aprile 01, 2013

Morire per un po'

Quindi, poi, morire per un po'. Pausa.
Pensaci bene. Ragiona proprio sulla parola in sé.
Morire.
Le sue implicazioni.
Morte.
"Non c'è molto tempo. La siringa è pronta. Ma tu? Sei ancora sicura di volerlo fare?"
L'ago trasporta la neurotossina, in pochi attimi ogni attività cerebrale collassa. Pochi secondi e i polmoni smettono di respirare, il cuore cessa ogni movimento. Pensaci bene.
Sopraggiunge la Morte. Proprio nel senso che arriva.
Da dove?
"Altri due minuti? Non ti voglio metter fretta ma..."
Poi la connessione al tuo organismo, alla tua pelle, ai tuoi muscoli, ogni cosa va per sé e, quindi, non va più. Cessa.
"Ci prepariamo da mesi, non ci vuoi ripensare? Lo capirei".
Il buio oltre l'iniezione. I sensi non hanno più ragione di esistere.
"Devo aspettare la tua conferma. Sai che però abbiamo poco tempo. Forse è meglio rinunciare Clarissa".
E poi? Quale poi? Fede, ovviamente, per donarla a Colei che nera con quella falce si avvicina mentre una musica da messa spara decibel in ogni direzione. Magari c'è anche del vento a raffiche, ci sta bene, aggiunge suspance.
"Vado? Tra un minuto dovrò gettare la siringa e cambiarla. Con quello che costa... Che facciamo Clà? Dimmi qualcosa".
Ti vedi su quel lettino di ambulatorio. Un pezzo di carne ti conteneva. Conteneva. Prima.
Ecco! Quindi c'è un dopo.
"Vai Guido, ora o mai più". Esatto. Zac!
Sì. Così.

Ci sei. C'è.
Eccola che arriva.
E' bellissima, sensuale. Alta, giovane, sicura di sé, bionda. Bionda?
Ti punta un iPhone addosso. Ti parla con la voce da donna più sexy che tu abbia mai sentito. "Ciao. E... umhhh... Tu chi sei?"
Un brivido lungo la schiena. Il mistero. L'infinito. Il sesso post mortem. "Clarissa Deboussy".
"Con la ou?"
"Sì signorina".
Alché ti guarda sorpresa per un istante, un sorriso malizioso, lascivo, come se volesse saltarti addosso e.. Ma poi torna al suo cellulare.
Ne sfiora lo schermo. Scuote la testa. I suoi lunghi capelli lisci profumano di mela verde. Ti senti quasi svenire.
"Tzk! No, mhh, no no, qui su iFalce non ci sei. Non oggi, mia Clarissa. Ti rimandiamo indietro".
Mia Clarissa. Sua. E quella voce, dolcissima, ora quasi materna, sa anche di malinconia, come se un'occasione fosse andata perduta. Le piaci. Ma non basta. "Ma non sono morta?"
"Datti tempo. Ora vai. E' meglio".
"Ma... mi ricorderò di te?"

Ecco. Il laboratorio. Un faro negli occhi. Lo sguardo di Guido. In mano ha ancora la siringa. E' sudato. Gli sorridi. Sorride anche lui. Ti stringe le dita, le tue nocche nel suo palmo. Lo senti. Sei viva.
"E allora?"
"L'ho vista Guido".
"Dimmi tutto".
"E'... è bellissima la Morte Guido. Alta. Sensuale da impazzire. Capelli lunghi, lisci. E biondi".
"Biondi?"
"Gira con un iPhone".
"Cosa?"
"Ha parlato di un'app... iFalce, dove non c'era il mio nome".
"Ma davvero era in carne e ossa?"
"Quanto te e me. Una Lolita, ti dico. Aveva dei modi... eccitanti".
"Ti vedo un po' su di giri. E io che non ero neanche sicuro che saresti sopravvissuta all'esperimento".
"E se lo rifacessimo?"
"No, è troppo rischioso".
"Vorrei avere più tempo. Per parlarci, per toccarle quei capelli, per sprofondare nel suo sguardo. Vorrei morire per un po'".

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