marzo 31, 2013

Stephen Gough, l'uomo a nudo

Mi è uscito così, questa volta non si tratta di fiction

"Essere obbligati a vestirsi quando si esce di casa è una violazione dei diritti umani". Si esprime così il 54enne Stephen Gough, di gran lunga il più celebre attivista britannico tra coloro che si battono perché non sia obbligatorio coprire il proprio corpo con dei vestiti.

Una militanza ardita, che gli ha procurato lunghi periodi di carcere, il più lungo di sei anni. Sei anni passati dietro le sbarre per mantenere fede ai propri principi. Sei anni di semi-isolamento, in quanto nudo non era ammesso nelle aree comuni della prigione, sei anni come ciliegina sulla torta di una lunga serie di altri arresti, con 17 denunce in tutto. Rimediate, soprattutto, facendosi due volte a piedi, naturalmente nudo, tutta l'isola britannica, imprese che lo hanno portato all'attenzione dei media. Quando gli fu detto che, continuando così, avrebbe potuto rimanere in carcere per sempre, ha semplicemente risposto che "la gente a volte deve passare in prigione lunghi anni prima che gli altri vedano la luce".

"Questa (battaglia, ndr.) riguarda le libertà individuali e la tolleranza verso le diversità. Se si compromette la propria libertà, si compromette il proprio essere. Tutto questo non riguarda la nudità. La libertà deve essere espressa in qualche modo, e la società non mi permette di essere libero quanto desidero".

Stephen Gough non è un matto, uno che ha perso la bussola, un disperato. Hanno provato a dichiararlo pazzo: la polizia scozzese lo ha sottoposto ad una perizia psichiatrica ma il risultato è che è perfettamente sano. Anzi, gli psicologici dichiarano che il problema non è lui, semmai sono i giudici. E' un ex marine delle forze britanniche, un uomo maturo, che ne ha passate tante. Uno che ha scelto di fare qualcosa di più della propria vita, abbracciando la strada durissima della guerra nonviolenta, quella che prima di tutto richiede di spendere il proprio corpo e la propria libertà in nome di un cambiamento. "Il corpo umano - ha cercato di spiegare - non è un insulto. Se questo è quello che noi, umani, diciamo, allora non siamo razionali".

Non occorre vederla come Stephen Gough per essere d'accordo con lui o per chiederne periodicamente la scarcerazione, perché il problema che solleva non riguarda lui ma tutti.

Nel mondo occidentale, a cui piace definirsi libero, ognuno si può vestire come meglio crede, anzi un intero universo di denaro, mode, materiali è cresciuto attorno agli abiti. Ce n'è, insomma, per tutti i gusti. Eppure la nostra cultura è così prona all'abitudine da trasformare il desiderio di un uomo di muoversi liberamente in un problema giudiziario. Inascoltato, finora, chi in Gran Bretagna chiede che Gough sia semplicemente lasciato libero di agire come crede, tanto più che non propone uno stile di vita valido per tutti, non impone le proprie scelte a nessuno, ma cerca una propria dimensione. "Cammino nudo perché lo voglio. Non so perché la polizia o le autorità se ne fanno un problema, non faccio del male a nessuno".

Ora Stephen Gough è di nuovo nei guai. Il 24 aprile si terrà una nuova udienza che dovrà stabilire se il fatto che lui insista nel girare nudo costituisca o meno un delitto contro gli altri, contro gli uomini che invece sono vestiti. Su tutto peserà il fatto che Gough è stato condannato altre volte e che una ordinanza speciale decretata appositamente dagli Interni vieta a lui, Gough, di girare nudo all'interno del territorio della Gran Bretagna. Ordinanza di cui lui, da buon attivista, non ha tenuto conto.

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