aprile 22, 2013

Il biondo Gereste e la glaucopide Talamona

"Dai su, salite sulla piattaforma antigravità. Ecco".
"Ma si sta bene qui in sala d'aspetto, ci sono queste entreneuse così.. così... Non ci può portare qualcun altro?"
"Cosa? Vi sta aspettando, ha chiesto proprio di voi due, e più non dimandare".
"Io ho paura Travis. E mi manca la mia Talamona, le sue bionde trecce, gli occhi azzurri e poi.."
"Non devi averne, Gereste, quello di prima ne è uscito felice, hai visto?, e ha detto che lui è di buon umore stasera".
"Si ma perché noi due e non, che ne so, hai visto quello che stava sulla poltroncina marrone, manco se le filava le signorine... anzi guardava me con malizia... meritava lui di andarci per primo no?"
"Tacete, mortali, stiamo per arrivare. Vi ricordate il protocollo?"
"Sì".
"Sì".
"Ok. Scendete dalla piattaforma. Verrò a riprendervi quando avrà finito con voi. A dopo. Guardie! Lasciateli entrare, sono attesi".

"Gereste?"
"Hai visto che sorriso aveva quello là?"
"Sì. Mette i brividi".
"Che c'è?"
"No, è che è così buio qui"
"Io ci vedo abbastanza. Ma fa un caldo pazzesco".
"Ma da che parte...?"
"Forza, venite. Venite voialtri, venite".
"Travis, che era quella?"
"Shh, quella è la sua voce, di sicuro, hai sentito com'era profonda? Seguiamola. Di là".
"Forza voi due, siete quasi arrivati. Daje. Ohhh, eccovi qui".
"Oh enorme padrone nostro che sei in fronte a noi possente come un grattacielo, maggiore di kingkong, tu il cui alluce è più alto di noi due messi insieme, benedetta sia la tua unghia che, affilata come una katana, agiti sopra le nostre teste e benedetto tutto il resto che in quantità ti appartiene".
"Ah ah ah! Ma che state dicendo?"
"Il protocollo..."
"Basta. Oggi lui non c'è. Lo sostituisco io. Quindi state zitti esserini miei, che andiamo un po' di corsa, ne ho parecchi da sistemare. Allora, vediamo qui... tu qui, biondo, sei te... Gereste? E' vero? Figlio di Getremona e Malassarte e promesso sposo a.. Talamona?"
"Non proprio, mio padrone. Getremona e Auribio".
"Bella questa. Fidati, microcoso, il tuo padre genetico non è Auribio".
"Ah io non.."
"Nato a... dov'è che sei nato? Non si capisce una fava di quel che è scritto su questa scheda. Se non si imparano a usare il computer prima o poi faccio una strage. Ti pare che devo star qui in penombra a interpretare la grafia dei putti dell'amministrazione? Scrivono peggio di Asclepio. E basterebbe un tablet, qualcosa di wireless, retroilluminato... E rispondi tu. Dove?"
"A Roma Dodici, mio padrone".
"Umhh. E chi è questa Talamona? Ahh sì, la vedo. Ammappa che glaucopide sgnacchera".
"Scusi?"
"E quindi volevate convolare?"
"Così si era deciso. Sì".
"Ma vi amate no?"
"Io la amo tantissimo".
"E lei?"
"Beh sì, anche lei. Credo. Insomma.. certo che mi ama".
"Pare. Sì. Ti sta piangendo".
"Come lo sa?"
"Io so tutto".
"Ah però".
"Ma che hai qui?"
"Auch!"
"Scusa, dimentico sempre che basta una ditata... Ma rispondi".
"E' una tunica donnakaran mio padrone".
"Un vestito?"
"Sì".
"E anche il tuo compagno ce l'ha".
"La mia è una vecchia cristobalbalenciaga però".
"Ma che..? Carondimonio, là fuori, non vi aveva ordinato di spogliarvi di ogni veste prima di accedere al mio tempio?"
"Quel vecchio che ci ha portato qui? Padrone, è colpa mia. Sorrideva mentre lo diceva. L'ho presa come una metafora, un invito a fare penitenza prima di entrare nelle tue stanze, ad esser sinceri con noi stessi e con te".
"Ah ah ah! Ma che..? Amico mio.. Caròn, di là, non parla per metafore, non scherza, non ha idea di cosa sia l'ironia, il sarcasmo, quando ti sorride è perché sei nei guai...".
"Siamo nei guai?"
"Non sapete perché siete qui? Gereste, non lo sai tu?"
"No, veramente, non so perché e, a dirla tutta, non so nemmeno come ci sono finito qui".
"Sei finito qui, Gereste, perché sei morto, trapassato, finito, terminato".
"Cosa?"
"Dove pensavi di essere? Tutta questa sceneggiata... la piattaforma antigravità che vi porta sopra la piscina di gel viola urticante dove a milioni urlano e affogano per l'eternità, e poi gente con le ali e le cetre, e ceffi con coda e corna che girano con taser antisommossa da 50mila volt... un grattacielo d'uomo che parla con te... ti pare normale?"
"Ma... ma come..?"
"Come tutti. A una certa non je la fate più e spirate".
"E' un peccato però".
"Non lo chiamerei così. Vuolsi così colà ove si puote ciò che si vuole. Ergo..."
"Ma allora... Allora sono morto anch'io!?!?"
"Eh sì, Tra.... Travis? E' scritto così... Ma che nome è?"
"Me l'hanno messo i miei genitori, Alpaclava e Trebinanze".
"Ne dubito. I tuoi genitori si chiamavano Martina e Alberto".
"Cosa? I miei erano italiani?"
"Sì. I gameti venivano da loro. Non so chi siano questi Alp.. Aspetta, Travis! Hai detto Trebinanze?"
"Sì".
"Il mulo?"
"Eh? Ah!!! Ecco perché ho la coda... e gli zoccoli invece dei piedi. Non l'ho mai conosciuto".
"Ma allora davvero non può essere Alberto il tuo... è davvero Trebinanze. Quel vecchio porco... E tua madre poi!"
"Come?"
"Fammi vedere gli zoccoli... Ahh, essì essì riconosco il genere... E' proprio lui. Aspettate, devo fare una telefonata. Pronto... Raffaele? Ah no Gabriele".
"Chi starà chiamando Gereste?"
"Non ne ho proprio idea Travis".
"Dovè annato quell'altro? Umh, vabbé. Sentiammé bello mio. Non si può andare avanti... Questa nota... Travis... Alberto non c'entra una fava... No, ti dico, è Trebinanze... Aò ma che stai dicendo... io ho sempre ragione... Vieni qua e guardagli gli zoccoli. Sò uguali. Te l'ho detto. Appunto.. Ecco.. Vedi di risolvere rapidamente con chi sai tu ok? Mi richiami? Ok. Aspetto. Ciao. Sì. Ciao. Sì. Anch'io. Tanto. Sì. Ciao".

