settembre 12, 2012

Scacco Pazzo

"Mio carissimo Arturo, abbi la compiacenza di spostarti due caselle più avanti, così che possa iniziare a occupare nuovamente il centro della scacchiera".
"Provvedo subito padrone".
"Abelardo, hai visto quel pedone dove si è messo? Ti dispiace raggiungerlo in diagonale?, in C5 evidentemente".
"Eviterei, padrone".
"Scusa? Metti in dubbio le mie scelte?"
"No, no certo, è che ho paura, avete visto il loro cavaliere quant'è vicino".
"Ho visto molte cose che a te sfuggono, mio caro, vedi di recarti in loco e falla finita".
"Ma è un suicidio!"
"Beh alfiere mio, o ci vai o ti ci metto di forza, ti assicuro che sarà doloroso, ti stringerò tra le dita fino a farti urlare".
"Vado, mio signore, consegno l'anima a Dio".
"Finalmente. Andiamo avanti. Demetrio, ti dispiace avanzare di una casella? Ho bisogno di proteggermi il fianco. Toh, han fatto un errore! Dagoberto?"
"Dica mio signore".
"Lo vedi quel pedoncino bianco abbandonato? Vai a pappartelo, so che ti piacciono i piccoli per merenda".
"Non sarà una trappola capo?"
"No no, vai tranquillo e trangugia".
"Galoppo".
"Bene. Ah però, abbiamo avversari capaci. Abelardo, è il momento di mostrare di che pasta siamo fatti. Vai e prendimi quel cavallo bianco".
"Ma signore!?"
"Cosa c'è ora?"
"La loro Regina ci sta osservando. Se catturo il cavallo di sicuro poi mi avrà per cena".
"Sì, è probabile".
"Ma come? Signore, mi mandate a morte sicura".
"Caro mio, qui c'è una posizione da conquistare. La tua vita mi serve".
"Ma questo è inumano! Come potete sacrificarmi per guadagnare una migliore posizione? Non pensate a me?"
"Ma che stai dicendo?"
"A mia moglie, ai miei figli, a tutte le volte che ho rassicurato il nostro timido Re".
"Abelardo, non sei sposato e non hai figli, e il mio Re è tutto meno che timido. Hai due secondi per eseguire prima che inizi a torturarti".
"Voi siete un despota, un tiranno!, non vi curate delle vostre truppe. Non ho altra scelta che muovermi e mangiare, per essere poi divorato a mia volta, che vita è mai questa? Dovrei ribellarmi ed essere me stesso fino in fondo, ed accettare la tortura che mi si prospetta per la ribellione, o fingere ancora in questa commedia? Essere o non essere?"
"Abelardo..."
"Vado, vado! Ohh madre mia ti raggiungerò presto lassù, fammi posto, vado a catturare un destriero color latte, sarà la mia rovina, così è stato decretato".
"Bravo Abelardo, infine hai capito. Hai fatto il tuo dovere, ti sei sacrificato, ed ora la Regina si è scoperta, è a pancia piena, è lenta e assonnata, vediamo di metterla in difficoltà. Tartanio, mio fedele, copri la diagonale bianca, non lasceremo loro alcuno spazio".
"Ne siete certo, signore?"
"Sì, vai".
"Ma avete visto quella torre là in fondo, no?"
"Sì".
"E mi ci mandate lo stesso?"
"Oh ma che avete tutti oggi? Vai vai".
"Subiremo perdite, signore".
"Questo lo vedremo. Ti dai una mossa Tartà?"
"Padrone, voi sapete che nessuno è più leale di me, sapete quante battaglie ho affrontato per la vostra gloria e come abbia sfidato senza esitazione il clangore delle spade e dei destini degli uomini urlando il vostro nome con quanto fiato avevo".
"Sì, Tartanio, lo so. Ma ora non c'è tempo per-"
"Non c'è? Non è forse vero che quando piove ogni goccia giunge sulle nostre teste all'istante? Ma non è anche vero che da lassù a quaggiù impiega comunque del tempo, e parliamo di una goccia e non del vostro miglior servitore; non posso dunque io, vostro alleato, sperare in un miglior giudizio su questa mossa, o che la ripensiate del tutto, prima che quella goccia riempia il vaso e tutto ci rovini addosso? Non è forse il tempo da dominare anziché diventarne preda?"
"Tartanio, non fare il difficile, sapevi fin dall'inizio quale sarebbe stato il tuo compito, quale il tuo destino. Su su, vai a fare quel che devi".
"Un grande condottiero disse un giorno, mio signore, che la guerra e l'amore si vincono prima con la testa e poi con la spada. Dei due generi io solo il primo ho avuto, guerra guerra e ancora guerra, non avrei diritto d'incrociar il gladio anche in amore prima di perire per un vostro capriccio?"
"Un capriccio? Ma come ti permetti. Se ti sposti là prendo il controllo di un quadrante fondamentale della scacchiera. Costantinopoli val bene un sacrificio. E ora vai, basta chiacchiere".
