giugno 01, 2013

Gli occhi di Sòrbola

"Cos'è che hai fatto Gatrefane?"
"Ma niente, Smòptero, maestro mio. Mi son messo là a scrivere. Ed è venuta fuori una lettera per Sorbola".
"Quella donnaccia?"
"Ma come...? Vi sbagliate maestro. E' tutta casa e tempio".
"Se se".
"Non conosce ancora altro uomo all'infuori del suo sposo dell'eteromondo".
"Te l'ha detto lei?"
"Non serve che dica niente. Ha lo sguardo di una vestale".
"E il corpo di uno scorpione".
"Tutto meno che un artropodo, fidati maestro".
"E come lo sai?"
"Penso solo a lei maestro, sempre a lei. La morbidezza dei suoi lombi, la materna rotondità delle sue..."
"Sì sì ho capito. Che schifo Gatrefane mio".
"Simile a una dea ti dico".
"Ma figurati. Vai da Clisterne, così ti controlla gli occhi e ti depura gli intestini".
"Non ne ho voglia".
"Hai già commesso un reato innamorandoti di una donna, vorrai mica finir male no?"
"Maestro! Voi non capite. Se il vostro cuore si aprisse, scoprireste nelle donne un mondo intero di bellezza, di saggezza".
"Empio! Sei diventato un eretico! Che dolore mi dai, che tradimento il tuo. Per una donna poi".
"Maestro..."
"No! Non toccarmi! Ehi voi! Meneto! Apelse! Venite qui".
"Che fai maestro Smòptero?"
"Ciò che è giusto Gatrefane, solo ciò che è giusto".
"No! Dove mi portate? Fermi! Aspettate!"

"Chi è lui?"
"Il suo nome è Gatrefane. Mio protetto fino a questa mattina, magistrato".
"E dimmi Smòptero, di cosa accusi il tuo allievo?"
"Sogna donne, magistrato, dedica a loro lunghi manomoni e lettere. Addirittura ha fornicato con una di esse".
"Parla Gatrefane, è vero che ti piacciono le donne?"
"No! No! Non tutte, magistrato, una soltanto".
"E chi è costei?"
"Regina tra gli altari sarebbe dea se nata da Zeus e stella se nata da Apollo, bellezza dagli occhi cerulei, Sòrbola è il suo nome".
"Sarà mica la moglie di Gemetrio?"
"Colei lei è, magistrato".
"Quindi ti dichiari colpevole. Anziché riaccendere le passioni del tuo vecchio maestro-"
"Magistrato!"
"Taci Smòptero, che ho da decidere. Dicevo, Gatrefane, anziché impiegare il tuo sguardo il tuo intelletto e le tue natiche per dare a Smòptero nuova giovinezza, hai deciso di dover devolvere tutto questo a una donna? E, perdipiù, ad una fattrice già sposata oltreché già duevolte madre?"
"Se la vedeste, il vostro cuore si celerebbe al mondo per timore di esserne ghermito e così perdersi, come fu per il mio e, di conseguenza, il suo".
"Un reo confesso vostro onore!"
"Me ne sono accorto Smòptero".
"Quale sarà dunque la sua punizione? Io chiedo che in catene sia portato nella mia dimora affinché io ne faccia quel che credo".
"Smòptero, sai quanto tema i tuoi strali nell'agorà e solo Apollo sa quanti pupilli ti abbiano riempito tavola e letti per stimolare il tuo intelletto, eppure delle scoperte che molti anni fa hai promesso al mio trono per difendere la città non v'è traccia alcuna".
"Ma vostro onore!"
"Basta! Il giovane Gatrefane non ti sarà restituito. Col suo empio desiderio ha sedotto una donna, perdipiù una già proprietà di un eteruomo. A costui daremo in pasto Gatrefane, sarà lui a divertirsene o a farne ciò che più gli aggradi".
"Ma vostro onore!"
"Taci Smòptero!"
"Non potete!"
"Smòptero non ti permettere...!"
"Non mi devo permettere? Ma quale magistrato sei tu? Che diritto hai di continuare a governare? Come una biscia che emerge dall'acqua svestendosene silenziosa al contatto col terreno ne rimane comunque bagnata, tu magistrato che mi neghi il corpo di questo disgraziato giovane somigli a quella vipera, perché emergi dalla fogna ma ciò non basta ad allontanare il puzzo che ti circonda, un avvertimento per chi ancora vedesse in te l'alfiere della legge".
"Smòptero! Come osi? Pagherai per questo! Opliti, a me!"
"Ah sì, forza, trafiggetemi con quelle lance, silenziate la vostra coscienza con lo scatto di un polso o il piegamento di un ginocchio, bell'ordine vi ha dato quel traditore travestito da garante della legge, così corrotto e incapace di comprendere le mie scoperte da negarmi il culo più tondo mai visto ad Arestersia e darlo ad uno dell'eteromondo che tal culo manco cerca e che, sposato, anzi ingravida donne a ripetizione. Ahhh! Sii, colpitemi se questa vi sembra giustizia! Ahh, un altro colpo qui, ecco, al cuore, che possa perire veloce come una mirmicina quando ci camminiamo sopra, dimenticata perché mai notata né prima né dopo quel passo fatale".
"Uccidetelo, forza!"
"Sì magistrato! Ecco, Smòptero è morto".
"Bene, giustizia è fatta!"
"E che sarà di me?"
"Ah già, Gatrefane. Ma senti, giovine empio dalle labbra carnose, è vero quel che diceva il tuo stolto maestro? Hai davvero un culo così tondo sotto quel
chitone che persino lui vi si è perso tanto da farsi uccidere?"
"Giudicate voi stesso, magistrato".
"Oh beh. Vedo. Vedo. Non aveva tutti i torti quell'impudente".
"Cambierete il vostro giudizio?"
"Non ti muovere, voglio provarlo prima di decidere".
"Prego".
"Ecco. Fermo. Mmmmsì, direi che... Sì. Sì ok. Bene. Funziona direi".
"Mi salverò?"
"E' più giusto dire che le tue doti t'han salvato. Ti porterò con me, e farò venire anche questa Sòrbola, se è come l'hai descritta non imbruttirà certo la mia casa e il suo padrone me la venderà di certo per poco. E vivrete sotto il mio tetto, affinché possiate riempire il vostro amore l'una dell'altro e farvi ripassare da me e dai miei amici ogni volta che ne avrò voglia".
"Grazie vostro onore".
"Prego prego, avanti col prossimo caso. Chi è?"
"Questo è Heroveste vostro onore".
"Quale è il crimine di sì bel rubicondo giovane, pubblico accusatore?"
"Avrebbe sedotto una donna, magistrato".
"Cosa? Un altro che vuole le donne? Ma che succede? Un'epidemia Heroveste? Anche tu seduci le fattrici? Che empietà! Bòn, girati e tira su il chitone".

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