maggio 07, 2013

Italbania, il bel paese

"Ehi lei!"
"Uh? Dica Agente Superiore".
"Ce l'ha il salvacondotto?"
"Eccolo".
"Manca il timbro del prefetto".
"Ma c'è. Ecco, guardi. Il timbro del comune, quello della provincia, il benestare della guardia nazionale, la controfirma del ministero della guerra, il bollo dell'ufficio protocollo strategico.... Caspita, ha ragione! Manca il timbro della prefettura. Poco male no? No?"
"Dunque lei non può essere qui".
"Scusi?"
"Dovrei arrestarla lo sa? Non ha il diritto di star qui".
"Ma lei capisce... Un timbro... Ho fatto tanta strada, vengo dai campi del nord... La stagione è finita... Sto raggiungendo la mia famiglia".
"E i loro documenti sono in regola?"
"Certo. Dopo i tre anni dalla richiesta ce li ha rilasciati otto mesi fa l'ufficio di immigrazione di concerto con il ministero per il controllo della popolazione e con il nulla osta della Questura imperiale".
"Mi spiace, lei deve tornare a casa sua".
"Ma questa è casa mia".
"Dal colore della sua pelle non si direbbe. E anche dal nome. Afel Yusheif... a occhio lei viene dalla Narbaranda".
"Sono nato là. Ma sono italbano ormai! E anche volendo non ho nemmeno i soldi per andare nel Dusan, come faccio? E mia moglie? I miei figli? Sono qui, a pochi chilometri ormai".
"Vada alla Procura generale, Ufficio Espulsioni, si occuperanno loro di lei. Vi trattano coi guanti a voialtri".
"Ma io sono Italbano! Vivo qui da quasi dieci anni. I miei figli son di qui!"
"Anche fosse... Senza il timbro prefettizio io non posso saperlo, cioè le autorità non possono saperlo, e lei questo dovrebbe saperlo. E quindi ora, cortesemente, smetta di consumare il nostro ossigeno e i nostri marciapiedi e sparisca dall'Italbania. Le metto il timbro di uscita, questo le dà dodici ore per sloggiare dal nostro territorio".
"Ma perderò il lavoro! Chi porterà denaro a casa? Cibo per i miei figli?"
"E' bella sua moglie? E' giovane?"
"Che c'entra?"
"Vedrà che un modo lo trova per mantenerli".
"Ma... Ma quando potrò rivederli?"
"Se tra tre mesi, e non prima, si sarà procurato il cartalibro ufficiale e avrà i timbri in ordine allora potrà chiedere un permesso provvisorio di visita al consolato italbano di Carrum. Mi dispiace, questa è la legge".
"Ma ci vorranno anni per averlo".
"Vedrà che tornerà prima che i suoi figli partano per il servizio imperiale obbligatorio".
"Senta, non c'è un modo per risolvere... Qualcosa che posso fare per lei magari... Potrebbe chiudere un occhio? Sono quasi due anni che non li vedo e io..."
"Lo sa lei quanto le può costare il tentativo di corrompere un Agente Superiore?"
"Mi scusi... Io non volevo..."
"Fanno duemila sesterzi, in contanti e subito".
"Du... Duemila?"
"Se ha oro va bene anche quello".
"Io ho... questo... solo questo. Le ho detto che sono senza..."
"Umf... Con questi non posso far niente".
"Potrei venderle l'automacchina? E' quella laggiù".
"Varrà mille sesterzi al massimo".
"Ho anche questa spilla, è un regalo per mia moglie, guardi, è opaffiro purissimo".
"Bella, sì, ma mancano ancora almeno cinquecento sesterzi".
"Le mie scarpe! Guardi! Sono delle Zots eh, mica robetta, molto costose".
"Metta qui. Ma mancano altri quattrocento sesterzi. Che mi dice del suo vestito? Non è un JasonBridge? Sembra nuovo".
"Sì, l'ho usato solo due volte. Dopo tanto tempo volevo arrivare a casa elegante".
"Ok, se lo tolga. Direi che ci siamo quasi. Mancano diciamo cinquanta sesterzi all'appello".
"Non ho nient'altro. A meno che non voglia queste Warasitlooms".
"Per carità, si tenga addosso quella biancheria. Va bene, allora chiuderemo un occhio. Può andare, le chiavi dell'automacchina? Ah sì, eccole. Va bene. Vada. La prossima volta faccia timbrare bene eh".
"Grazie agente, è stato... gentilissimo".
"Sì sì vada vada".