"Ma signore, non credete che se al mio posto inviasse Gabertino otterrebbe lo stesso effetto con meno rischi per le sue truppe?"
"Tartanio, se non ti conoscessi bene penserei di averti scambiato con Abelardo, stai dimostrando la medesima vigliaccheria".
"Abelardo era mio fratello signore, amato bene di una famiglia timorata. Vi prego di rispettarne il nome e mantenerne intatto il ricordo nell'onore".
"Era un vigliacco, Tartanio, e, da quel che sento, solo uno dei codardi cresciuti in quella famiglia".
"Signore, voi state passando il limite".
"Tartanio, non cambierò idea, tu ora te ne vai laggiù, a controllare la zona e, se necessario, a farti mangiare da una torre nemica. Non ti facevo così pusillanime".
"Con tutte le battaglie che ho combattuto per voi...".
"Sì sì, Tartà, vai vai".
"Con tutte le ferite che mi sono procurato per la vostra gloria..."
"Se se, ok ok, andiamo dai".
"Se penso alle volte che abbiam bevuto alla vostra salute, mio fratello ed io.."
"Ecco, vedi, te la sei goduta dopo tutto, Tartanio, è ora che tu compia il tuo dovere".
"Voi mandate un uomo a morte".
"Tartanio, smettila, non sei neppure un uomo, rilassati no?".
"Come dite? Addirittura questo mi dite?"
"A Tartà, sveglia, sei un alfiere di legno su una scacchiera di legno. Hai perso il contatto con la realtà".
"Ma che dite? Ho i miei sentimenti, i miei ricordi.."
"Massì, certo, certo. Ma non sei umano, non puoi morire. Contento? Ecco, te l'ho detto".
"Non posso morire?"
"No, sei uno scacco di legno, non muori".
"Oh che gioia che mi date, e quindi neanche mio fratello è morto" .
"Esatto".
"Oh che bello, o che mondo, tutto cambia dalla notte al giorno mano a mano che le vostre parole mi raggiungono, e il sole mi sorride".
"Sì, sì, ti dispiace ora spostarti di là, dove ti ho detto?"
"Ma quindi quando veniamo mangiati che fine facciamo? Dov'è mio fratello?"
"Qui, qui".
"In quella scatoletta?"
"Sì, vedi, ci sono tutti gli scacchi usciti dal gioco fino a questo momento. Tra un po' ci finirai anche tu".
"Ma poi? Quando usciremo di nuovo dalla scatola?"
"Alla prossima partita, alla prossima battaglia".
"E quando sarà?"
"Al prossimo torneo, forse, tra un anno magari, che ne so?"
"E intanto che faremo là dentro?"
"Come?"
"Beh, voi ci ingabbiate là dentro, pressati l'uno sull'altro come sardine, bloccati in posizioni scomode e persino a contatto diretto con gli scacchi del colore avverso, ci sarà pure qualcosa per renderci tollerabile tutto questo. Mi chiedo se non sarebbe forse meno doloroso morire".
"Tartanio, ora ti sposterò di peso là dove mi servi e dopo che sarai stato eliminato dal gioco darò fuoco ai tuoi resti. Vedi questo? E' un accendino. CLIC! Ti conviene darti una mossa".
"Minacce, torture.. Quanto ho sbagliato su di voi-"
"Ti dò ancora tre secondi".
"Vi credevo un grande condottiero, un uomo integro e capace di grandi sentimenti, vi credevo impegnato in una causa più grande di voi, ma non solo è invece più piccola, ma riguarda voi soltanto..."
"Tartanio!"
"...come quel dannato che rompe ogni specchio pur di non veder riflessa la propria immagine straripante peccati, così voi vi lavate le mani di noialtri e del destino che ci attende, preoccupato come siete di vincere ad ogni- aaaaaa! Che fate?"
"Ok, ti ho spostato. Oh oh, guarda la torre bianca come avanza, ti si avvicina Tartanio mio, eccola qua, ti ha mangiato e, plòc, ora sei di nuovo nella tua scatoletta".
"Ahhh che destino crudele, imprigionato, impedito nei miei movimenti, e pure con un culo di cavallo sul muso".
"Ehi, ora taci, sei fuori dal gioco, zitto che vinco in tre mosse".
"Lo credete voi".
"Cosa?"
"Ci avete preso per idioti?"
"Che stai dicendo?"
"Guardatevi le mani con cui ci avete toccati".
"Eh?"
"Avete le dita contaminate signor mio".
"Ma che cos-?"
"Tetradotossina ad alto assorbimento, umano. State morendo".
"Ma come? Ma che? Oddio sto soffocando".
"E' il primo sintomo. Finalmente saremo liberi. Questione di secondi ormai".
"Ma, ghhhh, non capite, voi, siete scacchi, ahhh che avete fatto".
"E' finita, caro lei. Addio".
"Ghhhh ahhh....."

"Come è morto?"
"Le tossine sugli scacchi, capo. Non c'è dubbio".
"Va bene, imbustateli tutti, li portiamo al lab della scientifica, magari smontandoli o segandoli capiremo come sia potuto accadere".
"Ok capo".

Nessun commento:

Posta un commento