gennaio 01, 2013

Il nesso tra il dentro e il rimanente

"Non lo vedi il senso? Ci sono parole che ci descrivono a noi stessi, ma non sono mai quelle usate dagli altri per descriverci".
"Quindi non c'è alcun nesso tra il dentro e il fuori".
"C'è quello più grande, nel fatto che sei tu stesso a contenere il dentro o a definire il fuori come ciò che ti è estraneo. Tutto il resto è la percezione altrui. Mettiamola così: cos'è questo?"
"Un dito, un tuo dito, anzi".
"Mio, quindi non tuo".
"Eh".
"E' dentro o è fuori?"
"E' fuori, ovviamente. Anche perché sennò anziché vederlo lo sentirei là dietro".
"Sì, ma come fai a dire che è fuori?"
"Perché è tuo, maestro".
"Quindi anche io sono nel fuori".
"Sì".
"Quindi vai per associazione: se una cosa non appartiene a te deve far parte del mondo esterno".
"No, per esclusione: fa parte di me? No, quindi mio non è, quindi è fuori".
"E l'anima?"
"E' dentro".
"Perché?"
"Dove altro può essere?"
"E il fegato?"
"Anche quello è dentro di me, e so anche dirti dove".
"Quindi dentro di te ci sono cose che senti, che sai che esistono, mentre all'esterno ci sono cose che tocchi, osservi, sperimenti e che quindi non solo sai che esistono ma sai anche che non fanno parte di te".
"Sì".
"E pensi che gli altri, gli abitanti del mondo esterno.."
"Il rimanente..."
"Già... Il rimanente. Pensi che loro possano capire meglio di te cosa c'è nel tuo dentro?"
"No, maestro. E' vero".
"Esatto. Non puoi pretendere che le parole con cui ti descrivi risuonino in quelle con cui vieni descritto".
"Ma allora perché comunicare? In fondo nessuno capisce nessuno".
"Creonte, ma se io ti dico di non spogliarti davanti ad Anafreno tu sai perché te lo dico?"
"Perché è un uomo violento e privo di cervello?"
"E anche perché Elasta non gliela dà da mesi. Vedi? Tu ed io comunichiamo, anche se non capiremo mai fino in fondo cosa siamo davvero noi per ciascuno di noi".
"Dovremmo accontentarci di esplorare la superficie?"
"Esatto, Creonte, per questo ora devi lasciar cadere quel chitone sul mio giaciglio, così che io possa meglio studiare la tua superficie".
"Dunque è questo il nesso tra il dentro e il rimanente?"
"Esatto, se poi ti tocco qui guarda quanto grosso ti diventa il nesso".
"E questo che vuole dire maestro?"
"Che non bastiamo a noi stessi. Rilassa le natiche. Vuol dire che anche se ci piace guardarci dentro, visto quanto c'è da esplorare, ciò di cui abbiamo davvero bisogno è comunicare".
"Non è logico, maestro".
"Pensa a te ora, Creonte, c'è forse qualcosa di logico nel tentare di sfuggire alle mie dita?"
"In che senso?"
"Abbiamo detto che le parole del dentro e del fuori non coincidono. Ma non è forse vero che a farle incontrare si creano nuove parole? E non è forse con quelle parole che possiamo esplorare meglio il dentro o il fuori? Come vedi la logica non può essere il tuo unico riferimento per capire. Le parole che contano, Creonte, non sono sempre logiche".
"C'è una sua parola molto grossa che vuole entrarmi dentro, maestro".
"Esatto, vedo che inizi a capire".
"Dovrei permetterlo?"
"Solo se vuoi avere nuove parole per il tuo vocabolario, ossia cibo per la tua mente".
"Allora allargo le chiappe".
"Bravo Creonte. Ti faccio un bel discorsetto e poi, arricchiti di nuove parole, andiamo a mangiare da Lepargo".
"Non vorrà parlarmi anche lui? Non so se reggo altri insegnamenti per oggi".
"No no, non ti preoccupare. Non può più parlare, ha perso tutte le sue parole per un fendente all'inguine mentre combatteva a Troia. Ma ora cucina meglio di Policala".
"Grazie maestro di tutte queste nuove parole".
"Dovere, mio caro Creonte".

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