"E quindi? Ha già deciso dove ci manda?"
"Come, piccolo Gereste? Che dici?"
"Non so, mi pareva che lei avesse fretta".
"Ahh sì. Sì. E' questo tuo amico con gli zoccoli il problema".
"Io?"
"Sì, tu neppure dovresti parlare".
"Come?"
"E neppure tuo padre avrebbe dovuto parlare. Eppure l'avrà sedotta così tua madre, non c'è altra spiegazione".
"Non so padrone, come vi ho detto, mio padre non l'ho mai conosciuto".
"Lassù fanno i casini, poi scaricano le rogne da me, vi mandano qui e io devo risolvere".
"Ma risolvere cosa?"
"Ma è chiaro no? Travis tu non puoi morire".
"Scusi?"
"Non puoi. Come tuo padre. Anche te non puoi morire. Devi vivere".
"Ah sì?"
"Massì, hai mai visto un morto con gli zoccoli? Ma andiamo. Voi mezzi-cosi siete immortali".
"Mi rispedisce di là allora? Tra i vivi?"
"Ah ah ah! Ti piacerebbe eh? Non è facile, non lo so, anzi è complicatissimo. Sto aspettando una chiamata. Ah eccola. Sì, pronto? Eh... Sì... Tale Travis... Sì... Ma che ne so, se quei putti invece del piffero usassero Google a quest'ora... E quindi cos'ha... Dorme? Come dorme? E io qui che... Ah! Sì. Va bene. No no, ok. Se sta bene a lui sta bene a tutti... Sì...".
"E allora capo? Che sarà di noi?"
"Dorme! In un momento così".
"Ma chi?"
"Uff. Caròn, vecchia canaglia. Vieni qui".
"Il vecchio, Travis".
"Yeah I know".
"Eccoti Caròndimonio bello. Prendi questi due e riportali all'entrata".
"Come ha detto?"
"Li rimandiamo indietro".
"Cosa?"
"Ao' coi millenni ti s'è fuso anche l'orecchio bòno? Qualcuno ha combinato un casino lassù".
"Un'altra volta? E lui che dice?"
"Niente. Dorme".
"Come dorme?"
"Dorme".
"E allora? Chi li farà risalire?"
"Non lo so. Tu intanto riportali di là".
"Ok. Voialtri. Anche tu con la coda. Salite sulla piattaforma".
"Addio capo".
"Se se, addio Gereste. Tanto io e te ci rivediamo presto".
"Spero non tanto presto".

"Sono loro?"
"Sì, mio signore".
"E il mio caffé?"
"Qui, signore, è un po' caldo, faccia attenzione".
"Ehi voi due".
"Oh? E ora chi parla? Di chi è questa voce? Non c'è più nessuno qui nella sala d'attesa".
"Ci sarà uno speaker da qualche parte Travis".
"Non mi serve uno speaker per parlarvi. Non riconoscete la mia voce? Aoh Gabri, ma porco demonio! Questo caffé ustiona! Versa un po' di latte freddo".
"Oh. Lei dev'essere Colui".
"Ma non dormiva?"
"Travis!"
"Sì, dormivo. Vorrei vederti a te con il casino che fanno qui... Ogni tanto devo staccare la spina".
"Capisco, signore. Che dobbiamo fare?"
"Ora vi riporto sulla superficie, tra i mortali".
"Vivremo!"
"Sì. Ancora un po' Gereste, e invece Travis vivrà per sempre, come un mezzo-mulo, certo, ma vivrà. Siete pronti?"
"Energia Scotty".
*PUFF*