"Ehi lei?"
"Come? Dice a me Guardia Imperiale?"
"A chi sennò? Le pare questo il modo di...? Con la sola biancheria addosso? L'hanno derubata?"
"No, no è che..."
"Ce l'ha il salvacondotto?"
"Ssssì... eccolo...."
"Ma qui manca il timbro del prefetto".
"Eh sì, ma guardi è tutto un equivoco".
"E poi va in giro seminudo. Sono due violazioni lo sa?"
"Sì. Ho appena parlato con un Agente Superiore".
"Cosa? E l'ha lasciata andar così? Mi dia il nome, avrebbe dovuto arrestarla sa? Ora lo faccio io".
"Ma la mia famiglia.. mi aspettano. Abitano qui dietro".
"Aspetteranno. La legge è la legge".
"Ma senta io sono... mi aiuti... deve esserci un modo..."
"Sulla mancanza del timbro potrei anche soprassedere".
"Davvero?"
"Sì, è solo una formalità in fondo. Niente di grave".
"Pensavo fosse gravissimo".
"E perché mai? Il salvacondotto è comunque valido. Il problema è il suo abbigliamento. Sta dando scandalo".
"Allora sì, Guardia Imperiale, sono stato derubato".
"Ahhh vede, mi sembrava. Ci doveva essere una spiegazione no? Non mi sembrava un maniaco. Bene, venga con me che facciamo la denuncia. Sa chi è stato?"
"Oh sì. Un Agente Superiore".
"Come? Cosa? Mi ha appena detto che aveva parlato con un Agente".
"Sì, mi ha fatto credere che il salvacondotto senza timbro non valesse".
"E quindi?"
"Quindi gli ho dato tutto quello che avevo per non essere arrestato".
"Tipo?"
"Denaro, gioielli, automacchina e, come vede, abiti, scarpe comprese. Per un totale di circa duemila sesterzi".
"Chi era?"
"Quello dell'incrocio più giù, tra la settecentesima e la duemillesima".
"Ok andiamo".
"Io vado dalla mia famiglia no?"
"Non ancora, venga con me".

"Sei tu l'Agente che si è fatto dare duemila sesterzi per non arrestare questo immigrato?"
"Umh? Ah sì".
"Beh io ora lo so. Quindi.."
"Quanto?"
"La metà direi, l'automacchina in particolare".
"No, dico, vi spartite la mia roba?"
"Stia zitto mentre parlo con l'Agente".
"Va bene Guardia, prenditi l'auto, mi sembra giusto".
"Ok. Ciao Agente, ci si vede in giro. E lei, invece, salga sulla mia auto".
"Era mia questa".
"Salga. Ma dove va? Lei va sopra, guido io, quindi io sotto".
"Ok. Occhio all'asta di lancio che tende a tornare su a freddo".
"Ok".
"Dove andiamo?"
"Come dove? La porto a casa no?"

