aprile 01, 2013

Trecento schei ed è tua

"Cecilia, mia cara, appropinquati".
"Eccomi, mio signore".
"Ecco Attilio, questa è Cecilia, la mia rosa di primavera".
"Complimenti Giorgio, hai un gusto magnifico, è davvero bella come il più bello dei fiori e il suo profumo è inebriante".
"Vedi, Attilio, alcune le vorresti attorno tutto l'anno, altre negli abiti invernali non sfigurano. Ci sono quelle che soffrono il freddo, tanto da doverle nascondere nei seminterrati per lunghi mesi. Ma poi, eh sì, sbocciano coi primi caldi. Se in autunno, è vero, le abbandoni, pure nei mesi tra qua e lì, invece, regalano un fiore che non teme rivali, come la nostra Cecilia, qui".
"Sai vendere bene la tua merce, Giorgio, e anche tirare sul prezzo".
"Se tu fossi chiunque altro, Attilio, potrei offendermi. Ma conosco la tua ironia, quel tuo nobile sarcasmo, grande almeno quanto le tue tasche".
"Duecento schei per questa meraviglia, mio caro Giorgio".
"Duecento soltanto Attilio mio? Non ho neanche iniziato a cantarne le lodi, che meritano, oh sì".
"Non serve, Giorgio, basta che l'occhio si posi su questa bellezza perché ogni istinto ne esca sguarnito pure, come hai ben detto, d'inverno è di scarso uso, ma costa comunque di manutenzione".
"Ma ben poco, mio benefattore, qualche ripassata di grasso nelle giunture, semmai una ricalibrazione termica, questo sì, ma cosa vuoi che sia per le tue opulenze?"
"Se son tali, amico mio, è perché da questa parte ben si pesa ogni impegno, alché non si svuotino anzitempo ed anzi, magari, si riempiano".
"Trecento schei ed è tua, Attilio".
"Non instisto, Giorgio, tale, vedi, è il piacere che traggo dalla tua compagnia, da non volerti neppure contraddire. Gobbo, vieni qui!"
"Mio signore?"
"Spegni Cecilia e caricala sul camion, con cura e attenzione. Portala a casa, aggiorna le sue routine e scaricale nel sistema le nostre regole, e i miei desideri. Arriverò più tardi, per assicurarmi di esserne soddisfatto. Torniamo a noi, Giorgio, hai null'altro da mostrarmi?"
"Ci sarebbe un uomo, un giovane in realtà".
"Un uomo? Stai celiando?"
"No no, ben conosco le tue preferenze, mio caro amico. Ma è un tal sogno a guardarlo, così morbido al tatto, così profondi e neri quegli occhi, così.. come posso dire?"
"Bene. Così sia, Giorgio, ma sappi che la mia borsa, per oggi, è quasi vuota".
"Luano, vieni qui orsù".
"Comandi".
"Questo è Attilio, un mio caro amico. Lascia che ti osservi da vicino".
"Oh beh, mio caro Giorgio, ne riconosco la fattura, tale da far invidia. Ma non saprei, in che modo la mia dolce consorte dovrebbe preferirlo a Gidà e Fan, che già la sollazzano un giorno sì e l'altro pure?"
"Luano, mostra al tuo futuro signore ogni tua dote. Ed intendo tutte".
"Oh! Credo di capire, caro Giorgio".
"Un'occasione unica, non trovi amico mio?"
"Per te. E per mia moglie, temo".
"D'altra parte sai bene come son fatte le mogli. Se non lo prendi tu, Luano finirà da una sua amica, e saprà che tu l'hai rifiutato. Dammi retta, portatelo a casa, ti risolvi una grana e regali un sorriso".
"Cento schei è la mia offerta. Bada, Giorgio, la mia unica offerta".
"E cento sia, mio fiorente amico. Dì pure ai tuoi di caricarlo, che per oggi abbiamo faticato abbastanza. Ci aspettano i giochi giù nella piscina, vieni con me? Vi troveremo Iliana, Sama e Codella, ciascuna revisionata di recente e con tre ore di autonomia garantita. C'è un così bel sole oggi".
"Giorgio, mi conosci così bene che un giorno mi manderai in rovina".
"Forse, Attilio, ma se mai dovesse accadere ti assicuro che quello sarà il giorno più felice della tua vita".

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