivammo in superficie tra i corpi moribondi vidi molti che già erano morti. Chi ora, in piedi, tentava di scendere dalla piattaforma, erano figure smunte, stampelle per abiti larghi, volti spenti e occhi semichiusi, gente che veniva soccorsa con acqua, cibo e con le rassicurazioni ipocrite di chi non ha mai neppure rischiato di soffrire.
Molti ne sono morti sai. Così tanti che il nome di quel pozzo è fuorilegge. Così tanti che quando riprendemmo le forze assaltammo la gru, abbattendola con la cabina piena di manovratori, così tanti nostri amici sono morti che decidemmo di chiudere per sempre il sole in quel pozzo. Una spessa lastra di piombo lo ha sigillato, in attesa che il tempo, il muschio, la terra, là sotto, facciano il resto.

"E tu nonno nonno?"
"Cosa, bambina mia?"
"Non vorresti tornare là?"
"Farei qualsiasi cosa per rivedere il sole in fondo a quel pozzo piccola".
"E non puoi farlo?"
"Non posso. Son troppo vecchio. Ed è vietato anche solo avvicinarsi a quel luogo disgraziato".
"Lo dimenticherai mai?"
"Il sole? Oh no. Mai. E' la cosa più straordinaria che abbia mai visto. E' una immagine nei miei ricordi che vale tutta la mia vita".
"Oh! Ma allora non sei felice?"
"Qui, proprio qui, guarda bene. Vedi questa ruga dentro quest'altra? Mi è venuta quella volta sai? Quella ruga dice che felice non lo sarò mai più. Ma è molto vecchia, quella ruga, e quando mi è venuta non poteva sapere".
"Che cosa?"
"Che io quel sole l'avrei rivisto".
"Allora lo hai rivisto!"
"Certo, piccola mia. Non capisci? Sei tu il mio sole, l'unico sole che conti".

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