"Signora? E' suo marito questo soggetto?"
"Umhh. Mi fa vedere la segnaletica sul passaporto?"
"Non ne è sicura?"
"E' che non lo vedo da tanto, mi sembra cambiato".
"Cara! Tesoro! Sono io!"
"E questo è il suo salvacondotto?"
"Sì signora".
"Manca il timbro del prefetto".
"Anche io ho notato. Allora? Se lo prende lei? Glielo lascio qui ok?"
"Quella non è la sua automacchina?"
"No signora. Era di un Agente. Ora è mia. Vado allora, alla prossima".
"E tu? Com'è che arrivi in mutande?"
"Mi hanno derubato tesoro, ma finalmente sono a casa dopo così tanto tempo... Ma davvero non mi riconosci?"
"Bambini! Venite! Forza! E' tornato uno che sembra papà".
"Ma che stai... ma ti pare il modo?"
"Vediamo che faccia fanno. Lasciamo che ti annusino, loro sapranno capire subito se sei quello che dici di essere".
"Ma come.... Ohhh bambini! Venite qui che vi abbraccio!"
"Sei tu papà?"
"Ma certo ragazzi".
"Papà!! Quanto tempo!! E' così bello rivederti. Sei proprio tu?".
"Eh sì eh".
"Allora, caro, pare proprio che sia tu il padre dei tuoi figli, quindi sei effettivamente mio marito. Proprio come dicono i documenti".
"Sì ma... come mai non mi hai riconosciuto? Tu sei tu? Sembri tu ma... Sei diversa... Ti dispiace farmi vedere i tuoi di documenti?"
"Come? Che ti prende? Son quasi due anni che non ti vedo, logico che avessi dei dubbi no? In più pensavo che forse eri morto".
"I tuoi documenti tesoro, dai".
"Ma non te li faccio vedere ora, ceniamo, i bambini hanno fame. Vuoi farti una litodoccia prima? E indossare qualcosa di più... adatto?"
"I documenti cara. O me li dai o me li prendo da solo. Ora!"
"Ohh mio dio come sei... Ok, eccoli. Qui c'è il passaporto con i timbri aggiornati e qua il salvacondotto generale, valido fino a giugno".
"Umhhh. Sembri proprio tu dai documenti".
"Io sono io".
"Sembri la mia moglie adorata".
"Assolutamente. E tu sei il mio maritino che tanto mi manca".
"Che gioia vederti ora che son certo che sei tu".
"Anche per me".
"Ti amo sai?"
"Anch'io. Ti ho sempre amato tanto".
"Ora mi fai vedere i documenti dei bambini?"
"Cosa?"
"Loro son cambiati molto più di me o di te. Vedere. Su".
"Ecco. Questa è l'autorizzazione per Erbalto, la sua immagine formale e qui il ruolino obbligatorio. Qui invece i documenti di Tomidilla".
"Ecco! Me la sentivo!"
"Ma cosa?"
"Tomidilla non è la mia Tomidilla".
"Ma che dici tesoro?"
"Guarda qua. Sul ruolino dicono che ha i capelli biondi quando invece sono sempre stati rossi".
"Ma vedi? Guardala! Sono rossi no? Sarà un errore".
"Nei documenti? Ma chi vuoi che ci creda? Che ne hai fatto di mia figlia, la mia vera Tomidilla?"
"Ma la spaventi così caro! E' lei! Non riconosci queste guanciotte rosse?"
"Ma sul ruolino..."
"C'è ovviamente un errore no? Guardala, è tua figlia, e il ruolino è sbagliato".
"Hai ragione. E se arriva un controllo? Da queste parti gira un Agente Superiore che..."
"Tingiamole i capelli!"
"Giusto, bella idea. Facciamolo subito, prima di mangiare, cosi poi potremo rilassarci. Vieni qui Tomidilla, sei contenta? Tra poco sarai bionda, di nuovo in regola".
"Meno male che abbiamo trovato una soluzione".
"Un momento!"
"Cosa?"
"Cara! Qui sul tuo certificato di sanitazione... perché c'è stampato... nei segni particolari... dice che hai una P impressa a fuoco sulla natica".
"Cosa? Ma no! Era uno scherzo dell'Ufficiale... vuoi dire che lo ha scritto sul serio?"
"E' confermato. Ma non ce l'hai però".
"No! Certo che no".
"Dobbiamo controllare bene tutti i documenti, se non corrispondiamo potrebbero deportarci, mandarci in Narbaranda o peggio".
"Oh tesoro".
"Non ti preoccupare cara. Faremo tutto il necessario. Ho qui per caso proprio un ferro adatto. Basteranno poche marchiature per disegnare una P".
"Cosa?"
"Su girati e abbassa le mutande, intanto lo scaldo sul fuoco".

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