agosto 19, 2012

Robinson Houses, la favola croata per turisti

Un paradiso. Il sito Web ti conferma tutto quello che già sai delle Isole Kornati, arcipelago dalle rocce multiformi che punteggiano l'Adriatico dalmata di colline e scogliere, suggestive lame di terra in un mondo sommerso dalle acque, vero gioiello del turismo croato, antidoto per molti italiani asfissiati dal costoso, affollatissimo e perlopiù opaco mare nostrano. Clicchi e scarichi foto mozzafiato, in pochi istanti già sogni di poter alloggiare due o tre settimane in una delle case su quelle isole, riclicchi e stai già contattando l'agenzia locale, nel nostro caso la Murter-Kornati della cittadina costiera di Murter, porto e nodo di scambio per l'intero arcipelago dell'Incoronata.

E' vero, costicchia, ma la casa che prendi in affitto tramite l'agenzia del signor Josip Sladic è speciale, è tutta da sola su una piccola isola. Non c'è nient'altro, solo qualche pecora e onde leggere che si frangono sugli scogli. Silenzio, albe, tramonti. La scegli così proprio perché soli si vuole stare, lontano dai rumori della città, dai gas di scarico, dai motori, affacciati su un mare incantato, ricco di pesci e di colori, trasparente e accogliente.

Le foto del sito Web sono esplicite e invitanti e, se non bastasse, l'agenzia turistica locale chiama la casa che hai adocchiato e le numerose simili sistemazioni in zona "Case Robinson", riferimento all'eroe letterario e quindi alla lontananza, alla solitudine e ad una certa essenzialità della casa stessa. Elettricità fornita da un pannello solare, acqua raccolta in una cisterna dedicata durante le pioggie invernali, bombole a gas per frigo e cucina, insettucoli, topi e via scampagnando. E' il fascino rurale della vita a basso impatto ambientale: dopo mesi di attesa arriva l'estate e finalmente parti, portandoti dietro e comprando sul posto le provviste che servono. Quando metti piede sull'isola inizia la tua vacanza da sogno. O così speravi.
Il sospetto che non tutto sia come sei stato indotto a credere emerge a poche ore dallo sbarco. L'insenatura della "tua" isola, così meravigliosamente accordata alla discreta presenza di un isolotto disabitato duecento metri più in là, si riempie di barche. Nel primo pomeriggio un paio di vele, qualche panfiletto, uno yacht. Ti dici che è un caso, ma anche un'ovvietà: il mare qui è meraviglioso, un parco nazionale marittimo popolato quindi da amanti della natura, dell'aria buona. Ma quelli giorno dopo giorno vanno e vengono, incessantemente, dalla prima mattina fino alla sera.

La tua isola, la costosa e spartana casa, di Robinson ha sempre meno: decine di equipaggi, italiani e non, sono pronti a salvare naufraghi o macinare bagnanti nelle loro eliche, un via vai senza sosta che condisce i tuoi bagni, i tuoi panorami. I tuoi giorni da favola sono sottolineati dalle lunghe peregrinazioni con cui barche di ogni dimensione ti tonneggiano rumorosamente davanti alla ricerca del giusto ancoraggio, condendo le tue cene da favola sul patio con gli schiamazzi di famiglie infilate in soli otto metri di barca e inabili a parlarsi senza urlare a pochi metri dalla tua riva.

Sbuffi e ti risenti, certo, ma il posto è una meraviglia e alle sei del mattino cammini nudo e felice sull'isola, ti immergi nell'alba, due ore di pura bellezza, persino gli scafi in baia illuminati dal sole di traverso, silenziosi dopo notti di birre e urla con cui hanno colorito il tuo sonno, a quell'ora sembrano innocui, e parte del paesaggio.

