novembre 14, 2012

Abito il pozzo io

Spegni pure il cellulare, Eli, non ti serve adesso. Tu sei in piedi su di me. Io sono tutto piatto, umido, ventoso, grigio. Una sfera di ghiaccio spara luce bianca di taglio. Vedi quel foro là, lucido e rotondo, tra le uniche colline che c'è? Avvicinati, affacciati, ma lega quella corda stretta in vita. Non voglio che tu cada.
Sì, cara, ho fatto come mi avevi chiesto.
Ora c'è del verde che fende il buio e arriva quaggiù, sono i tuoi occhi, vedo il tuo viso sporgersi oltre il profilo del mio buco. I tuoi capelli al vento, le tue labbra appena schiuse. Sì, sono là sotto, io, sì, immerso fino al collo.
Non provo più a risalire, sai, ed è così bello guardarti affacciata lassù che tra poco, quando te ne andrai, affogherò. Anzi vai subito, vai, che averti qui così vicino è davvero troppo. Vai, ora che mi hai visto, esci da qui, torna a casa.
Quando sarai là, lontano da me, riaccendi il tuo iphone, sto già scrivendoti un messaggio.

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