"Evvai, Travis, siamo vivi!"
"Pare. Sì. Pare proprio".
"Non sei contento? Siamo vivi!"
"Eh. Insomma. Ho appena scoperto che mio padre era un mulo. Anzi. E'. Sai com'è".
"Beh. In cambio non morrai. Invece io, prima o poi..."
"Gereste! Guarda!"
"Oddio! Chi è chino sulla mia tomba? Quella figura..."
"Amico mio... Amico mio... Quella è Talamona!"
"No! Talamona! Talamona!"
"E' morta! Guarda! Un pugnale. Qualcuno l'ha uccisa".
"No, Travis. No. Guarda la mano... Lo ha fatto lei... Da sola... Talamona!"
"Ti credeva morto, Gereste. Non poteva vivere senza di te".
"No! No! Non è giusto! Non è possibile!"
"Calmati, ti prego, Gereste. Sicuramente lui la manderà in Paradiso".
"Ma perché? Ora che sono vivo lei è morta! No! Non può finire così".
"Che fai Gereste? Metti via quel coltello!"
"No! No! Aaaaahhhhhhh".
"No Gereste! Amico mio.."
"Muoio Travis, addio".

"Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?"
"Senti Caròn, ora son morto sul serio. Per sempre. Facciamo quello che dobbiamo fare e buonanotte".
"Ma eri appena tornato in vita...?"
"Già. Ma la mia Talamona... La mia Talamona si è uccisa perché mi credeva morto. E allora... allora anch'io ho capito che non avrei potuto vivere senza di lei".
"Ma lei com'è? Una con bionde trecce, gli occhi azzurri e poi.."
"Sì. E' lei? Come lo sai? L'hai vista?"
"Essì, l'ho portata in udienza poco fa".
"Caròn, portami subito là".
"Ma non è il tuo turno, devi aspettare".
"Caròn ti prego. Ecco. Ti darò un obolo".
"Salta su. L'obolo tiello tu, questo consideralo un regalo. Tieniti forte, andiamo".
"Grazie Caròn, tu mi salvi la vita".
"Bella questa, mortale. Ma eccoci, saltà giù. La strada la conosci già".

"Lo amavo tanto mio signore".
"Per questo ti sei uccisa Talamona?"
"Sì. Non avrei potuto vivere senza di lui".
"E se ti dicessi che non è morto?"
"Come?"
"Se ti dicessi che l'ho rimandato tra i vivi poco fa?"
"Non posso crederci".
"Eppure è così. Te lo assicuro".
"Non proprio, mio signore!"
"Gereste!"
"Gereste?"
"Talamona?"
"Gereste!"
"Ancora qui? Di nuovo? Come hai fatto?"
"Mi sono ucciso mio signore".
"Ma perché?"
"Come perché? Sulla mia tomba prematura c'era la mia Talamona, il corpo riverso, le bionde trecce scomposte sulle gote sue".
"Anche tu ti sei ucciso".
"Ti amo Talamona!"
"Anche io ti amo Gereste!"
"Ma che quadretto, ragazzi, ufffffff".
"Siamo innamorati, signore. Finalmente ci siamo ritrovati. Ci manda in Paradiso?"
"Mhhh. No. Tecnicamente siete due suicidi. Quindi non posso mandarvi su".
"Come? La prego!"
"Preghi a vuoto, bel tomo. Ci sono delle regole sai?"
"E Romeo allora? E Giulietta?"
"Chi?"
"Shakespeare, hai presente?"
"Ahh sì sì ora ricordo. Ma non si muore per amore, è una gran bella verità".
"E noi allora? Non siamo forse morti per amore?"
"Parrebbe".
"Come parrebbe?"
"Ok ok. Sentite. Ne ho le tasche piene di voi due. Ho centosessantamila anime in lista d'attesa. Non posso perder tempo con voi. Andrete tra i suicidi, soffrirete per sempre, mi dispiace".
"Con lui posso andare da qualsiasi parte, mio signore. Basta che rimaniamo insieme".
"Sei pronta a tutto tu eh? E tu Gereste?"
"Farei qualsiasi cosa pur di star con la mia Talamona, signore".
"Ahh, quanto siete... Quasi mi fate commuovere".
"Vedo una lacrima signore. Le scende giù lungo quell'enorme guancia. Un torrente direi".
"Non mi succedeva da secoli sai? Da quando... Colpa vostra".
"Sotto sotto è un romanticone vero? Dai, ce lo dica, non le fa forse piacere vedere come ci amiamo?"
"Sniff. Sì. Lo ammetto".
"E allora? Ci renda felici no? Cosa le costa? Amore amore amore no?"
"Amore amore sì. E amore amore sia. Per questo, e solo per questo vi mando su. Ma non dite niente al chiavediporta, il vecchio che vi aprirà, sennò poi mi tocca discuterci per cent'anni. E' così pignolo".
"Giurin giuretta signore".
*PUFF*

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