Te la godi, almeno fino a dopo colazione, quando al molo della tua casa Robinson, dove è legata la tua barchetta per piccole escursioni, affittata a parte, iniziano ad attraccare gommoni e tender di barche ancorate nei pressi. Certo: ammassati gli uni sugli altri per giorni interi, costretti a condividere tutto in pochi metri quadrati e a beccheggiare di giorno e di notte gomito a gomito con altri marinai, i campeggiatori marittimi vogliono sbarcare sull'isola, la tua isola, vogliono la terraferma, vogliono andare di corpo, vogliono passeggiare, fare bagni o prendere il sole senza avere a che fare con strutture galleggianti in vetroresina.

Non che tu lo possa permettere.

Circondato da miriadi di equipaggi, famiglie ed evasori in megayacht, concentrato ogni giorno per trasformare almeno nella tua immaginazione il tuo portofino affollato nella sperduta isoletta del depliant, non puoi permettere che estranei inizino a gironzolare attorno alla tua casa dopo averli sentiti tutta la notte. Fai valere i tuoi diritti con cortesia e fermezza. A fine giornata respingi sei o sette assalti alla tua privacy, passi un pomeriggio da poliziotto ma almeno eviti il peggio, anche se qualche bagnante generoso riesce a superare le maglie della tua vigilanza pur di poterti scodellare sorpresine fragranti nel boschetto dietro casa.

Solo la mattina dopo, facendo il primo bagno col sole ancora basso oltre la collina dell'isola, quando le barche dormono, incappi in una corda nera a pelo d'acqua che ti carezza la schiena. Studi. E' una delle cime che l'ennesimo enorme yacht di ricconi italioti ha gettato per legarsi all'isola e guadagnare stabilità. Basta un'occhiata al corredo del natante per collegare agli invasori le due motoslitte ad acqua che il pomeriggio prima sfruttavano l'eco delle isole vicine per ricordare all'intera baia che la velocità sì, ma anche il rumore assordante delle sgasate in punta d'onda è una gioia della vita. Son venuti apposta in questa oasi naturalistica per farlo sapere a tutti, e se gli altezzosi delfini neri delle Kornat non gradiscono il motogp, beh possono sempre nuotare altrove.

Nella fretta di divertirsi i diportisti deluxe non si sono accorti di aver bloccato l'accesso all'unica straordinaria piscinetta naturale della tua isola che avevi adocchiato fin dal primo giorno, né ti hanno chiesto il permesso di ormeggiare. Stanno lì e sai che se fossi un Crusoe quelle corde le taglieresti. Ma, appunto, non lo sei, ti limiti a uscire sconsolato dall'acqua e ti asciughi sul molo lasciandoti cullare dal sole tiepido delle otto, mentre le prime zaffate di nafta ti segnalano che qualcun altro in baia si è svegliato e sta ripartendo per arricchire altri spazi incontaminati con la propria presenza.

In effetti ci metti qualche giorno a capire. Decine e decine di persone in qualsiasi momento in baia, gomito a gomito, protagonisti di un valzer di barconi, panfilotti, yacht con equipaggio, barche a vela. Ci arrivi piano piano. Poi un giorno un danese ti dice che sulla carta nautica in suo possesso la "tua" baia da favola ha un'ancoretta, ossia ci si può fermare. Qualche giorno dopo scopri che in effetti sono una ventina le ancorette nel parco nazionale, molte delle quali proprio davanti alle sperdute Case Robinson. E' qui che le barche possono pernottare a piacimento. Dal sospetto, dunque, alla certezza: la tua favola è ostaggio ufficiale di quei disegnini azzurri sulla mappa, quella che tutte le barche hanno ma che manca nella descrizione delle case Robinson. Un porto di mare malamente rietichettato "casa caratteristica", che della letteratura conserva solo l'assenza quasi assoluta di mobilio, i piccoli spazi, gli scorpioni e le scolopendre. E' stato bello lo stesso, certo, ma la sensazione di essere stati presi in giro non ci allieta durante il viaggio di ritorno. L'anno prossimo? Se l'euro regge e le nostre finanze pure magari si va nell'Egeo, o in Puglia.